Avv. Giovanni Amato da www.culturacattolica.it 

Non è ancora stata definitivamente approvata la proposta di legge contro l’omofobia che già imperversa l’arroganza intollerante dell’ideologia omosessualista. Ne è un ottimo esempio quanto accaduto a Palermo. Il trecentottantanovesimo Festino di Santa Rosalia, quest’anno, si è concluso con un affronto dissacrante alla Cattedrale del capoluogo siciliano, e un duro botta e risposta tra la Curia e l’amministrazione comunale. Nel corso della sfilata del Festino, infatti, sono stati proiettati sulla facciata della Cattedrale metropolitana della Santa Vergine Maria Assunta diverse immagini, alcune delle quali mostravano il logo del Gay Pride, che proprio a Palermo ha avuto il suo culmine nazionale nei giorni scorsi.
Dure sono state le parole del Segretario particolare di Sua Eminenza il Cardinal Romeo: «Vergogna! Stiamo toccando il fondo! L’ideologia omosessualista proiettata sul nobile portico meridionale della Cattedrale di Palermo in occasione del Festino della Patrona Rosalia! I simboli del Gay Pride e delle unioni omosessuali accostati ad un neonato». La doverosa reprimenda del Segretario, don Fabrizio Moscato, si è rivolta anche «al carro fatto passare a Porta Felice da un cancello con motivi orgiastici», che ha fatto chiedere allo stesso prelato: «Ma chi può convincermi che è tutto normale? Ma chi può avere argomenti che difendano un vero e proprio insulto alla nobiltà della fede che la Santuzza ed anche la Cattedrale rappresenta? Chi può dirmi che non si tratti di sudicia provocazione? Questo è il futuro visto con lo sguardo dei bambini? No! Questa è strumentalizzazione dei bambini! Questo è un futuro IMPOSTO ai bambini da minoranze che hanno uno sguardo falso e deviato. L’unica paura è per i più piccoli che ci guardano».
Più sconcia del carro allegorico è la replica del Comune affidata a una nota congiunta del sindaco Leoluca Orlando e dell’assessore alla Cultura Francesco Giambrone: «Lo spettacolo di ieri sera è stato nel suo complesso un modo per narrare la città, una festa per raccontarne le tante parti, rappresentare i tanti tasselli del mosaico che la compongono. Una festa che è stata lo specchio di una città fatta di tante ricchezze, diversità e anime che convivono pacificamente». La coppia Orlando e Giambrone ha poi tenuto a precisare che davanti alla Cattedrale metropolitana, in realtà, si è data lettura per «trenta minuti di testi musicali e poetici che, tutti insieme, esortavano verso l’amore e in particolare verso l’amore e l’attenzione per il prossimo, accompagnati da circa seimila immagini». Secondo i due amministratori si è trattato di «concetti semplici, e semplicemente si è scelto di accompagnarli con immagini che narrano la città acriticamente, con ammirazione verso la bellezza data dalla diversità e dal molteplice, tutti in un unico corpus d’immagini da cui non è giusto né legittimo estrapolarne una e una sola».
La “vergogna” denunciata da don Fabrizio Moscato appare in tutta le sua solare evidenza. Dove, invece, sbaglia il Segretario del Cardinale è nel ritenere che si sia toccato il fondo. Purtroppo, temo che il bello debba ancora venire. E ce ne accorgeremo presto nella malaugurata ipotesi in cui dovesse passare la proposta di legge contro l’omofobia.
Quella palermitana resta, comunque, una salutare lezione per tutti quei Vescovi dialoganti che amano blandire le associazioni gay, per personale convinzione o per spiccio opportunismo. Eppure lo stesso San Paolo con il suo «Nolite locum dare diabolo», aveva già ammonito i cristiani a non scendere a compromessi con il demonio. Anche perché con lui si perde sempre.