Dopo l’assassinio di un parroco e intimidazioni ad altri sacerdoti

MATAGALPA, martedì, 18 ottobre 2011 (ZENIT.org).- Il Vescovo di Matagalpa, monsignor Rolando Álvarez, ha denunciato lunedì scorso di aver ricevuto minacce anonime per telefono, così come altri due sacerdoti del Nicaragua, e ha avvertito del fatto che nel Paese non esiste “un ambiente pacifico”.

Lunedì 10 ottobre, alle 13.30, uno dei familiari del Vescovo Álvarez ha ricevuto una chiamata telefonica. Una voce maschile ha detto: “Quello stupido parroco, se non lo mettono a tacere lo faremo tacere noi”.

Il presule ha segnalato che queste minacce sono dovute alla missione profetica che i Vescovi della Conferenza Episcopale del Nicaragua realizzano alla luce del Vangelo.

In una conferenza stampa, ha detto di considerare le azioni di questo tipo “una minaccia alla mia integrità fisica e ovviamente alla mia vita”.

La sua denuncia si unisce a quella dei due sacerdoti Edwin Román Calderón e Gerardo José Rodríguez Pérez, che hanno detto di essere stati vittime di intimidazioni attraverso telefonate anonime e sms sui loro cellulari.

Per le minacce contro i due religiosi, la polizia nazionale ha arrestato sabato e liberato, perché nessuno ha presentato un’accusa formale, Alberto Leonel Conde, fratello del vicario della Cattedrale di Managua, Bismarck Conde.

Alberto Conde ha confessato di essere l’autore delle minacce anonime contro almeno 4 sacerdoti. Il presbitero Edwin Román, che conosce personalmente Alberto Conde, ha respinto la versione della polizia, parlando di “una cortina di fumo”.

Interessi politici

Secondo il sacerdote, le autorità hanno presentato Conde come l’autore delle minacce per “sviare” l’attenzione sulla lettera pastorale divulgata giorni fa dalla Conferenza Episcopale del Nicaragua.

Nel documento, i Vescovi esortano i nicaraguensi a votare, con libertà e senza alcuna paura, e per un candidato che “rispetti la Costituzione” e non abbia precedenti per corruzione.

Nelle prossime elezioni presidenziali, il Presidente Daniel Ortega aspira a restare al potere nonostante esista una norma costituzionale che proibisce la rielezione immediata, norma tuttavia dichiarata inapplicabile dai magistrati della Suprema Corte di Giustizia, favorevoli a che Ortega rimanga al potere.

Il segretario generale della Conferenza Episcopale, René Sándigo, ha ammesso che i Vescovi “corrono il rischio” di essere male interpretati, criticati, oggetto di intimidazioni e perfino repressi “in modo aperto o velato da quanti si sentono messi in discussione”.

Critiche alla polizia

Dal canto suo, il Vescovo Álvarez ha detto che “l’ambiente” non è adatto a presentare una denuncia formale alla polizia nicaraguense. Non lo hanno fatto neanche i sacerdoti Calderón e Román.

Il presule ha criticato la polizia per le “contraddizioni” nelle indagini sull’assassinio del parroco Marlon Pupiro, il 20 agosto scorso, il cui omicida reo confesso, Yasker Blandón, è stato condannato a 30 anni di carcere.

Allo stesso modo, ha denunciato l’esistenza di “una commissione che visita e offre ogni tipo di elargizione” ai leader della Chiesa cattolica.

Nelle elezioni del 6 novembre prossimo, circa 3,4 milioni di nicaraguensi eleggeranno il Presidente, il vicepresidente, 90 deputati all’Assemblea Nazionale e 20 al Parlamento Centroamericano.