Autore: Mangiarotti, Don Gabriele  Curatore: Saro, Luisella

Fonte: CulturaCattolica.it
Non meritano pubblicità, è vero. Una povera imbecille si è spogliata e – per protestare contro l’apertura a Berlino di una Casa dedicata alla Barbie – ha bruciato questa bambola di plastica legata su un crocifisso. Idiozia, volgarità condita dalla solita mancanza di rispetto per i simboli religiosi cristiani. Idiozia, appunto. Ho visto le immagini, e pure il filmato: poche decine di persone a guardare. Molti di più i fotografi. E così una notizia squallida e francamente disgustosa ha fatto in breve il giro del mondo, scomodando le più note Femen. Quello che sconcerta in tutto questo – ed è troppo tempo che accade – è la risonanza che fatti insignificanti (per il numero di partecipanti, in questo caso; non per la becera gravità dell’azione contro simboli cristiani) trovano sui media. E fa pensare ai giornalisti che sembrano più lacchè del disgusto che «cercatori di perle» di quel bello che eleverebbe l’esperienza umana. No, non si tratta di censura da invocare, ma di senso della realtà e di gusto e fierezza per una professione che non può diventare cassa di risonanza per il degrado umano, per la vacuità esistenziale, per ogni forma di esibizione da chiunque sia compiuta.

Abbiamo fondato i «Giuristi per la Vita», ed è già una esperienza formidabile di senso della dignità umana. Vorremmo dare avvio a una sorta di «Giornalisti per la Verità, la Bellezza e la Bontà» come, implicitamente, ha suggerito Papa Francesco.
Chissà che la finisca questa invasione del vuoto e ci si ricordi dell’uomo, della sua dignità, delle sue sofferenze, dell’anelito a un oltre, del suo diritto alla libertà, in primis quella religiosa! Che si possano leggere «buone notizie», sfatando quel superficiale luogo comune che le vorrebbe irrilevanti e noiose. Ma non sono più noiose le sfilate dei gay pride e le tette delle femen? Dopo un po’ di curiosità (a poco prezzo) sembrano un rito stantio, che interessa sempre più i fotoreporter e i guardoni che gli uomini e le donne appassionati alla loro umanità!
È finito il tempo del «MinCulPop»; non riesumiamolo con la nostra dabbenaggine e piaggeria!