di Tommaso Scandroglio
Tratto da La Bussola Quotidiana il 6 settembre 2011

È proprio il caso di dire che i sudditi di sua maestà la regina Elisabetta questa volta hanno fatto proprio una grassa figuraccia.

I fatti. Una coppia sposata che vive a Dundee, in Scozia, ha sette figli che non sono proprio filiformi: ad esempio il dodicenne sfiora il quintale di peso, la sorellina di 11 anni 76 chili e la più piccola di soli tre anni riesce a spostare l’ago della bilancia sui 25 chili.

Al Comune di questa cittadina del Regno Unito la questione appariva non affare privato – private matter dicono aldilà della Manica – bensì questione di peso sociale, e l’espressione ci pare appropriata alla vicenda. E così l’amministrazione locale temendo per la salute dei piccoli è intervenuta nella vita di questa famiglia con mano pesante. È stato infatti ordinato ai genitori di mandare i figli a lezione di calcio e danza e di sottoporli ad un regime alimentare controllato. Papà e mamma si impegnano ma i frutti non arrivano e il Comune rincara la dose: per due anni la famiglia sarà alloggiata in un’abitazione dove i pasti saranno monitorati con scrupolo e i ritmi della giornata scanditi dagli assistenti sociali (coprifuoco alle 23). La soluzione della casa lager ricorda il grottesco film Fantozzi contro tutti ove Paolo Villaggio, ospite in una clinica-carcere, è costretto dal perfido professor Birkemeir a 20 giorni di digiuno assoluto. Purtroppo qui invece è tutto vero.

Nonostante tale soluzione estrema e lo sforzo dei genitori per assecondare le direttive della pubblica amministrazione, i bambini sono recidivi e non perdono peso. Martedì scorso la decisione: dare i quattro figli più piccoli, che vanno dai 5 agli 11 anni, in affidamento o in adozione.

Il giudizio a pelle è immediato: il comune di Dundee ha perso la bussola. Ma proviamo ad affiancare a questo giudizio epidermico quello razionale, per provare che simile provvedimento, tanto per rimanere in tema, è anoressico sul piano giudico perchè cozza con i principi del buon governo e appare un piatto davvero indigesto per il buon senso.

Due sono le questioni sul tavolo: il problema dell’obesità in relazione con il bene comune e l’adottabilità a motivo del sovrappeso dei figli. In merito alla prima questione è da rammentare che compito dello Stato – e quindi anche delle amministrazioni locali – è quello di tutelare il bene comune. Sotto questa voce di certo c’è anche il dovere di tutelare la salute di ogni cittadino, perché sebbene sia un bene personale è anche un bene di tutti. Ecco perché ci sono gli ospedali pubblici, ecco perché alcune condotte sono vietate come guidare senza cinture di sicurezza, adulterare gli alimenti, spacciare droga, non rispettare le norme anti-infortunistiche, etc.

L’obesità minaccia il bene salute? Sicuramente, e quindi rientra di certo nei compiti dello Stato combattere questa patologia. Ma lo snodo concettuale fondamentale è il come combatterlo. Non serve a nulla ed è anzi controproducente vietare ad esempio l’assunzione di certi cibi o tassarli pesantemente per disincentivare il loro acquisto (di qualche giorno fa la notizia di una tassa francese sulla Coca Cola). Parimenti è una follia giuridica costringere coattivamente le persone a mettersi a dieta.

Seguendo questa logica lo Stato dovrebbe costringere tutti ad andare in palestra, a leggere almeno un libro all’anno, a farsi degli amici, ad andare a letto prima delle 23, etc. perché tutti comportamenti sani o virtuosi che certamente concorrono al bene comune. Ma questo non giustifica l’uso della forza, la quale è l’extrema ratio di ogni ordinamento giuridico a cui si ricorre per prevenire o reprimere danni gravissimi al bene collettivo (omicidi, furti, rapine, sequestri etc.). Qui la vis politica non serve: il bene comune godrà sempre di ottima salute anche se qualche cittadino è oversize. Stiamo tranquilli: le taglie forti non mineranno mai la pacifica convivenza civile. La strada quindi per tutelare la salute di tutti dalla piaga dell’obesità passa in modo più efficace invece dall’educazione alimentare, cioè dai programmi scolastici, dall’informazione medica e dei media pubblici, etc.

La coazione poi non è giustificata anche perché per buona parte degli ordinamenti occidentali – compreso quello del Regno Unito – sul bene salute vige il principio di autodeterminazione. Se nessuno può costringermi a sottopormi a delle cure, perché questo stesso principio non vale anche per l’obesità? Se a me malato di tumore è permesso rifiutare delle terapie anche salvavita perché poi per una materia di minor importanza quale è quella del sovrappeso la musica cambia e mi vedo costretto a rinunciare al mio piatto di pasta? Insomma un comportamento di chi amministra la res publica a corrente alternata.

Veniamo ora alla questione dell’adottabilità. Aldilà di ciò che dispongono le norme scozzesi sulla materia, quando è giusto sottrarre i figli ai propri genitori? Quando la loro educazione e crescita umana vengono gravemente compromesse dalle condotte dei genitori stessi. Nel caso qui in oggetto a tal proposito viene da sottolineare in prima battuta che i genitori hanno fatto di tutto per assecondare il regime alimentare imposto dagli assistenti sociali. Quindi semmai coloro che hanno fallito sono quest’ultimi e le diete redatte da costoro e non i genitori.

In secondo luogo – ed è l’aspetto più importante – genitori obesi che tirano grandi figli altrettanto obesi di certo non brilleranno per accuratezza nella scelta dei cibi per i loro piccoli, ma da questo non discende che necessariamente sono cattivi padri e madri. Ci vuol ben altro per affermare che l’educazione di questi sette figli sia un scempio tanto da meritare l’allontanamento di quest’ultimi dall’ambito familiare. «Sembra quasi che persino i criminali abbiano più diritti di noi», ha riferito in lacrime la mamma dei piccoli.

Senza poi contare il fatto che i figli espiantati da casa loro magari diventeranno fisicamente delle silhouette (ma pare che la questione sia genetica e quindi difficilmente risolvibile in toto) ma psicologicamente cresceranno devastati. Insomma agendo così il farmaco sarà peggio del male da curare e si provocherà un danno alla salute di questi bambini assai maggiore di quello che il provvedimento di adottabilità invece mira a scongiurare.

In filigrana cosa leggiamo infine dietro a questa vicenda? Da una parte che obbligare una donna a partorire contro la sua volontà è cosa ripugnante da stato etico, ma sottrarre con la forza i figli ai propri genitori per motivi di peso è provvedimento che «opera nell’interesse dei minori avendo in mente il loro benessere e la loro sicurezza», come ci informa il comune di Dundee. Insomma guai ad intervenire su questioni di vita e di morte perché lì decide il singolo – magari a scapito di altri singoli – però sulle calorie e sulla stazza corporea decido io Stato e ti dico cosa è bene o male per te mangiare.

D’altra parte questa storiaccia ci insegna che l’eugenetica è proteiforme, cioè assume varie facce e riesce ad insinuarsi anche sulla nostra tavola di casa svuotandoci il frigo anche dalle nostre umanissime consolazioni alimentari. Questo provvedimento made in Scotland ha il sapore disgustoso del salutismo: hanno libera e piena cittadinanza solo i sani, anzi i sanissimi quelli con taglia “S” o tutt’al più “M”, gli altri sono insetti sociali, bruttini a vedersi, che pesano con i loro chili in eccesso sulle tasche dei contribuenti a causa di tutte quelle loro malattie nate da troppi flirt con la Nutella. Le vicissitudini di questa famiglia dall’adipe facile quindi sono l’estrema propaggine di quell’eugenetica che impedisce con l’aborto, non solo sul suolo della perfida Albione ma in tutto l’orbe terracqueo, a milioni di bambini di venire al mondo perché difettosi nel fisico, che permette di staccare la spina al nonno morente perché ormai è ridotto ad un mucchietto di ossa in un letto di ospedale, che consente nella fecondazione artificiale di scartare gli embrioni imperfetti. È l’estetismo morale: il mondo è degli smilzi fisicati, i paria invece sono quelli che non hanno addominali scolpiti e tricipiti guizzanti, bensì pancette socialmente pericolose e bracciotte a würstel contrarie all’ordine pubblico. Adeguiamoci: l’etica civile d’ora in poi si potrà pesare sulla bilancia di casa.