Una proposta emersa durante l’Assemblea generale della Cei
di Chiara Santomiero
Tratto dal sito ZENIT, Agenzia di notizie il 25 maggio 2011

Tornare a valorizzare “figure tradizionali antiche” come il padrino e la madrina ma ipotizzarne anche di nuove come i “tutor” per il percorso di accompagnamento alla fede: sono alcune delle proposte emerse dai gruppi di studio seguiti alla relazione “Introdurre e accompagnare all’incontro con Cristo nella comunità ecclesiale: soggetti e metodi dell’educazione alla fede”, tenuta il 24 maggio da mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano e presidente della Commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi della Cei, alla 63ma Assemblea generale dei vescovi italiani in corso a Roma.

Ne ha parlato lo stesso Semeraro in una conferenza stampa svoltasi mercoledì presso l’Aula Paolo VI, specificando che “in tutti i gruppi è emerso come nevralgico il tema della famiglia rispetto all’educazione alla fede non solo per la centralità del soggetto, ma anche per la situazione di affanno in cui versa e che rende necessario che essa stessa sia accompagnata”.

“Il processo educativo – ha ricordato Semeraro citando gli Orientamenti pastorali per il decennio ‘Educare alla vita buona del Vangelo’ – è efficace quando due persone, l’educatore e l’educando, si incontrano e si coinvolgono profondamente” così come al centro dell’esperienza cristiana c’è “non una decisione etica ma l’incontro con una Persona che è Cristo”.

Per questo, sempre dai gruppi di studio, è emersa l’importanza del “valore testimoniale nella trasmissione dell’esperienza di fede – già affermata da Paolo VI nell’enciclica Evangelii nuntiandi con l’incisiva espressione ‘il mondo ha più bisogno di testimoni che di maestri’ – declinato nel senso di una parrocchia accogliente e testimoniante con gioia”.

Tanto più verso i cosiddetti “ricomincianti” di cui ha parlato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei nella prolusione dell’assemblea, cioè “adulti – ha spiegato Semeraro – che per le ragioni più diverse hanno, se non ripudiato, però abbandonato la vita di fede per la quale conservano tuttavia una nostalgia che li induce a ricominciare la frequentazione della comunità ecclesiale”. “E’ molto importante per loro – ha commentato il presidente della Commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi della Cei – che non abbiano a ritrovare lo stesso clima che li ha spinti ad andarsene”.

Accanto ai “ricomincianti” emerge la realtà dei catecumeni, cioè “adulti che chiedono di diventare cristiani”. “L’esperienza evidenzia – ha spiegato Semeraro – che circa il 50% di coloro che chiedono di iniziare il cammino di preparazione alla fede non sono immigrati e appartenenti ad altre religioni, ma persone nate nel territorio delle nostre diocesi”. A far nascere la richiesta “la vicinanza di un amico, fidanzata, compagno di scuola o di lavoro, un’esperienza di volontariato: a riprova dell’imprevedibilità delle strade di Dio al di là dei nostri sforzi”.

Tutte queste persone possono svolgere un’opera di accompagnamento nella fede come “molto spesso fanno i nonni, che costituiscono l’anello generativo alla fede più dei genitori, impediti dai ritmi di lavoro”. Anche perché “i nonni di adesso non hanno più la barba bianca ma sono giovani anch’essi”.

Insieme bisogna scongiurare il rischio che “ci sia solo l’introduzione alla fede e non l’accompagnamento”. Rispondendo alle domande dei giornalisti su un recente pronunciamento della Congregazione per il culto divino che ha sospeso un progetto pilota della diocesi di Bolzano-Bressanone per l’innalzamento dell’eta’ della cresima dai 12 ai 18 anni, Semeraro ha specificato che c’è discussione intorno all’età più adatta per il sacramento della confermazione: “rispetto al margine fissato a12 anni, ci sono nelle diocesi legittime diversificazioni legate alla storia e alle tradizioni locali”. “L’ufficio catechistico nazionale – ha concluso Semeraro – ha avviato da tempo una ricognizione per accertare quanto stabilito a proposito nelle diverse diocesi e non è esclusa una revisione della norma anche se, per quanto importante, quello dell’età non è l’unico problema legato a questo sacramento”.

Nel pomeriggio di giovedì 26 maggio i vescovi si recheranno nella basilica di S. Maria Maggiore per la recita del rosario nel centocinquantesimo dell’unità d’Italia con l’intervento di Papa Benedetto XVI.