Sarà presentata il prossimo 7 luglio l’attesa enciclica sociale di Benedetto XVI «Caritas in veritate». Alla conferenza stampa – fa sapere la Sala Stampa del Vaticano – interverranno il presidente e il segretario del Pontficio Consiglio Giustizia e Pace, card. Renato Raffaele Martino e mons. Giampaolo Crepaldi, con l’economista Stefano Zamagni, docente all’Università di Bologna e presidente dell’Autorità per le Onlus e il Volontariato.

Questa mattina, intanto, nell’udienza generale, davanti a circa 14 mila fedeli, il Papa si è soffermato sulla fine dell’Anno Paolino e sull’inizio dell’Anno Sacerdotale, auspicando che quest’ultimo «costituisca per ogni sacerdote un’opportunità di rinnovamento interiore e, conseguentemente, di saldo rinvigorimento nell’impegno per la propria missione».

Citando san Giovanni Maria Vianney, al quale l’Anno sacerdotale è dedicato, nel 150° anniversario della morte, Benedetto XVI ha sottolineato che «nella vita del sacerdote, annuncio missionario e culto non sono mai separabili, come non vanno mai separati identità ontologico-sacramentale e missione evangelizzatrice». Il «fine» della missione di ogni presbitero, ha spiegato infatti, il Papa, è «cultuale», perché «tutti gli uomini possano offrirsi a Dio come ostia viva,santa e a lui gradita ricevendone quella carità che sono chiamati a dispensare abbondantemente gli uni agli altri».

«L’amore per il prossimo, l’attenzione alla giustizia e ai poveri – ha proseguito il pontefice – non sono tanto temi di una morale sociale, quanto piuttosto espressione di una concezione sacramentale della moralità cristiana, perché, attraverso il ministero dei presbiteri, si compie il sacrificio spirituale di tutti i fedeli, in unione con quello di Cristo».

«Attraverso l’annuncio del Vangelo», ha spiegato Benedetto XVI, i sacerdoti infatti «generano la fede in coloro che ancora non credono, perché possano unire al sacrificio di Cristo il loro sacrificio, che si traduce in amore per Dio e per il prossimo». «A fronte di tante incertezze e stanchezze anche nell’esercizio del ministero sacerdotale – l’esortazione del Papa – è urgente il recupero di un giudizio chiaro ed inequivocabile sul primato assoluto della grazia divina». Anche per i preti, ha detto il Papa, vale quanto da lui raccomandato nella sua prima enciclica, Deus caritas est: «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva».

da Avvenire