Sono più di 50 le persone uccise nella regione settentrionale nei giorni di festa che hanno riportato la tragedia nel paese africano

Bombe e sparatorie, morti e feriti, disperazione e lacrime. La popolazione colpita da attacchi degli integralisti islamici a Natale (44 morti) e in gennaio (185 uccisi), continua a morire devastata dalla violenza dei terroristi integralisti.

Per Ignatius Kaigama, arcivescovo della diocesi di Jos al confine con Kaduna,  intervistato da “Il Sussidiario.net” “non c’era bisogno degli esperti americani per prevedere che a Pasqua sarebbe avvenuto un attentato in una chiesa nigeriana. La regione è zeppa di esplosivi giunti via terra, via mare e anche dal cielo al solo scopo di essere utilizzati contro i cristiani. E come dichiarato dallo stesso presidente, i terroristi sono ormai infiltrati nel governo, nella polizia e nell’esercito”.

Non ci sono state finora rivendicazioni, ma le autorità sono convinte che dietro all’autobomba saltata in aria ieri a Kaduna (nord) nei pressi di una chiesa mentre era in corso una funzione religiosa, vi siano elementi delle setta fondamentalista Boko Haram, legata ai terroristi di al Qaida. L’ultimo bilancio parla di 36 morti e una cinquantina di feriti, di cui almeno 13 in gravissime condizioni.

Come pure sarebbero opera dei Boko Haram i tre attacchi separati che negli Stati di Yobe e di Borno, sempre nel nord a maggioranza musulmana, tra ieri sera e oggi hanno lasciato sul terreno altri sette morti: tra loro anche treassalitori. Questa serie di attentati coordinati non avrebbe matrice religiosa ma sarebbe piuttosto espressione di una strategia di destabilizzazione del governo del presidente Goodluck Jonathan.

Che, d’altra parte, essendo cristiano, deve per forza essere messo in difficoltà perchè gli integralisti islamici possano realizzare il loro principale obiettivo: l’instaurazione della Sharia (la legge islamica) in tutta la Nigeria.

Negli Stati di Yobe e di Borno, hanno riferito le autorità, «sono stati attaccati e dati alle fiamme» un commissariato di polizia, una banca, un albergo e un edificio della pubblica amministrazione. Nel contempo sono stati uccisi un uomo
politico, un sergente di polizia e la sua figlioletta di 6 anni, sorpresi senza difese nella loro casa a Putiskum. Si sono invece salvati ingaggiando un conflitto a fuoco i soldati di un posto di blocco a Maiduguri.

A Kano, la più grande città del nord, l’esercito ha disinnescato un ordigno
individuato in un’autovettura parcheggiata in pieno centro. La metropoli era stata teatro lo scorso 20 gennaio di una serie di attacchi che avevano provocato 185 morti.

Intanto sembra essere stata chiarita la dinamica della strage di ieri a Kaduna. Un kamikaze ha cercato di portare la sua auto imbottita di esplosivo all’ingresso di una chiesa ma, fermato a un posto di blocco, è tornato indietro ed è saltato in aria vicino a un altro edificio religioso, praticamente in mezzo a una miriade di moto-taxi parcheggiati in attesa dei fedeli che stavano ancora partecipando alla messa pasquale. Altre vetture si sono incendiate e sono andate distrutte, facendo pensare alla presenza di una seconda autobomba

da Vatican Insider