A brevi intervalli sui media si torna a parlare di scuola e di riforme, quest’anno il dibattito è centrato sulla scuola superiore, un certo interesse ha suscitato l’aumento del 5 in condotta nei confronti degli studenti diciamo svogliati. Ma più di altri ha suscitato aspre polemiche una notizia di qualche settimana, la decisione di una scuola americana del Rhode Island, la Central Falls Senior High School di licenziare tutti i suoi 77 docenti, perchè gli studenti avevano raggiunto scarsi risultati; la scuola ha le performance scolastiche (livello promossi/bocciati) piu’ basse nel Rhode Island.

Immaginate quello che sarebbe successo in Italia, se lo son chiesti diversi opinionisti sui vari media.

Certamente gli insegnanti hanno tante colpe ma è troppo semplice prendersela con  loro, lo scrive Giorgio Israel in un interessantissimo fondo sul giornale online L’Occidentale del 1 marzo scorso. Oggi nell’ambito scolastico l’ideologia dominante è sempre più quella secondo cui gli studenti hanno diritto al “successo formativo garantito”. Tutti debbono andare avanti allo stesso modo, raggiungere lo stesso traguardo e se non ci riescono la colpa è della scuola, degli insegnanti, del sistema. È un’ideologia egualitarista di stampo tipicamente socialcomunista, altro che liberale (…) I veri obamiani, anche de noantri, promuovono convegni dal titolo “Perché mi bocci?” (roba da far rabbrividire chi crede autenticamente nel merito), per proscrivere la bocciatura come onta suprema, come fallimento della scuola, tale da giustificare la cacciata a pedate per inefficienza di chi la somministra.

Insomma, per Israel si coccolano gli studenti che hanno ragione qualsiasi cosa facciano, e le famiglie che ne fanno la difesa sindacale.(Giorgio Israel, Nella scuola italiana il cinque in condotta non spetta solo agli studenti, 1.3.2010 L’Occidentale).

In pratica a scuola tutti debbono essere uguali, tutti debbono ottenere il successo educativo, i somari e i nullafacenti non ci sono e poi se gli insegnanti non riescono a promuovere tutti e a migliorare il sistema allora si cacciano.

Non è possibile colpevolizzare soltanto i docenti se alla scuola elementare in cui in otto ore di lezione si fanno soltanto tre moltiplicazioni o un tema, si arriva alle medie senza conoscere le tabelline e, come sa ogni buon insegnante, a quel punto non sarà più possibile apprenderle. Si arriva ai licei con carenze ortografiche e, come osserva Paola Mastrocola, occorre perdere tempo a colmarle anziché leggere i testi di letteratura, ma inutilmente perché a quell’età non si colmano più. Poi vediamo arrivare degli autentici analfabeti all’università. Ora di tutto questo la colpa sarebbe soltanto dei docenti? Ma mi faccia il piacere direbbe Totò. Invece di questo sfascio tanta colpa dovrebbe essere addossata a quei riformatori, gli estensori di programmi scolastici deliranti, di pedagogisti ideologici, di “esperti” scolastici che non hanno mai fatto un’ora di lezione, di maniaci della tecnologia a scuola, di libri di testo orrendi, ecc. ecc. E paradossalmente sono proprio questi che ora rimproverano i docenti di non saper mettere in funzione quelle pessime ricette che loro hanno partorito.

Dunque emerge una scuola in crisi, ma non è solo quella italiana, è tutto l’Occidente che sta attraversando una crisi, il professore Israel invita a leggere i libri di Alicia Delibes (Spagna) o di Laurent Lafforgue (Francia), o “La chiusura della mente americana. I misfatti dell’istruzione contemporanea” di Allan Bloom.

Del resto già un piccolo indiano o cinese sa le tabelline prima di iniziare la scuola elementare e alla fine di questa è più avanti di tre anni rispetto alla media di un bambino occidentale, per alfabetizzazione e calcolo. Intanto noi ci balocchiamo con l’autoapprendimento, la customer satisfaction, il dirigente scolastico manager, i nostri giuggioloni da coccolare nella loro ignoranza e nella loro irresponsabilità, gli esperti scolastici che predicano follie del tipo che la nuova grammatica e ortografia la stanno creando gli sms dei ragazzi. A questo punto continua Israel sarei piuttosto tentato di pensare che il vero imbecille, da licenziare a pedate, sia chi ha licenziato i docenti in base al rendimento degli studenti e non si è chiesto neppure in via ipotetica se i giovani che abbiamo di fronte siano sempre più incapaci di qualsiasi cosa per colpa di una scuola basata su teorie pedagogiche fallimentari, su programmi insensati, sull’idea che non bisogna imparare niente ma costruirsi liberamente ex novo le proprie conoscenze e “competenze” con il mero aiuto del docente-facilitatore. Sarei tentato di pensare che il vero imbecille sia chi persegue l’idea demenziale di agganciare le retribuzioni, a cosa? non alla qualità dell’insegnamento ma alle performance degli alunni…

Di questo passo ci sarà una sola via d’uscita obbligata: i docenti, noi docenti, promuoveremo tutti. Così tutti saranno soddisfatti e la preparazione degli studenti andrà allo sfacelo. Sarà il trionfo del “culto dell’ imbecillità”, come lo chiamava il celebre matematico Bruno de Finetti.

Qualche anno fa si è scoperto che in Italia c’erano troppi studenti universitari che non si laureano in tempo o che abbandonano gli studi e per questo motivo le nostre università hanno una cattiva posizione in graduatoria. E siccome il parametro per il conferimento dei fondi si basa sul numero dei promossi. E allora, dagli a promuovere. Addirittura un ministro si è anche vantato che il parametro era migliorato… Credo bene… Ora i parametri si sono fatti ancor più stringenti: occorre stare attenti anche a registrare gli esami senza ritardi. E tocca ai docenti: gli uffici si sono scaricati del compito, ai docenti spetta tutta la pratica burocratica, e se non la fanno presto e bene sono bacchettate sulle dita. Scommetto che tra non molto le università italiane saliranno nelle graduatorie. Parametri in salute, istruzione moribonda, imbecillocrati trionfanti.

DOMENICO BONVEGNA

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