La divisione dei parlamentari in «laici» e «clericali» è «francamente insopportabile». Tanto più se il secondo aggettivo viene appiccicato ai cattolici, «come se fossero incapaci di un loro pensiero critico e di una loro capacità decisionale». Venti deputati di Pdl, Lega, Pd e Udc hanno preso ieri carta e penna e hanno replicato, pur senza citarlo, a  Gianfranco Fini, che nel suo intervento alla festa del Pd a Genova, tre giorni fa, aveva evocato la distinzione per ribadire che il «cittadino deputato risponde alla sua personale coscienza». Il titolo della presa di posizione trasversale è esplicito: «Non strumentalizzare la laicità per mettere il bavaglio ai parlamentari cattolici».
Già l’altroieri alle affermazioni del presidente della Camera sul testamento biologico – perché questo è il nodo del contendere – avevano replicato piccati i capigruppo del Pdl a Palazzo Madama Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello.
Dicendo di non accettare «lezioni di laicità», avevano difeso i senatori che hanno licenziato il testo Calabrò sul fine vita, accusato da Fini di essere marcato da un’ideologia. Lo stesso Raffaele Calabrò ha espresso ieri «meraviglia», perché Fini ha «derogato dal suo ruolo super partes» per una «partita di carattere politico personale piuttosto che legata all’argomento specifico, che invece andrebbe affrontato con tutta la serietà possibile».

La missiva dei venti rappresentanti nell’assise che Fini presiede – e nella quale a partire da metà settembre si inizierà a discutere di fine vita – intende marcare un punto. «Siamo tutti impegnati, proprio in quanto laici cattolici, ad assumerci la piena responsabilità delle nostre convinzioni, a non farci né strumentalizzare, né intimidire, a cercare di condividerle con il maggior numero possibile di colleghi di tutti gli schieramenti». Altro che «longa manus dei vescovi», il plotone bipartisan rivendica studio, approfondimento e decisioni in piena autonomia.

A firmare il pronunciamento sono otto pidiellini – Di Virgilio, Aprea, Bocciardo, Bertolini, La Loggia, Farina, Pagano e Saltamartini – e un leghista, Polledri. La pattuglia del Pd è composta da Binetti, Bobba, Calgaro, Carra, Mosella, Sarubbi e Servodio. Mentre per l’Udc ci sono Buttiglione, Pezzotta, Santolini e Volontè. Rivendicano il loro statuto di laici che hanno «ben distinta» la differenza tra sfera religiosa e civile. E ritengono che il clericalismo invece «alberga a diverse latitudini, spesso vestito di un laicismo che vorrebbe confinare la sfera dei valori religiosi unicamente nel privato della coscienza dei singoli». Invece i valori «non possono essere lasciati fuori dallo spazio pubblico, cioè della politica. Nessuno li vuole imporre per legge, ma nessuno ci può chiedere di rinunciarvi». E per chi non avesse capito, il valore primo è quello della vita, che «difendiamo e difenderemo sempre e in ogni circostanza».

Gianni Santamaria

© Avvenire – 29 agosto 2009