da Il Timone n.92 Aprile 2010

Le principali tappe e caratteristiche del satanismo moderno. Domande che molti si pongono ma che spesso non trovano risposte

di Massimo Introvigne
Se lo definiamo come l’adorazione in forma rituale del personaggio noto nella Bibbia come il diavolo o Satana, il satanismo è un fenomeno tipicamente moderno, da non confondere con i riferimenti al diavolo in contesti del tutto diversi come la stregoneria del Medioevo. Si manifesta per la prima volta nel gruppo attivo ai margini della corte del re di Francia Luigi XIV (1638-1715) intorno a Catherine La Voisin (11680). Con l’aiuto di un sacerdote cattolico rinnegato, l’abbé Étienne Guibourg (1603-1683), la La Voisin organizza per dame di corte le prime “Messe nere” nelle quali il diavolo è adorato per ottenere favori o vantaggi materiali. La La Voisin è condannata a morte, mentre Guibourg muore in carcere.

Questo episodio, scandaloso ma circoscritto, acquista un’enorme notorietà europea grazie alle gazzette, in un’epoca in cui la stampa comincia a diventare socialmente importante. Così sorgono, sia pure in proporzioni modeste, imitatori. “Messe nere” e altre cerimonie sataniche sono celebrate nel Settecento in Italia – nel Ducato di Modena, ai margini più discutibili dell’eresia quietista -; in Inghilterra, fra i libertini che si riuniscono all’abbazia di Medmenham intorno al ministro delle Finanze sir Francis Dashwood (1708-1781), che danno tuttavia al satanismo un’impronta ludica, razionalista e anti-clericale; e forse in Russia, dove peraltro le fonti sono scarse.

Nell’Ottocento le informazioni sul satanismo sono incerte e ambigue, e provengono spesso da personaggi che – pure avendo veramente indagato nella subcultura satanista – talora ne fanno in qualche modo parte, ovvero mescolano la fantasia con la realtà, come il giornalista Jules Bois (1868-1943).

Quest’ultimo è uno dei principali informatori del romanziere Joris-Karl Huysmans (1848-1907), che nel 1891 pubblica il romanzo Là-bas (“Nell’abisso”). Questo testo contiene la più famosa descrizione letteraria di una “Messa nera”, che è servita da modello a numerosi satanisti in carne e ossa.

Nel romanzo, Huysmans ha utilizzato – certo rielaborandole – informazioni relative alle esperienze negli ambienti satanisti della sua amica Berthe Courrière (1852-1917), in seguito alle quali egli riteneva credibili le accuse rivolte al sacerdote belga Louis Van Haecke (1829-1912) – la cui effettiva colpevolezza costituisce ancora oggi argomento di fervente dibattito fra gli storici – di celebrare Messe nere e di essere, in realtà, un importante capo satanista. L’intera vicenda scuote profondamente Huysmans che, miscredente al momento della sua inchiesta e della pubblicazione del romanzo. Si converte e diventa un buon cattolico.

Il caso Taxil

Léo Taxil (1854-1907), un massone autore di virulente opere anticlericali di carattere pornografico, nel 1885 annuncia la sua clamorosa conversione al cattolicesimo. Dopo la pubblicazione di Là-bas di Huysmans e attingendo abbondantemente all’opera del romanziere belga, produce, con alcuni collaboratori, in pochi anni decine di opere e migliaia di pagine in cui rivela le attività dei palladisti che, ispirati direttamente da Satana, guidano segretamente la massoneria e controllano numerosi governi europei.

Molti avversari della massoneria gli credono, ma non tutti; altri – nello stesso mondo cattolico – sospettano un inganno. Finalmente, di fronte alle pressioni, Taxil il 19 aprile 1897 confessa in una conferenza a Parigi di avere semplicemente simulato la sua conversione e di avere completamente inventato la storia del palladismo per prendersi gioco dell’estrema credulità di certi cattolici.

La vicenda di Taxil rimane problematica e oscura – è certo che abbia abilmente mescolato documenti veri e falsi, mentre rimane un dubbio sulle sue motivazioni ultime – ma, per quanto riguarda il satanismo, il prevedibile effetto è quello di fare riemergere satanisti autentici che – per paura di essere confusa con le provocazioni del famoso impostore – la stampa, nei primi anni del ventesimo secolo, tratta perfino con simpatia. È il caso di Maria de Naglowska (1883-1936), che apre a Parigi un Tempio di Satana, descritto con singolare indulgenza dalla stampa e giustificato da una complessa quanto bizzarra teologia.

Sono anche questi gli anni in cui si esercita sull’ambiente satanista l’influenza di Aleister Crowley (1875-1947). A rigore non satanista, in quanto non crede all’esistenza del diavolo – e anzi polemico con i satanisti, che accusa di credere al “nemico”, cioè alla Bibbia cristiana -, Crowley influenza in modo decisivo John Whiteside Parsons (1914-1952), un ingegnere e scienziato californiano, celebre esperto di esplosivi, che elabora nella Loggia Agape un culto dell’Anticristo prima di saltare in aria nell’esplosione del suo laboratorio.

Con Parsons ci troviamo alla vigilia del vero e proprio satanismo contemporaneo, che nasce con un cineasta underground di Hollywood, Kenneth Anger, e con il suo amico Anton Szandor LaVey (1930-1997), fondatori nel 1961 di un’organizzazione chiamata Magic Circle e nel 1966 della Chiesa di Satana. Negli stessi anni Mary Ann Maclean (1931-2005) e suo marito Robert de Grimston Moor (nato nel 1935 e tuttora vivente) fondano a Londra The Process, un’organizzazione oggi non più esistente costruita intorno a una teologia “luciferiana” particolarmente sofisticata. I primi anni della Chiesa di Satana di LaVey sono quelli del maggiore successo giornalistico, grazie all’adesione di personalità di Hollywood.

La Chiesa di Satana è peraltro piagata, sin dalle sue origini, da problemi interni ed esterni. All’interno si sviluppa una tensione tra il satanismo “razionalista” di LaVey, che interpreta sostanzialmente Satana come il simbolo di una rivolta razionalista e atea contro la religione e la morale, e un’ala “occultista”, il cui leader è il luogotenente stesso di LaVey, Michael Aquino (all’epoca colonnello dell’esercito americano, specializzato in guerra psicologica e disinformazione). Queste tensioni portano nel 1975 a uno scisma e alla fondazione da parte di Aquino del Tempio di Set.

Da questo satanismo degli adulti, che si articola in gruppi che hanno una continuità dottrinale e rituali, capi identificabili, sedi, talora anche pubblicazioni, si deve distinguere un satanismo giovanile, talora chiamato satanismo “acido”, per la sua associazione assai frequente con la droga. Quest’ultimo è composto da gruppuscoli di giovani, privi di una continuità organizzativa e rituale e di contatti con i gruppi del satanismo organizzato, che mettono in scena rituali satanici “selvaggi” o caserecci sotto l’influsso di film, trasmissioni televisive, fumetti, musica. I due filoni – adulto e giovanile -hanno tra loro collegamenti solo indiretti. Ma degli eccessi del secondo il primo non può dirsi innocente, perché gioca il tipico ruolo del “cattivo maestro”.

Il problema del “satanismo giovanile”

Nei gruppi giovanili è più facile che sia completamente perso il senso del limite fra metafora e realtà, e che quindi – spesso sotto l’influsso della droga – si trascenda in atti di violenza carnale, e in casi molto rari (ma non inesistenti) si verifichino anche sacrifici umani, come mostra il gravissimo episodio italiano delle Bestie di Satana venuto alla luce in Lombardia nel 2004 con la scoperta di almeno tre omicidi perpetrati da un gruppuscolo di satanisti del Varesotto. Il caso di Varese è un monito per tutti quelli che dimenticano che il satanismo – se rischia talora di essere sopravvalutato nelle sue dimensioni quantitative – non è però mai innocuo.

In Italia, prima del caso delle Bestie di Satana, un campanello d’allarme era del resto già  suonato il 7 giugno 2000 con il caso di Chiavenna (Sondrio), li quando una religiosa della congregazione delle Figlie della Croce – Suore di Sant’Andrea, suor Maria Laura Mainetti (1939-2000), era stata uccisa da tre ragazze, tutte minorenni, che avevano dichiarato di voler sacrificare la suora a Satana. La religiosa – di cui è iniziato nel 2005 il processo di beatificazione – era morta chiedendo a Dio di perdonare le sue assassine. Le tre ragazze non erano in contatto con nessun gruppo organizzato di satanisti, e avevano tratto da Internet i loro rituali fai da te.

Neppure le Bestie di Satana facevano parte, peraltro, di potenti network nazionali o internazionali di satanisti: i processi lo hanno esplicitamente escluso. Forse i media farebbero bene a sottolinearlo, perché ipotizzando fantasiosi complotti mondiali dietro questi drammi dello squallore giovanile il rischio è che qualcuno – specie tra i giovani psicologicamente e culturalmente più deboli – rimanga non solo spaventato ma affascinato.

Il modo più efficace di mettere in guardia i giovani è quello di mostrare questi satanisti del “fai da te” criminale per quello che sono: perdenti senza onore e senza idee, non potenti principi delle tenebre ma – molto letteralmente, e nel senso peggiore del termine – poveri diavoli.

Bibliografia

Massimo Introvigne, I satanisti. Storia, riti e miti del satanismo, Sugarco, 2010.
Padre Livio Fanzaga con Diego Manetti, L’ora di Satana, Piemme, 2009.
Don Gino Oliosi, Il demonio come essere personale, Fede & Cultura, 2008.
P. Morene Fiori O.P., Spiritismo, satanismo, demonologia, Aleph edizioni, 2009.
Annalisa Colzi, Come Satana corrompe la società. Con intervista esclusiva a P. Gabriele Amorth, Città ideale, 2009.