CR n. 1102 del 25/7/2009
Tratto dalla newsletter dell’agenzia Corrispondenza Romana il 24 luglio 2009

Poco prima di Pasqua, Human Right Services, una fondazione che  ha sede a Oslo, si è resa conto che veniva esercitata una pressione a portare il velo sulle ragazze non musulmane della scuola di Vahl, nella periferia di Oslo.

Una donna di origine pakistana, impiegata della scuola per assicurare la vigilanza dopo le ore di lezione, ha incoraggiato le ragazze dodicenni a mettere il velo.

La direzione scolastica ha inviato allora una lettera della donna pakistana rivolta ai genitori non musulmani per invitarli a fare indossare il velo alle loro figlie. «Era solo un suggerimento da parte della scuola. Queste ragazze volevano portare un velo colorato e noi abbiamo chiesto ai genitori se vi fossero inconvenienti» (5 marzo 2009). Tutti però sanno che in generale i bambini vogliono fare quello che fanno gli altri. L’uso del velo si è diffuso molto rapidamente nella scuola di Vahl: a 12 anni lo portano la metà delle ragazze, a 15 anni tutte.

Il 5% delle studentesse di origine norvegese subiscono una forte pressione all’integrazione. Viene detto loro che il velo rende le ragazze più carine. La scuola ha anche annunciato momenti di preghiera musulmana per i bambini. Nella scuola di Vahl si è quasi verificata l’integrazione all’inverso (“Pajamas Media”, 1 giugno 2009).