Parroco accusato di rifiutare la comunione a bimba disabile. Ha solo chiesto che la famiglia frequentasse il catechismo
di Marco Ingino
Tratto da Avvenire del 29 gennaio 2010

«Parroco nega la comunione a bambina disabi­le». Questo il titolo ad effetto con il quale, da ieri mattina, i mezzi di informazione della provincia di Avellino hanno trattato una vicenda che, nel giro di qualche ora, è balzata agli onori della cronaca na­zionale. In realtà, spiega don Rocco Mansueto, sacerdote di Melito Irpino, il comune dove si verificata la querelle, si «tratta di una storia che si ripete, il solito polverone che copre i fatti veri e ne presen­ta altri del tutto inventati». Se­condo Renato e Silvana Di Flumeri, genitori della bam- bina di dieci anni affetta da un leggero deficit mentale e con problemi all’udito, il sa­cerdote avrebbe negato il sa­cramento alla loro figlia per­ché disabile. Da qui l’inizia­tiva dei coniugi di dare man­dato ad un avvocato per de­nunciare «alla magistratura una decisione gravemente discriminatoria e particolar­mente crudele del parroco». Pronta e pacata la replica del prelato: «In realtà – ha spie­gato don Rocco – l’unica co­sa vera nella vicenda è quel­la che la bambina non è nel­le condizioni di poter riceve­re il sacramento ma la ragio­ne non va assolutamente ri­cercata nella disabilità. I sa­cramenti, a cominciare dal­l’Eucarestia non vengono e non possono essere negati in ragione della condizione fisi­ca e mentale dei fedeli ma im­pongono, a quanti intendo­no accostarsi e riceverli una sufficiente consapevolezza». Il sacerdote ha spiegato le ra­gioni della sua decisione an­che al vescovo della diocesi di Ariano Irpino – Lacedonia, monsignor Giovanni D’Alise, con il quale ha avuto un lun­go colloquio telefonico rice­vendo comprensione e soli­darietà. «La mia intenzione è quella di aiutare la bambina e i genitori: da tempo li solle­cito a frequentare la parroc­chia, a partecipare ai corsi preparatori del catechismo ma non si sono mai fatti ve­dere.

Per questo ho deciso di mandare loro un segnale che faccia riconsiderare il loro comportamento: non c’è al­cun tentativo discriminato­rio, più semplicemente an­che questa famiglia, al pari delle altre della nostra comu­nità, deve sentirsi impegnata in un cammino che, libera­mente scelto, impone la cri­stiana consapevolezza e la dovuta considerazione dei sacramenti».

Una spiegazione che non ha indotto i genitori a recedere dal proposito di adire alle vie legali. Anzi. Il loro disappun­to è aumentato quando don Rocco ha negato il nulla-osta per far celebrare la funzione in una chiesa di un paese vi­cino.

Anche in questo caso, però, Rocco è stato irremovi­bile attenendosi al diritto ca­nonico: niente permesso fi­no a quando la famiglia, in­sieme alla bambina, non sa­ranno pronti per ricevere il sacramento, dopo cioè aver frequentato il corso di cate­chismo. «Credetemi – ha con­cluso don Rocco – ci trovia­mo al cospetto del solito pol­verone mediatico sollevato da parte di chi pensa di poter ottenere tutto e subito solo per un fatto di forma. Pecca­to solo che l’avvocato di fa­miglia non mi abbia ancora chiamato: se correttamente mi avesse interpellato, gli a­vrei spiegato come stanno le cose».