matita blu di Tommaso Gomez
Tratto da Avvenire del 21 ottobre 2010

Lapidazione preventiva dei volontari dei Cav e del Movimento per la vita, per la loro ostinazione a non vedere nell’interruzione di una gravidanza il bene assoluto e nel voler cercare di rimuovere le cause che possono spingere una donna a praticarla, esattamente com’è scritto nella 194.

Ma sì, lapidiamoli! «Lapidazione psicologica in chiave clericale», è il titolo alla rovescia della Repubblica alla fatwa di Mario Pirani, che senza averne mai incontrato uno, ma per pregiudizio e sentito dire è certo che la legge sui consultori della Regione Lazio è una «legge controriformistica che mira a imporre all’universo mondo i dettami del fondamentalismo ecclesiastico. La libera decisione della singola donna è cancellata». Cancellata perché alla donna vengono proposte delle alternative all’aborto? Semmai la donna sarà più libera, se l’aborto non è scelta obbligata.
Che strano concetto di libertà… Citando Giulia Rodano, Pirani prevede «un trattamento persecutorio per dissuadere la donna dall’abortire».

La civiltà si misura dalla quantità di aborti? Più ne fai, più sei libero e civile? La Stampa, edizione torinese, sembra  non condannare la delibera del governatore piemontese Cota, che prende le mosse da un dato di fatto: il tasso di aborti in Piemonte è più alto della media nazionale. Perbacco, Cota non ne è orgoglioso! Come pensa di operare?
«Offrendo, già al primo colloquio, servizi di consulenza psicologica, sussidi, sostegno socio-educativo anche domiciliare, mediazione familiare, soluzioni di appoggio e di ospitalità per il bambino o per la coppia madre-figlio». È l’applicazione della 194, tutta intera.
Obiezioni?

Proprio a Torino, l’estremista dell’aborto Silvio Viale piagnucola: «’Abortisci? Al Sant’Anna sei di serie B’» (titolo dell’edizione torinese di Repubblica). Ottavia Giustetti raccoglie la versione di Viale a proposito del dito rotto della caposala Tiziana Adamo durante una ‘discussione’: «Non ho mai, assolutamente mai, recato danno volontariamente a nessuno. Se qualcosa è successo è stato un incidente». Se sentite il bisogno della versione della Adamo, beh, tenetevi la curiosità. Ma Viale dice di più: «Secondo il ginecologo del Sant’Anna, medici e infermieri, obiettori e no, tendono a considerare la paziente che non partorisce ma che interrompe una gravidanza alla stregua di una paziente meno importante». L’affermazione è grave. Premesso che tutti gli esseri umani sono uguali (perfino medici obiettori e non!), mettere al mondo un figlio non è esattamente come abortirlo.