Per chiedere all’ONU di difendere il concepito

WASHINGTON, martedì, 10 novembre 2009 (ZENIT.org).-  Vari gruppi internazionali sono tornati a lanciare una campagna, promossa un anno fa, per raccogliere un milione di firme a sostegno del concepito e della famiglia.

L’Istituto di Politica Familiare, una delle entità coinvolte nell’iniziativa, ha spiegato a ZENIT che si cerca di far sì che gli Stati dell’ONU inizino a interpretare che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo difende l’essere umano contro l’aborto e riconosce il matrimonio e il diritto dei genitori di educare i figli.

I promotori hanno ripreso l’esempio della Comunità di Sant’Egidio, che è riuscita a raccogliere un milione di firme con cui si è chiesta una moratoria dell’applicazione della pena di morte, il cui frutto è stata una risoluzione di successo dell’ONU in cui si è chiesta l’abolizione della pena capitale.

La campagna di raccolta firme a favore del concepito è iniziata come reazione contro il ptentativo dei movimenti pro-aborto che l’anno scorso hanno voluto approfittare del 60° anniversario della Dichiarazione per promuovere il diritto all’aborto.

Nella sua prima fase, è arrivata a raggiungere quasi 500.000 fime, ha reso noto uno dei gruppi promotori della campagna negli Stati Uniti, C-FAM.

Queste firme sono state presentate ad alcuni ambasciatori dell’ONU e durante una conferenza stampa delle Nazioni Unite trasmessa in tutta la sede dell’organizzazione.

Le persone interessate a sostenere l’iniziativa possono ora firmare la dichiarazione via Internet, ad esempio sulla pagina www.c-fam.org/campaigns/lid.3/default.asp.

Tra gli organizzatori della campagna figurano C-FAM, Concered Women for America, United Families International, la Federazione Polacca di Movimenti Pro-vita e l’Istituto di Politica Familiare, nonché alcuni politici.

Gli organizzatori hanno lamentato le pressioni che l’ONU ha ricevuto perché l’aborto e il matrimonio tra omosessuali siano considerati diritti e per la promozione della propaganda omosessuale nelle scuole di alcuni Paesi occidentali, anche contro la volontà dei genitori.

“Questo si oppone direttamente a ciò che i redattori della Dichiarazione Universale hanno voluto scrivere in essa e nei suoi accordi vincolanti promulgati nel 1966”, hanno segnalato.

Il modulo da firmare, in 19 lingue, ricorda che la Dichiarazione Universale è il raggiungimento di uno standard comune per tutte le persone e tutte le Nazioni.

Indica quindi che si deve dare una giusta considerazione al diritto alla vita di ogni essere umano, dal suo concepimento alla morte naturale, e che ogni bambino o bambina ha il diritto di essere concepito, di nascere e di essere educato nella sua famiglia, basata sul matrimonio tra un uomo e una donna.

Considera anche la famiglia il gruppo di unità naturale e fondamentale della società, e il diritto di ogni bambino o bambina di essere educato dai suoi genitori, che hanno la priorità e il diritto fondamentale di scegliere il tipo di educazione da dare ai figli.

La slovacca Anna Zaborska e l’italiano Carlo Casini, parlamentari dell’Unione Europea, hanno guidato in Europa una campagna simile a questa petizione pro-vita. Le loro richieste sono state consegnate al Parlamento Europeo l’anno scorso.