Tratto da Il Giornale del 6 aprile 2010

Come sarebbe bello essere arcivescovo, se non si dovesse cantare la messa!». Così sospirava Manasse, vescovo di Reims, poco prima di essere deposto dai legati pontifici nel 1080.

L’aneddoto può essere utile per placare gli animi, i timori, le speranze, la rabbia, la voglia di giustizia, l’incertezza che in questi giorni stravolgono i credenti per i casi di pedofilia interni alla Chiesa.

Da parte di certe lobbies pregiudizialmente anti-cattoliche ed anti-ecclesiastiche si sta tentando, con sempre crescente impeto, di ingigantire il problema, tentando di far credere che esso sia fisiologico per la Chiesa cattolica, e che, soprattutto, rappresenti la prova della insostenibilità della Chiesa come la più alta autorità morale.

Prima di effettuare qualche breve considerazione di principio, sembra opportuno sbirciare rapidamente sul piano storico, rendendosi ben conto che, in due lunghissimi millenni di storia, la Chiesa ha attraversato decine e decine di crisi, scandali, inciampi, problemi.

La dirompente e provocatoria descrizione della Chiesa quale «casta meretrix», come ebbe a definirla Sant’Ambrogio, riassume al meglio la lotta che al suo interno da sempre si combatte.

È una lotta che, terribile, soprattutto agli occhi dei fedeli, si consuma lungo il confine che separa il bene e il male, il peccato e il perdono, la superbia e la misericordia, il potere e la grazia; segno indelebile e distintivo di una perfetta istituzione di origine divina, gestita dall’uomo con l’imperfezione che gli è tipica.

La Chiesa è il corpo di Cristo, cioè del falegname della Giudea crocifisso che creava tanto scandalo tra i farisei, poiché si sedeva con i pubblicani, si accompagnava a dei miseri pescatori, sottraeva le adultere alla lapidazione e, perfino, perdonava i propri giudici, aguzzini e crocifissori.

Su questo terreno di fede e sangue, di Verità rivelata e di menzogne umane, di farisei ipocriti e di pubblicani dal cuore puro, si è costruita la Chiesa, affidata ai pochi pubblicani affinché salvassero la moltitudine di farisei.

E quanti sono stati i farisei nella storia della Chiesa? Così tanti da inquinarla ogni volta, e richiedere, ogni volta, un lungo e doloroso processo di purificazione.

La storia è abbondante in questo senso.

In generale, tuttavia, si potrebbe affermare, senza alcuna esagerazione, che ogni Papa, ogni Concilio, ogni Sinodo della Chiesa, abbiano apportato modifiche, aggiornamenti e correzioni. E, soprattutto, hanno fatto pulizia delle mele marce, con metodo apostolico, con rigore teologico, con pastorale carità, ma sempre con perseveranza, con costanza e diligentemente.

Certo la determinazione e la purezza dei Papi che hanno attraversato la storia sono state spesso ingiustamente oggetto di biasimo; quale sovrano oggi sarebbe disposto ad andare a Canossa, per penitenza? E se vi fosse un Papa che facesse giacere un governante sulla neve per tre giorni e tre notti in attesa del sincero pentimento per i suoi misfatti, cosa penserebbe il mondo moderno?

A volte è occorso poco tempo, a volte più. Spesso è stata una lotta difficile, altre volte una placida conversione. Il desiderio espresso in questi mesi, dalle numerose comunità anglicane, di poter ritornare nell’abbraccio della Chiesa cattolica, dopo ben cinque secoli, è la miglior riprova storica e dottrinale di ciò che fino ad ora si è prospettato.

La Chiesa da sempre bada a se stessa; da sempre provvede ai propri nemici esterni, riuscendo spesso a convertirne qualcuno, e a quelli interni, sanzionandoli, riconvertendoli o perdonandoli.

Del resto, però, anche il popolo fedele, la cosiddetta Chiesa congregata, oggi mostra minor mitezza, e sembra, purtroppo, meno disponibile a cooperare. Nei secoli passati è stato diversamente. I laici hanno sempre accettato sulla propria fede le materne cure e le carezze spirituali del magistero. Sarebbe utile, soprattutto oggi, che i laici tornassero a conoscere la Chiesa, a rispettarla, ad amarla, a sostenerla come i figli al capezzale di una anziana madre malata; si dovrebbe evitare che il mondo laico optasse per il suicidio assistito della Chiesa.

Ci si dovrebbe scandalizzare, insomma, non solo per i preti pedofili, ma anche per i preti che sproloquiano contro il Papa; e le parrocchie sono piene di questi cripto-luterani. Ci si dovrebbe scandalizzare non solo per i preti pedofili, ma anche per quelli che non confessano, o che sfigurano le omelie trasformandole in comizi elettorali, o per quelli che partecipano alle manifestazioni no-global.

Insomma, la Chiesa, con il tempo, riuscirà senza dubbio a guarire anche da questa ennesima patologia; ci si augura solo che anche i laici possano comprendere di non essere più in salute del malato per cui si preoccupano, ricordando le parole di Cipriano di Cartagine che sapientemente notò che «non può avere Dio come Padre, chi non ha la Chiesa come Madre».