di Domenico Bonvegna

Nel precedente intervento forse ho puntato la mia attenzione soltanto sulle varie caste che con le loro pensioni d’oro prosciugano le casse dello Stato,siccome non voglio rischiare di essere arruolato tra quelli che intendono fare dell’ antipolitica qualunquista cercherò questa volta di raccontarvi, sempre utilizzando il libro Sanguisughe di Mario Giordano, i privilegi (le pensioni, gli stipendi) che riguardano i comuni mortali, come la bidella della provincia di Messina che a soli 29 anni è andata in pensione, i finti invalidi, o i finti braccianti agricoli. Leggo che a Palermo una sorda viene assunta come centralinista; a Roma un paraplegico fa il maratoneta; ad Avellino un paralizzato ara i campi, a Bari uno senza mani guida il camion. In un paesino campano una donna di 62 anni, dai documenti di invalidità, non avrebbe potuto alzarsi dal letto, invece ogni mattina, va a zappare i pomodori nell’orto, poi addirittura fa lo jogging. A Genova è stato scoperto un ladro acrobata: si arrampicava sui cornicioni e volava sui tetti. Hanno scoperto che era invalido al 75 per cento, si è giustificato che non gli bastavano i soldi della pensione. In provincia di Napoli è stata beccata una famiglia, venti persone, tutte con la pensione d’invalidità Inps. Naturalmente nessuno di loro risultava in possesso dei requisiti per la pensione. Addirittura un quartiere intero di Napoli risulta popolato di falsi pazzi. Un altro, invece, si distingue per i tumori inventati: per intascare la pensione d’invalidità si fingevano malattie incurabili. Eclatante il caso di Militello Rosmarino su 1200 anime, oltre 500 pensioni d’invalidità.

Troppi scandali, troppe ingiustizie, nel 2010 sono state cancellate 23. 000 false pensioni su 100. 000 esaminate. Significa che 1 indennità su 4 veniva incassata indebitamente. Scrive Giordano in Sanguisughe: “In alcune regioni, poi, i dati sono anche più impressionanti: sarebbe falsa 1 pensione su 2 (il 53 per cento) in Sardegna e in Umbria (il 47 per cento), poco meno in Campania(il 43 per cento) e in Sicilia (il 42 per cento). A Napoli si tocca quota 55 per cento, a Cagliari il 64 per cento, a Benevento il 52 per cento”. Mentre a Milano su 2532 verifiche, le pensioni d’invalidità false erano solo 85 (il 3 per cento).

A questo proposito Giordano critica il federalismo suicida: le competenze per l’accertamento dell’invalidità è passata alle Regioni, lasciando però l’onere finanziario all’Inps.

La truffa più “comica”o “tragica”, dipende da come viene interpretata, risulta quella dei braccianti i cosiddetti furbetti del poderino. Qualche anno fa Gabriele, un amico esperto in sindacato e in economia, mi aveva raccontato di queste truffe e del meccanismo per arrivare alla pensione facile. Il racconto di Giordano collima perfettamente con quello del mio amico. Questi braccianti agricoli, “Parlano a ruota libera di ‘olive quadrate’. Sostengono di essere salite sulle scale per pulire le ciliegie a una a una con lo straccetto che si usa normalmente per levare la polvere. Giurano di aver portato l’acqua col mestolo… “ Sono tutte false braccianti, magari vere e proprie reginette tra i furbetti del poderino. Per Giordano “è la più classica delle truffe all’Inps: presunti lavoratori agricoli che intascano sussidio e pensione pur avendo avuto con la coltivazione delle terre rapporti meno stretti di quanto io ne abbia normalmente con Naomi Campbell”. Tanto sono soldi dell’Inps, sarà mica un reato portarli via. Negli ultimi sette anni annota Giordano sono stati scovati 569. 841 furbetti in salsa agricola, 223 al giorno. I comunicati della Guardia di Finanza sembrano dei bollettini di una guerra silenziosa e infinita. Ormai non fanno più notizia, il libro di Giordano, fa un elenco circostanziato dei vari centri dove si svolgono le truffe. A volte si nascondono delle storie incredibili, aziende intestate a barboni, proprietari di imprese che assumono in poco tempo 830 persone.

“Il meccanismo della truffa è noto, scrive Giordano. Per avere l’indennità di disoccupazione pari al 40 per cento dello stipendio basta denunciare all’Inps 51 giornate lavorative l’anno per due anni, 102 giornate in tutto, pagando i relativi contributi, che in Calabria, zona depressa, ammontano al 14 per cento del salario”.

Alla fine, dopo vent’anni spendendo 4500 euro, si andrà ad incassare 80. 000 euro. E si avrà pure diritto alla pensione. E’ come fare un terno al lotto.

Giordano non può non scrivere che il 99, 1 per cento dei falsi braccianti agricoli è concentrato in cinque regioni. I dati sono chiari, le Regioni incriminate guarda caso sono tutte al Sud e non credo che Giordano abbia pregiudizi nei confronti del Meridione. “Dei 98. 376 imbroglioni scoperti nel 2009, 97. 508 risiedevano in Campania(35. 556), Puglia(25. 896), Sicilia(20. 790), Calabria(13. 262) e Basilicata(2004). ‘E’ normale’ si sono chiesti Stella e Rizzo ‘che ci siano in Calabria 34. 000 aziende agricole contro le 9. 000 della Lombardia, che ha il quintuplo degli abitanti?”. In pratica nella terra del bergamotto e della ‘nduia i braccianti agricoli sono 135. 000, 1 ogni 14 abitanti, le donne a lavorare nei campi sarebbero 84. 000. “Con una forza lavoro del genere uno s’immagina una produzione alimentare da Paese del Bengodi, un traboccare di frutta e ortaggi, un’abbondanza di frumento e prelibatezze della natura. Come mai non è così? Semplice: dei 135. 000 braccianti agricoli, oltre 100. 000, cioè il 74 per cento, sono disoccupati. La percentuale sale ancora di più fra le donne: 70. 000 su 84. 000, cioè l’84 per cento (…) Risultato: nella sola provincia di Crotone l’Inps paga un numero di indennità di disoccupazione agricola pari a quella di tutta la Toscana”. Infine se poi si vuole fare qualche paragone imbarazzante, Giordano scrive: “in Lombardia c’è 1 imbroglione ogni 4. 890. 841 abitanti, in Calabria 1 ogni 151. Trentaduemila volte di più”.

Il libro continua a snocciolare una serie di numeri, riguardanti regioni, territori circoscritti, addirittura in un paese della Calabria su 2. 443 abitanti, ci sono 1. 701 braccianti, praticamente 7 su 10, tolti i bimbi e gli anziani.

Concludo: invece di colpire chi lavora e versa i contributi regolarmente ogni mese da quasi 37 anni come il sottoscritto, perché non si va a colpire o a tagliare chi ha truffato per decenni anche con la complicità dei politici e del sindacato?