In un mondo in movimento che modifica continuamente il sistema di vita, la comunità civile spesso ripiegata su se stessa, non dà ancora la piena disponibilità a porre attenzione verso chi vive in difficoltà e sofferenza e quale sia la testimonianza della sofferenza il mondo ha visto nel volto del Santo Padre Giovanni Paolo II° da quella finestra del Palazzo Apostolico.

In un mondo nel quale anche i giovani si trovano o sembrano disorientati, è necessario, per non dire urgente, riscoprire “l’educazione integrale”, come ha detto il Venerabile e prossimo Beato S.Padre Giovanni Paolo II°, non solo quella dell’apprendere scolastico, ma da quei “valori spirituali e morali che trovano nelle radici cristiane il loro riferimento fondamentale”.

Nelle difficili situazioni in ambito sociale degli adolescenti e dei giovani in genere, occorre concepire l’educazione come “ la ricerca dello sviluppo integrale ed armonioso della persona,della maturazione della coscienza morale per discernere il bene ed agire di conseguenza”, specie ora che si tenta di spostare i confini dell’umano.

Questo è stato il monito lanciato da Papa Woityla nel Simposio Europeo su “Le sfide dell’educazione” svoltosi a Roma, perché “le difficoltà dei giovani nella loro vita personale siano superate dalla maturazione della coscienza morale e non dal possesso dell’avere”.

Le parole di Giovanni Paolo II° vanno verso la dinamica spirituale dei giovani in crescita sollecitando genitori, insegnanti, educatori a “mobilitarsi e lavorare insieme per i giovani”, riflessioni guidate da una crescita di sensibilità e di solidarietà verso i problemi sociali con una visione pienamente umana della cruda realtà quotidiana, quale impegno di vicinanza sociale verso tutti specie delle categorie più deboli e bisognose.

Ma ognuno aspira a star meglio, disattendendo quella conclamata solidarietà verso quelle “persone”, deboli e bisognose, che hanno gli stessi diritti e che vogliono concorrere, con le loro residue forze, al bene della società.

Al di là delle barriere architettoniche, ben più dure a cadere sono le barriere intellettive che offendono tutti, abili e disabili, ritorcendosi contro chi le continua a porle in atto, mentre la comunità civile può trovare su questo terreno argomenti di interesse comune, specie laddove le famiglie provate dalla disabilità in qualche suo componente fatica a stare al passo, a interloquire con un mondo che sembra sfuggire non solo al confronto.

Lo Stato esperto di umanità e socialità “non ascolta”, “non sente”, non “vede”, negando la necessità dell’incontro e del dialogo col mondo della sofferenza.

I disabili fisici, specie gli handicappati mentali, lottano da anni per ottenere legali diritti sanciti dalla Costituzione, ma soprattutto per far conoscere il loro status sociale che quotidianamente incontrano e che rende la loro esistenza, oltre quella dei loro familiari, molto difficile.

In questi frangenti  restano dimenticati quanti drammaticamente “vivono” ora per ora, minuto per minuto con i“malati”, mentre familiari, persone e società non rassegnati, hanno continuato a coltivare la speranza che le Istituzioni siano presenti alle condizioni sociali, al mondo cattolico e della sofferenza, all’unisono con i dettami della Costituzione Europea e non ad inutili  e dannosi litigi politico-sociali.

“Est modus in rebus” (c’è una misura nelle cose) questo famoso detto di Orazio esprime l’ideale classico del giusto mezzo, perché i giovani, gli adolescenti, il mondo cattolico e della sofferenza possano ottenere esempi ed insegnamenti di vita dai “grandi”, dato che per il momento quel “giusto equilibrio “ resta alquanto precario !

E con le parole del Venerabile  e prossimo Beato Giovanni Paolo II° : Andiamo avanti con speranza!.

Previte.

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