di Domenico Bonvegna

È importante dare ai fatti il loro giusto nome, altrimentisi rischia di prendere lucciole per lanterne, è un po’quello che sta succedendo in Italia.

Dal 2008, quando è iniziata la cosiddetta “crisi”finanziaria negli Usa, siamo in guerra, in Europa, ma soprattutto in Italia. Il nostro Paese è stato attaccato a colpidi spread, simili ai carri armati, dalla finanza senza regole che vuole impossessarsi del nostro patrimonio. Non sono esperto in economia o in finanza, l’ho scritto più volte, per capire meglio, ancora una volta cito un fondo ben scritto apparso sul quotidiano Libero dal giornalista e scrittore cattolico Antonio Socci, che ha utilizzato un documento di Alleanza Cattolica, apparso nel nuovo numero della rivista Cristianità, organo ufficiale di Alleanza Cattolica. Ad oggi credo sia l’unico giornalista che abbia colto la brillante analisi di Alleanza Cattolica uscita il 5. 12. 11 scorso (www. alleanzacattolica. org).

“Che cosa sta esattamente accadendo”, si chiede Socci, come mai il nostro Paese è minacciato dal default ? Rispondono gli esperti: perché c’è il debito pubblico, ma il Giappone ce l’ha quasi il doppio rispetto al nostro, eppure non è attaccato dalla speculazione.

Bisogna dire la verità: “quella in cui ci troviamo non è una «crisi», ma una «guerra». Passa un’enorme differenza tra le due situazioni “. Una «crisi» infatti è come un disastro naturale (terremoto o alluvione) o come la traversata di un deserto: ci fa sentire uniti da un compito comune e fa dire a delle persone in gamba che è addirittura «un’opportunità» (espressione che io però userei sempre con cautela o mai perché ci sono delle vittime). Ma una «guerra» invece non è «un’opportunità» per nessuna persona perbene (solo loschi potentati bramano guadagnarci, ma di certo nessun uomo che abbia una moralità). In una guerra ci sono nemici, interessi in conflitto e forti che assalgono deboli. In una guerra è vitale capire chi sta combattendo, per cosa e come. E da che parte stiamo noi. A me pare che molte persone in gamba (penso al mondo cattolico) siano incorse nell’abbaglio di confondere una guerra con una crisi, scambiando lucciole per lanterne, o le cannonate delle artiglierie per i fulmini di un temporale o per i fuochi d’artificio della festa paesana”. (Antonio Socci, Questa non è una crisi. L’Italia è bottino do guerra, 18. 12. 11 Libero)

A questo punto Socci fa riferimento al documento di Alleanza Cattolica, agenzia di laici cattolici, studiosi e ricercatori, “è proprio perché non ci si è ancora resi conto che siamo in guerra – dice Cristianità – che molti, i quali condividono ideali comuni (per esempio cattolico-liberali o ispirati alla dottrina sociale della Chiesa) «rischiano di dividersi tra loro»: sui «sacrifici», il «governo dei tecnici», l’Europa e altro. Ed è anche per questo che in Italia i vecchi schieramenti politici si frantumano e tutto sta cambiando”.

«Cristianità» spiega: «Almeno dal 2008 è in corso una guerra mondiale più difficile da capire di altre, perché combattuta non su campi di battaglia militari – almeno non principalmente, perché non mancano episodi di questo genere, come la guerra in Libia – ma nelle borse, nelle banche e nel sistema finanziario internazionale. Che questa sia una modalità delle moderne guerre dette “asimmetriche”, a proposito delle quali la parola “guerra”è usata in senso proprio e non solo metaforico, è stato chiarito dagli stessi ideatori della nozione di “guerra asimmetrica”, i colonnelli dell’esercito della Repubblica Popolare Cinese QiaoLiang e WangXiangsui, che nel loro libro “Guerre senza limiti. L’arte della guerra asimmetrica tra terrorismo e globalizzazione”, talora presentato come “la Bibbia dei nuovi conflitti”, oltre all’esempio del terrorismo citano precisamente quello delle aggressioni attraverso tecniche di tipo finanziario».

Anche Mario Monti secondo Socci, concorda che il problema comincia nel 2008 con la grande esplosione dei «subprime» americani (costata 4. 100 miliardi di dollari che hanno dissestato l’economia mondiale, e quando fa riferimento alla regolazione dei mercati, parla di «conflitto, non armato, ma conflitto». “Resta da capire – scrive Socci – se, quanto e come tale regolazione «bellica» di forze finanziarie più potenti degli stati possa essere imposta da tecnocrazie spesso provenienti dallo stesso mondo finanziario e bancario e con procedure che sembrano annacquare sempre più democrazia e sovranità popolare”.

Dunque secondo la rivista «Cristianità», «Dopo che la crisi del 2008, seguita dall’elezione di un presidente degli Stati Uniti particolarmente inadatto a governarla, ha dimostrato che per la prima volta dopo la fine della Seconda guerra mondiale l’egemonia statunitense può essere messa in discussione, si è scatenata una guerra asimmetrica di tutti contro tutti per cercare di sostituirla con “qualche cos’altro”, dove i principali contendenti sono la Cina, alcuni Paesi arabi – che si muovono anche secondo una logica di tipo religioso -, e il BRI, sigla riferita a Brasile-Russia-India, Paesi che si considerano le potenze economiche emergenti del futuro e formano il cosiddetto BRIC con la Cina, con cui però hanno interessi non coincidenti».

Certamente ci sono stati degli errori da parte degli Usa, e dell’Europa che hanno contribuito grandemente a dar fuoco alle polveri e a rendere l’Europa il vaso di coccio o meglio la preda. In particolare, Socci vede due ordini di errori da parte dell’Occidente: 1: gli Usa hanno «dopato» la loro economia non solo con le «bolle» speculative, ma anche consentendo alla finanza quell’errata globalizzazione che ha trasformato l’Asia e soprattutto la Cina in produttore a basso costo. Per questo hanno consentito quell’ingresso di schianto e senza condizioni della Cina nel Wto che ha messo in ginocchio le nostre produzioni e ha trasformato la Cina oggi nel «padrone» degli Usa (visto che ne detiene una parte significativa del debito pubblico).

2. In Europa, col crollo del comunismo e la riunificazione della Germania, è riesploso lo scontro fra interessi nazionali, si è accantonata la cultura cattolica europeista di Adenauer, Schuman e De Gasperi e si è dato il potere a una tecnocrazia che ha inventato un’altra Europa, quella della moneta unica, senza una banca centrale come referente finale e senza un governo politico federale. Così esponendo l’euro e l’Europa – inermi – agli assalti.

In questo scenario «bellico» l’Italia è un vaso di coccio che ha perfino osato andare per conto suo alla ricerca del petrolio libico e del metano russo. Perciò hanno usato il suo storico debito pubblico (e certi errori della sua classe politica) per punirla e metterla a guinzaglio essendo peraltro una preda appetitosa per i tesori che possiede (dal grande risparmio delle famiglie, alle aziende di stato, al patrimonio pubblico in generale) e che molti vogliono spolpare.

In conclusione, secondo Socci, la guerra continua e non è chiaro come si difende l’Italia, anche se nel documento di Alleanza Cattolica mi sembrava che la guerra finanziaria, che non prevede occupazioni del territorio sconfitto, si era conclusa e l’Italia ormai l’aveva persa, addirittura al nostro Paese gli è stato imposto uncommissariamento, in questo caso dei vinti : “attraverso un governo che risponda ai vincitori, i quali ne dettano le condizioni di funzionamento: un «governo Badoglio» o se si preferisce – ma le vicende storiche furono diverse – un «governo Pétain”. Ma se per Socci, la guerra ancora continua, meglio così, abbiamo qualche speranza in più per risollevarci.