di Riccardo Cascioli
Tratto da La Bussola Quotidiana

“Il matrimonio com’è previsto dalla Costituzione del nostro Paese, se non la si cambia, è l’unione tra persone di sesso diverso. Finalizzata alla procreazione. Tra l’uomo e la donna”.

Così disse Massimo D’Alema alla festa del Pd di Ostia. Ed è venuto giù il mondo: associazioni di omosessuali, l’onnipresente Paola Concia, politici del Pd, tutti a sparare sul povero D’Alema, reo di aver leso i diritti degli omosessuali, di aver pronunciato “affermazioni talmente rozze da risultare incredibili” (Arcigay), e via di questo passo. Al punto che dopo poche ore, lo stesso D’Alema è tornato sui suoi passi chiedendo “scusa se ci sono stati riferimenti rozzi al dettato costituzionale” e negando di sostenere che “la Costituzione proibisce il matrimonio tra omosessuali, cosa che peraltro non urta la mia sensibilità”.

Ora chiunque può constatare che la seconda dichiarazione di D’Alema, riguardo a cosa prescrive la Costituzione in materia di matrimonio, è esattamente l’opposto della prima. E questo già la dice lunga su chi comanda davvero in Italia, su chi detta l’agenda politica, sulla vera forza delle lobby gay capaci di far prostrare un leader politico di primo piano come D’Alema (ah, questi politici così fermi nei princìpi).

E al proposito vale la pena sottolineare che nel suo intervento D’Alema aveva comunque appoggiato in tutto e per tutto le rivendicazioni del movimento gay, eccetto il matrimonio: ma solo perché escluso dalla Costituzione e perché offenderebbe “una parte di italiani che lo considerano un sacramento”. Ma siccome si parlava di possibile alleanza con l’Udc, il discorso di D’Alema era chiaro: il matrimonio gay non va messo nel programma di governo perché altrimenti l’Udc non potrebbe entrare nella coalizione, e comunque nulla vieta di portare la questione in Parlamento. Inoltre, D’Alema ha anche accusato di omofobia una parte del mondo cattolico (e quale sarebbe questa parte, on. D’Alema?).

Quindi, ad onor del vero, D’Alema non si è detto contrario per principio al matrimonio gay, ne ha fatto una questione di opportunità politica, e comunque ha fatto una semplice constatazione quanto al dettato costituzionale. E’ questa che ha provocato una reazione isterica delle lobby gay, ed è su questo punto che vorremmo soffermarci, perché stiamo parlando di uno schieramento politico che in questi anni ha trasformato la Costituzione del 1948 in una sorta di totem, sempre pronti a gridare allo scandalo se qualcuno parla di riformare degli articoli. Ma chissà perché quando si parla di famiglia – ma anche di libertà di educazione – la Costituzione non è più sacra: non si chiede neanche di riformarla, ci vorrebbe troppo tempo, si decide semplicemente di ignorarla e procedere come se non ci fosse.

E guai a chi ne cita gli articoli indesiderati, come è successo a D’Alema. Il quale non ha inventato nulla, ha semplicemente detto cosa c’è scritto. Recita infatti l’articolo 29: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”. E l’articolo 30 descrive così il ruolo sociale dei genitori: “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”. E poi, ancora all’articolo 30 e 31 si parla di paternità e maternità. Ebbene sì, la nostra Costituzione riconosce una sola famiglia come società naturale, quella fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, e lo fa nell’interesse primario dei figli, tale che questi vanno tutelati anche se nati fuori dal matrimonio. E in questo non c’entrano né sacramenti né religioni, è solo un problema di riconoscere il bene della società.

Perché per questi Guardiani della Costituzione citare asetticamente un articolo della stessa Costituzione costituisce “affermazione talmente rozza da risultare incredibile”? E perché D’Alema si rimangia le parole scusandosi per i “riferimenti rozzi al dettato costituzionale?”. Lo si può spiegare solo con la forza di una ideologia cieca e violenta, che nega perfino il diritto di citare un articolo della Costituzione, figurarsi esprimere una libera opinione.

Allora noi vogliamo essere rozzi fino in fondo e citiamo anche l’articolo 31: “La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia (quella fondata sul matrimonio tra uomo e donna, ndr) e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose”. Ci sono già 63 anni di ritardo nell’attuazione di questo articolo. Vogliamo pensarci?