I coreani poco inclini al lutto per la morte del Caro leader saranno processati e spediti ai campi di formazione o nelle aree agricole più remote del Paese
di Andrea Cortellari
Tratto da Il Giornale

Emozionarsi? È un dovere di Stato, un atto dovuto, regolato da specifiche misurazioni della quantità di dolore provato o non provato e di conseguenti pene per chi non sia in grado di mostrare sufficiente attaccamento al lutto.

Succede in Corea del Nord, a sentire il quotidiano Daily NK, dove il Paese ha appena smesso di piangere la morte del suo “caro leader” Kim Jong-Il e il suo successore ha aperto la caccia alle streghe nei confronti di quanti non si siano lasciati andare a quantità politicamente corrette di lacrime nei momenti dedicati all’ex capo di stato.

Prima la pubblica critica e il processo, poi la decisione da parte delle autorità preposte di passare all’esecuzione delle pene nei confronti dei cittadini troppo poco convinti nel piangere la scomparsa del dittatore. Una commemorazione non adeguata della morte del tiranno coreano può costare molto cara.

Quanto e cosa è presto detto. Sei mesi, da trascorrersi in campi di formazione-lavoro, un periodo in cui fare ammenda per non aver partecipato al lutto nazionale o per averlo fatto sì, ma sembrando davvero poco convinti. Nei campi di rieducazione, o nelle aree agricole più remote del Paese, finiranno non solo i cittadini poco propensi al pianto, ma anche chi ha osato criticare ampiamente il passaggio di poteri diretto da Kim Jong-Il a Kim Jong Un, che rappresenta la terza generazione della famiglia a guidare la Corea del Nord.