Lo ha detto il Papa all’Angelus. Nella visita mattutina in una parrocchia romana il Pontefice aveva invitato a superare l’analfabetismo religioso

da Vatican Insider

«Non vergognatevi di essere cristiani»: è uno dei messaggi che il Papa ha voluto lanciare oggi all’Angelus. Parole pronunciate in francese nel salutare i pellegrini francofoni. «Non vergognatevi di essere cristiani e di vivere la Quaresima nei luoghi in cui vivete» ha detto.

«Gesù è lampada che  non si spegne mai, è luce che ci protegge dagli assalti delle  tenebre». Benedetto XVI lo ha ricordato all’Angelus celebrato in piazza San Pietro dopo aver visitato nella  prima parte della mattinata la parrocchia romana di San Giovanni  Battista de La Salle nel quartiere del Torrino. Il Papa ha ricordato  che «questa domenica, la seconda di Quaresima, si caratterizza come  domenica della Trasfigurazione di Cristo. Infatti, nell’itinerario  quaresimale, la liturgia, dopo averci invitato a seguire Gesù nel  deserto, per affrontare e vincere con lui le tentazioni, ci propone di salire insieme a Lui sul “monte” della preghiera, per contemplare sul  suo volto umano la luce gloriosa di Dio».

Gesù, secondo quanto attestano gli evangelisti, porterà con  sè Pietro, Giacomo e Giovanni, ha spiegato il Papa: «Gesù vuole che la luce divina possa illuminare i loro cuori quando attraverseranno il buio fitto della sua passione e morte, quando lo scandalo della croce  sarà per loro insopportabile. Dio è luce, e Gesù vuole donare ai  suoi amici più intimi l’esperienza di questa luce, che dimora in  Lui».

«Così – ha aggiunto Ratzinger – dopo questo avvenimento, egli  sarà in loro luce interiore, capace di proteggerli dagli assalti delle tenebre. Anche nella notte più oscura, Gesù è la lampada che  non si spegne mai. Sant’Agostino riassume questo mistero con una espressione bellissima: “Ciò che per gli occhi del corpo è il sole che vediamo, lo è (Cristo) per gli occhi del cuore”. «Cari fratelli e sorelle – ha detto il Papa – tutti noi abbiamo bisogno di  luce interiore per superare le prove della vita. Questa luce viene da Dio, ed è Cristo a donarcela, lui, in cui abita tutta la pienezza  della divinità».

All’arrivo nella parrocchia romana di San Giovanni Battista de la Salle, nella periferia sud di Roma, Ratzinger aveva risposto con queste parole alle acclamazioni festose di migliaia di bambini: «Cari bambini buona domenica, è una grande gioia vedervi qui. La vostra presenza ci dice che allora Roma vive e vivrà anche domani».

Durante l’omelia nella parrocchia  il Pontefice aveva invitato a «superare quell’analfabetismo religioso che è uno dei più grandi problemi di oggi».L’incontro con Cristo «non è solo un fatto personale»: «non aspettate che altri vengano a portarvi messaggi diversi, che non conducono alla vera vita, ma fatevi voi stessi missionari di Cristo ai fratelli là dove vivono, lavorano, studiano o soltanto trascorrono il tempo libero».

«È nella preghiera personale e comunitaria – ha affermato Benedetto XVI – che noi incontriamo il Signore non come un’idea, come una proposta morale, ma come una Persona che vuole entrare in rapporto con noi, che vuole essere amico e vuole rinnovare la nostra vita per renderla come la sua».

 «La fede – ha aggiunto – va vissuta insieme e la parrocchia è un luogo in cui si impara a vivere la propria fede nel “noi” della Chiesa. Desidero incoraggiarvi affinché cresca anche la corresponsabilità pastorale, in una prospettiva di autentica comunione fra tutte le realtà presenti, che sono chiamate a camminare insieme, a vivere la complementarietà nella diversità».