Per l’eterologa francese il donatore è sacro, il diritto del figlio no.

da SAFE – Salute femminile

Per la prima volta, un tribunale francese si è pronunciato sulla possibilità, per una persona nata da donazione anonima di sperma, di poter entrare in contatto con il proprio padre biologico. Una donna di trentadue anni – nome fittizio “Agathe” – ha chiesto di conoscere l’identità del donatore o, in subordine, precedenti clinici dell’uomo, motivo della donazione, numero dei suoi figli concepiti con lo stesso sistema. Agathe vuole sapere se lei e suo fratello, pure nato da eterologa, hanno lo stesso padre. Ma la legge francese di bioetica protegge l’anonimato del donatore e i giudici hanno rigettato tutte le richieste.

Caso chiuso. Anzi, no. Non si può far finta che non esista il dolore di chi, venuto a conoscenza delle circostanze del proprio concepimento, cerca aiuto. “Ci si guarda allo specchio e ci si chiede da dove arriviamo. Usiamo tutti le stesse parole per descrivere questo vuoto”, ha detto Agathe. E aggiunge che “in tutta questa fabbrica procreativa voglio poter mettere un viso”.

Quando si pretende che anche l’Italia si aggiunga al novero delle nazioni alle prese con questo genere di problemi – la fabbrica di bambini concepiti con l’eterologa diventa sempre più fabbrica autorizzata di infelicità e di contenziosi laceranti – bisognerebbe ricordare la disperazione di chi, come Agathe, si sente vittima di una finzione: “Questo sistema è stato concepito da persone che hanno dimenticato che i figli crescono”. E vogliono sapere chi sono.