Cresce il numero dei casi di strisciante cristianofobia nel Paese

di Paul De Maeyer

ROMA, lunedì, 18 aprile 2011 (ZENIT.org).- L’elenco delle persone finite nei guai giudiziari o sanzionate in Gran Bretagna, solo perché desiderose di vivere secondo i dettami della propria fede cristiana, rischia di allungarsi. Dopo vicende come quella della dipendente copta della compagnia di bandiera British Airways, Nadia Eweida, dello psicoterapeuta e consulente matrimoniale Gary MacFarlane, della coppia di albergatori cristiani Peter e Hazelmary Bull, o della coppia cristiana di origini giamaicane Eunice e Owen Johns (per nominarne alcune), i media d’Oltremanica hanno segnalato un nuovo esempio di strisciante cristianofobia o – in questo caso – “crocefobia”. A dedicare ampia attenzione al nuovo caso è stato il Mail on Sunday del 17 aprile.

Una delle più grandi cooperative edilizie della Gran Bretagna, la Wakefield and District Housing (WDH), con sede a Castleford, a sudest di Leeds, nello Yorkshire Occidentale, ha aperto una procedura disciplinare nei confronti di un suo dipendente – Colin Atkinson -, perché rifiuta di togliere una discreta e semplice croce fatta di foglia di palma dal parabrezza del furgoncino aziendale. Atkinson, che è stato assunto nel 1996 come elettricista da parte della cooperativa, la quale riceve anche denaro pubblico, rischia persino di essere licenziato per “grave errore professionale”, nonostante abbia uno stato di servizio impeccabile.

“Gli ultimi mesi sono stati incredibili, un incubo”, così ha detto Atkinson. “Ho lavorato nelle miniere di carbone ed ho prestato servizio nell’esercito nell’Irlanda del Nord e non ho mai subìto un tale stress. Il trattamento dei cristiani in questo paese sta diventando diabolico. È il politicamente corretto portato all’estremo”, così ha detto Atkinson, 64 anni, che con la seconda moglie Geraldine frequenta la Pentecostal Destiny Church a Wakefield. Ma l’uomo non intende lasciar correre. “Non sono mai stato così motivato prima. Sono determinato a battermi per i miei diritti. Se mi licenziano, così sia. Ma mi batterò per la mia fede”, ha detto al Mail on Sunday. “(Noi) cristiani – sostiene – siamo chiamati a vivere pubblicamente la nostra fede”.

I problemi del signor Atkinson sono iniziati l’anno scorso, quando i reponsabili dell’azienda, che conta quasi 1.500 dipendenti e gestisce oltre 30.000 case nell’area di Wakefield, hanno chiesto al loro dipendente di non esporre più la croce dietro il parabrezza del furgone, anche se per anni non avevano detto nulla. Secondo i capi della cooperativa, la croce potrebbe offendere la gente o erroneamente far capire che si tratti di “una organizzazione cristiana”. Come ha spiegato la responsabile per l’uguaglianza e la diversità all’interno della cooperativa, Jayne O’Connell, la sua società ha una linea di condotta neutrale. “La WDH ha una posizione di neutralità. Abbiamo adesso diverse fedi, nuove culture emergenti. Dobbiamo essere rispettosi verso tutte le fedi e i diversi punti di vista”, ha ribadito la O’Connell.

L’elettricista ha respinto con decisione questi timori. In tutti questi anni, “non ho mai ricevuto una reazione negativa o una lamentela”, così ha detto al Mail. Anzi, così ha continuato Atkinson, “sono in buoni rapporti con la gente e ho molti amici di altre fedi, incluso un sikh e un indù”.

Come osservato nell’edizione domenicale del Daily Mail, il caso ha dell’incredibile. Il capo del deposito della WDH a Castleford, da cui dipende Colin Atkinson, ha decorato senza problemi il suo ufficio con un manifesto del noto rivoluzionario argentino Che Guevara (1928-1967).  Inoltre, la cooperativa è una convinta promotrice di politiche dette “inclusive”, partecipa con bancarelle o chioschi a manifestazioni per i diritti degli omosessuali, sostiene la causa dei “transgender” e permette ai suoi dipendenti di portare simboli religiosi, ad esempio il turbante dei sikh. D’altronde, rispondendo a una domanda precisa del rappresentante sindacale di Atkinson, Terry Cunliffe, la O’Connell ha dichiarato che non avrebbe alcun problema se una sua dipendente indossasse un burqa con i colori aziendali, giudicandolo un capo d’abbigliamento “discreto”. L’importante è che la donna lavori sodo, ha fatto capire la responsabile.

L’azione nei confronti di Atkinson sembra essere partita da una lettera anonima “maliziosa” e “piena di grossolane bugie”, la quale ha suscitato comunque nel dicembre scorso un cambiamento del regolamento interno sull’uso delle vetture aziendali. La versione “aggiornata” – così rivela il Mail on Sunday – impone la rimozione di tutti i simboli personali dalle auto e dai furgoni della società. “L’unica conclusione a cui sono giunto è che abbiano spostato i paletti per poter prendere di mira me”, ha spiegato Atkinson, che ha detto di sentirsi “sotto processo” per la sua fede. Secondo l’elettricista, la mossa dell’azienda “è motivata dalla paura di offendere le minoranze etniche”.

Atkinson ha il sostegno di molti colleghi e  del suo rappresentante sindacale, Cunliffe, il quale ha dichiarato che l’associazione edilizia sta “spingendo la sua politica del politicamente corretto davvero troppo oltre”. “La compagnia sta usando la mazza per schiacciare una nocciolina. È una misura completamente sproporzionata quella di far rischiare a qualcuno il licenziamento per aver esposto un discreto simbolo religioso”, ha detto.

Anche il Christian Legal Centre appoggia la battaglia del “soldato” Atkinson. In un comunicato pubblicato domenica sul sito dell’associazione, l’amministratrice delegata Andrea Minichiello Williams ha definito Atkinson “un uomo rispettabile e laborioso”. Secondo la Minichiello Williams, la vicenda “sa di qualcosa di profondamente illiberale e notevolmente intollerante”. “È questo il genere di società in cui il pubblico britannico desidera vivere?”, si è chiesta. “La croce è un simbolo profondo dell’amore di Dio per noi tutti. Non dovrebbe essere un qualcosa di cui provare imbarazzo”, ha aggiunto.

Per il Mail on Sunday, la cosa è chiara. Anche se l’azienda del sig. Atkinson proclama la sua imparzialità o neutralità, “non è affatto così”. “Quando proprio la Domenica delle Palme un uomo onesto viene braccato per aver affermato sobriamente la sua fede con una croce di palma, questa storia comincia ad assomigliare ad una persecuzione” (17 aprile).