Ieri è nato formalmente il dodicesimo Pontificio Consiglio della Curia romana. Il nuovo dicastero «per la promozione della nuova evangelizzazione» è venuto alla luce con la promulgazione del Motu proprio di Benedetto XVI «Ubicumque et semper» (Dovunque e sempre) che ne stabilisce finalità e competenze. La nuova creatura curiale collaborerà con il Papa per rilanciare l’annuncio cristiano in quelle «società e culture che da secoli apparivano impregnate dal Vangelo» e dove ora invece si «è verificata una preoccupante perdita del sacro, giungendo persino a porre in questione quei fondamenti che parevano indiscutibili, come la fede in un Dio creatore e provvidente, la rivelazione di Gesù Cristo unico salvatore, e la comune comprensione delle esperienze fondamentali dell’uomo quali il nascere, il morire, il vivere in una famiglia, il riferimento ad una legge morale naturale».

La creazione del nuovo dicastero venne annunciata dal Papa durante i vespri solenni dei Santi Pietro e Paolo, lo scorso 28 giugno. Due giorni dopo Benedetto XVI ne nominava il presidente nella persona dell’arcivescovo Rino Fisichella, che ieri ha presentato alla stampa il motu proprio di promulgazione. Il presule ha spiegato che l’obiettivo del Pontificio Consiglio, frutto di una «intuizione profondamente profetica» del Papa, «appare da subito come una grande sfida che viene a porsi per la Chiesa intera nel dover riflettere e trovare le forme adeguate per rinnovare il proprio annuncio presso tanti battezzati che non comprendono più il senso di appartenenza alla comunità cristiana e sono vittima del soggettivismo dei nostri tempi con la chiusura in un individualismo privo di responsabilità pubblica e sociale». Uno strumento, insomma, che ha il compito di vincere la «diffusa forma di indifferenza religiosa, preludio per un ateismo di fatto», il «relativismo», il «deserto interiore», che contraddistinguono ormai anche «Chiese di antica tradizione».

Il motu proprio enumera cinque compiti specifici del nuovo dicastero: riguardano gli ambiti della riflessione teologica e pastorale, l’attuazione e diffusione del Magistero, le iniziative concrete, l’uso delle moderne forme di comunicazione, la promozione dell’uso del Catechismo della Chiesa cattolica di cui nel 2012 ricorrerà il ventesimo anniversario.

Fisichella ha specificato che mentre c’è una «grande distinzione» con la Congregazione di Propaganda Fide che è responsabile per i territori in cui è ancora in azione il «primo annuncio» del Vangelo, con gli altri Pontifici Consigli – delle comunicazioni sociali, della cultura, dei laici, della famiglia, dell’unità dei cristiani – è prevista una «collaborazione nella complementarietà delle competenze.

Il nuovo dicastero avrà una struttura «molto snella», «vescovi e cardinali» membri e consultori «sacerdoti e laici esperti in materia», scelti tenendo conto della necessaria dimensione di internazionalità. Ci saranno sezioni in lingua italiana, inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese e slavo. Ovviamente monsignor Fisichella non ha fatto nomi su chi ricoprirà questi incarichi, né su chi saranno i suoi più stretti collaboratori in qualità di segretario e di sottosegretario del dicastero.

Particolari sinergie sono previste anche con le Chiese locali. «Noi avremo – ha spiegato il presule – i contatti con le Conferenze episcopali e quindi con le Conferenze episcopali dovremo essere capaci di trovare le forme per sostenere l’azione pastorale che già è in atto». «Debbo dire – ha aggiunto – che in diversi Paesi, comunque, ci sono già un pullulare di iniziative da diversi anni, che tendono proprio a questo tema della nuova evangelizzazione».

Durante la conferenza stampa non manca chi paventa il timore che il nuovo organismo possa configurarsi come risposta burocratica ad una esigenza che burocratica certamente non è. Secca la risposta di Fisichella: «Papa Benedetto XVI non credo sia l’uomo della burocrazia. Papa Benedetto XVI è l’uomo dell’annuncio, è l’uomo che con profonda intelligenza teologica e cultura ha saputo individuare questo spazio per impegnare la Chiesa in maniera concreta a servizio della missione che la Chiesa possiede da sempre».

Rispondendo alle insistenti le domande sulla “geografia” di competenza del dicastero, il suo presidente ha spiegato che se «forse» l’Europa guida la classifica del continente più «scristianizzato», in realtà ciò che si farà sarà quello di commisurare il grado di lontananza dalla vita ecclesiale al contesto socioculturale in cui esso si manifesta. Sarà questo a regolare l’azione del dicastero, per cui se il Vecchio continente sarà considerato soprattutto in rapporto alla secolarizzazione, in America Latina, per esempio, verrà valutato più da vicino il fenomeno delle sette religiose.

Facendo notare che il Motu proprio promulgato ieri porta la data del 21 settembre, festa di san Matteo apostolo e evangelista, Fisichella ha infine ribadito che «il Vangelo non è un mito, ma la testimonianza viva di un evento storico che ha cambiato il volto della storia». «La nuova evangelizzazione – ha chiosato – deve far conoscere, anzitutto, la persona storica di Gesù, e il suo insegnamento così come è stato fedelmente trasmesso dalla comunità delle origini e che trova nei vangeli e negli scritti del Nuovo Testamento la sua codificazione normativa».

Gianni Cardinale