L’Occidente deve rinunciare ai complessi di colpa, e ripensare il suo modello economico per tener testa all’islam e ai giganti asiatci

Alexandre Del Valle (Geopoloitico)

Come dicevamo nell’articolo precedente, la cultura della morte e dell’autolesionismo che crea disperazione, depressione collettiva, perdita di speranza nel futuro e produce un “vuoto” di valori e d’identità, è il miglior alleato dei conquistatori dell’islamismo radicale e delle ideologie totalitarie. Il passato lo ha ampiamente dimostrato, e i totalitarismi sono sempre nati e evoluti nel contesto nichilista di una deriva demogogica delle democrazie indebolite e decadenti.

Da qui l’idea di Magdi Cristiano Allam di dare vita ad una presa di coscienza identitaria e di riaffermazione dell’orgoglio nazionale e sopratutto locale, rappresenta, assieme all’idea di affermare la necessità dell’etica in politica, una risposta concreta e vitale per la sopravvivenza delle nostre vecchie società fragili, colpevolizzate. La cultura della morte di cui parlo spesso è fondata su una pulsione suicida di scomparire per farsi “perdonare” (al termine di una specie di “espiazione collettiva mortifera”) le supposte colpe del passato. Al contrario, la cultura dell’amore e della vita è basata sul perdono, la pulsione di vita e il desiderio di costruire insieme un futuro migliore, attraverso la condivisione di un “voler-vivere insieme”, come scrive Renan, un amore per la società e la patria, la nostra famiglia allargata.

La nostra prestigiosa civiltà, di cui dovremmo essere molto orgogliosi invece di colpevolizzare in permanenza e di sottolineare sempre i punti negativi, merita che sia difesa. L’Occidente, l’Europa, l’Italia, la Lucania, le nostre “patrie”, i nostri diversi livelli di appartenenza nazionale e locale devono essere difesi e vanno amati, affermati e riconosciuti dagli altri perchè senza la nostra famiglia, il nostro contesto culturale di origine, l’uomo non è niente. Dobbiamo infatti tutto all’ambiente culturale locale, nazionale e civilizzazionale nel quele siamo cresciuti o nel quale abbiamo scelto di vivere e di crescere di nuovo.

La nostra civiltà va difesa perchè è ricca di culture, di saggezza, di insegnamenti. Lungi dall’essere una cosa di cui si dovrebbe vergognare, il “patriottismo” è un sentimento naturale e degno, se è aperto agli altri, ma a condizione che questi “altri” condividano la storia e le usanze e regole della società d’accoglienza. Non dobbiamo mai vergognarsi di amare la nostra terra, e dobbiamo essere orgogliosi di poter trasmettere il nostro amore per l’Italia, la Francia, per il nostro paese, per la nostra regione, per la nostra provincia, perchè questo fa parte di una pulsione di vita e non di una pulsione di morte. La  condivisione del patriottismo agli altri, lungi dall’essere un atto razzista, intollerante o di chiusura, un un atto di generosità suprema, perchè vuol dire che accettiamo che l’altro diventi come noi, entri nella nostra famiglia, benefici della nostra fiducia, come se fosse nato da noi e cresciuto nella nostra patria. Il patriottismo integratore è quindi la più grande prova di apertura mentale, la più grande prova di generosità e la più grande prova di “anti-razzismo”, perchè diamo tutti i diritti all’altro a partire del momento in cui ci rispetta e condividi le nostre tradizioni, usanze, regole e valori. Il patriottismo è quindi un principio di vita, di sopravivenza e di armonia sociale. E la base della pace e della convivenza sociale. Non dobbiamo mai vergognarci di amarci. Dobbiamo poter dirlo senza nessun sentimento di colpa, senza riserve, ma anche senza odio, e  certamente senza disprezzo per la altre culture e nazioni. E ovvio che nessun meglio di un patriota puo’ rispettare le culture e le patrie degli altri. Dobbiamo quindi essere patrioti senza dubbi e senza scrupoli superficiali o ipocriti. Senza colpevolizzazione e senza politicamente corretto, perchè la colpevolizzazione che sta alla base del politicamente corretto è il contrario del normale riconoscimento della colpa. Il “colpevolismo” è una perversione della normale accettazione della colpa, perchè rifiuta il perdono mentre la colpa va perdonata quando è confessata e riconosciuta. Se vorrà sopravivvere, l’Occidente dovrà “vincere la paura”, come scrive Magdi Cristiano Allam. Dovrà avere la volontà di vincere la “depressione collettiva” europea e anche italiana, fatta di complessi di colpa e di auto-disprezzo. Questa cultura dell’autolesionismo lascerà spazio ad una voglia di sopravvivere e di vivere. Le nostre società democratiche e europee, di origine giudaico-cristiane, che ho definito “panoccidente”, rinasceranno ancor più forte di prima e vinceranno non solamente le nuove sfide geopolitiche del mondo moderne (immigrazione scontrollata, terrorismo, fanatismo islamico, nuove mafie, suicidio demografico, nichilismo, crisi economica finanziaria, concorrenza sleale cinese, terzomondismo revanscista, ecc), ma anche le sua proprie paure e angosce, nemico supremo. Dopo aver vinto la propria paura e riaffermato la cultura della vita e dell’amore, dopo aver ripreso fiducia in se stessa, il Pannoccidente rinascerà più forte, rinnovato, migliorato, magari dopo un confronto maggiore con l’imperialismo islamista mondiale e dopo una crisi economica provocata non solo da quella dei “subprime” nel 2008 ma dalla tremenda concorrenza disuguale e del “dumping sociale” – vera “guerra economica” – dichiarata dai nuovi paesi-giganti dell’Asia come l’India e la Cina. Il benessere europeo ed occidentale fato di pace, di consumismo, di Stato Providenza e di assistanato collettivo irresponsabile, sta probabilmente toccando alla sua fine. La lotta sarà severa e difficile, perchè l’islamismo radicale ha saputo attirare i nostalgici degli altri totalitarismi mentre i giganti asiatici saranno fra poco in grado di rovinare economicamente l’Occidente se questo non reagisce e non ripensa anche il sacrosanto dogma del liberoscambismo assoluto.

L’islamismo radicale ha saputo federare la maggior parte degli adetti dell’ideologia del risentimento e del revanscismo anti-occidentale con la meta dichiarata di distruggerlo. Ma il “Panoccidente” vincerà perchè nel passato, ha conosciuto dei momenti ancor più terribili, delle epoche ancor più chaotiche, e perchè ha sempre superato le sfide e le paure. Ha sempre trovato nuove soluzioni. Ha sempre ritrovato la speranza, la fede e la fiducia.