Mediaset e Rai si sono messe a suonare la stessa musica • Di punto in bianco, grazie alle trasmissioni televisive, si è passati dall’omofobia all’omofilia
di Serena Gana Cavallo
Tratto da Italia Oggi il 17 febbraio 2010

Se sei normale (statisticamente parlando, è ovvio, cioè nel senso della massima frequenza) la tv (Rai e Mediaset che siano) non fa per te. Si vuol varare una legge contro l’omofobia (cosa indubbiamente necessaria, al pari della lotta contro ogni altro tipo discriminazione di ogni essere umano) ma ci si arena nelle distinzioni o nelle esclusioni? Si vuol dare un crisma di legalità alle unioni di fatto, in specie a quelle omosessuali, ma ci si impantana tra Dico e non dico, Pacs, patria e famiglia? Non importa. A dare a tutti noi una consapevolezza sociale corretta ci pensa la Tv che è la più grande levatrice che sia mai esistita dei comportamenti di massa. Ecco infatti che in molti sceneggiati o serial si fanno largo i matrimoni omosessuali, con una incidenza di tutto rispetto, sicuramente esagerata rispetto a ciò che capita nella vita di tutti i giorni.

Sulla Rai, ad esempio, in una sola serata, quella del venerdì, e precisamente su Raidue vanno in onda, alle 21 circa, Desperate housewiwes e, a seguire Brothers & Sisters.

Nel primo, che comunque viene segnalato come non adatto ai minori, appare chiaro che le uniche due coppie che non hanno vite contorte o stressanti sono quelle formate da omosessuali, che vivono in tranquillità il loro rapporto e spesso danno saggi consigli alle vicine.

Nel secondo invece anche la coppia di omosessuali, regolarmente sposati e con professioni di successo, ha qualche problema, anche se riesce rapidamente a chiarire le ragioni del conflitto e a ritrovare l’armonia, mentre gli altri brothers e sisters hanno parecchi problemi di comprensione e di vita, del tipo se utilizzare o meno un utero in affitto, proseguire il percorso di recupero dalla tossicodipendenza, trovare lavoro, ed anche trovare un altro fidanzato per uno zio rimasto «vedovo», che però sembra riuscire a superare il dolore ed ha incominciato «a vedersi con un’altra persona».

Mediaset non vuole essere da meno e quindi manda in onda prima serata, il mercoledì, uno sceneggiato «Caterina e le sue figlie» che, in mancanza di avvisi (che Mediaset non fa perché altrimenti perde audience) si deve ritenere consigliato per tutti. È il terzo anno della serie e la storia si dipana intorno alle vicende della suddetta Caterina che ha la croce di avere tre figlie che appaiono del tutto deficienti, oltre che pronte ad andare a letto col primo venuto, scambiandolo sempre per il grande amore.

Quest’anno, due sorelle si dividono inconsapevolmente lo stesso uomo, ovviamente un farabutto, mentre la terza fa collezione di figurine e orienta la sua vita a seconda dei consigli della sua eroina televisiva.

Caterina ha una grande amica che invece vive tranquilla e felice perché il suo figliolo in Spagna ha incontrato l’amore ed è tornato sposato con un aitante spagnolo.

Purtroppo, come si suol dire «nelle puntate precedenti», lo spagnolo ha avuto un piccolo cedimento con la maliarda del paese, da cui è nata una bimba ma, dopo varie traversie, adesso i due mariti, la bambina e la maliarda redenta sono, tutti insieme e finalmente, una famiglia felice: «Una mamma e due papà» testuale.

Caterina, oltre che dal farabutto di cui sopra, è minacciata, anche se non lo sa, da una perfida femmina che si è invaghita del suo secondo marito. Costei, ovviamente siciliana, pazza di gelosia come solo le siciliane dei film sanno essere, trama nell’ombra per far fuori la rivale.

Inevitabilmente, per ben evidenti ragioni di mercato, lo sceneggiato, che raccoglie sponsor, pubblicità e ascolti, deve durare un bel po’ di settimane e quindi, per movimentare ed allungare la storia ha bisogno di continue novità. Ecco quindi apparire un altro personaggio, la giovane nipote delle due pettegole del paese che, come un coro greco, siedono in qualunque stagione sulla panchina della piazza commentando ogni evento.

Le due anziane, nubili ed illibate sorelle, accolgono con gioioso affetto la nipote e la dichiarano loro futura erede nel momento in cui lei assicura di non essere mai andata a letto con un uomo. Infatti è sincera a tal punto che, il giorno dopo il suo arrivo, intreccia una relazione saffica con la barista del locale al centro della suddetta piazza. Penso che al più presto, quando qualche governo o governatore regionale glielo consentirà, anche loro si sposeranno, perché una cosa è chiara: le famiglie più per bene sono quelle omosessuali.

E così, ancora una volta la televisione ha contribuito a farci crescere e se un tempo ci incitava dicendoci che non è mai troppo tardi, ora ci sussurra che non è mai troppo presto.