La sovraesposizione mediatica “non è servita”, avverte nons. Rino Fisichella

ROMA, martedì, 10 febbraio 2009 (ZENIT.org).- Una vicenda come quella di Eluana Englaro testimonia il pericolo insito nel voler emarginare la voce e la testimonianza dei cattolici, ha affermato il Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, l’Arcivescovo Rino Fisichella,

In questo modo il capo del Dicastero vaticano è voluto intervenire a conclusione del dramma di Eluana, la giovane donna, in stato vegetativo da 17 anni, il cui cuore ha cessato di battere questo lunedì sera in una stanza della clinica “La Quiete” di Udine, dove da quattro giorni le era stata sospesa l’alimentazione e l’idratazione.

In una riflessione affidata ai microfoni della Radio Vaticana, il presule ha detto “innanzitutto, che in questa lunga storia giudiziale – perché di questo si tratta – ci sono stati almeno sei gradi di giudizio che avevano dato un parere contrario, e quindi meraviglia molto che nelle ultime istanze, invece, in assenza di una legge si sia arrivati ad una sentenza di questo genere”.

“Questo, evidentemente, nel cittadino lascia molte perplessità – ha continuato – . Ci si domanda se, non essendoci una legge, non sia intervenuta allora una visione ideologica di spingere verso espressioni che evidentemente portano ad individuare la via dell’eutanasia come la soluzione più facile”.

Inoltre, ha sottolineato il presule, un altro sbaglio iniziale è stato quello di avere voluto “una evidenza mediatica oltremisura”: “si è creato l’evento mediatico e inevitabilmente, lo si è creato per la contrapposizione di posizioni che in questo caso sono quanto mai evidenti”.

“Questa contrapposizione non è servita e non servirà neanche nel futuro”, ha aggiunto.

In merito alle prese di posizione della politica rispetto a questa vicenda, il presule ha quindi affermato che “già da diverso tempo il Parlamento sta lavorando per approdare ad una legge”.

“C’è un grande lavoro, un grande lavoro che è arrivato momentaneamente ad un testo base che mi sembra un testo di grande equilibrio, perché raccoglie due istanze differenti: l’istanza di chi vuole che si arrivi ad una dichiarazione che consenta di non favorire un accanimento terapeutico e dall’altra, c’è un’istanza – che mi sembra altrettanto lecita, giusta e quanto mai fondamentale – di non considerare idratazione e alimentazione come una terapia”.

“Se questo dibattito è scevro da soluzioni preconcette, potrà arrivare – io me lo auguro – ad una grande maggioranza che dia soprattutto un segno al Paese – ha commentato –: il segno che quanti rappresentano i cittadini presso il Parlamento sono realmente capaci di ascolto e sono capaci di trovare soluzioni che mettono in disparte i conflitti e aumentano invece quel senso di serenità che è la condizione basilare perché ci sia una società che crei progresso”.

In merito alle accuse di ingerenza rivolte alla Chiesa sul caso Englaro, monsignor Fisichella ha ribattuto: “Penso che la Chiesa abbia fatto quello che è conforme alla sua natura e alla sua missione. Noi portiamo la vita, noi siamo testimoni che la morte può essere vinta, perché noi crediamo che Gesù è risorto”.

“Chiedere a noi qualche cosa di diverso, significherebbe non chiederci quello che noi siamo – ha proseguito –. Ma è inevitabile che in una società così complessa e così articolata e così differenziata ci siano sempre delle voci stonate”.

“Io le prendo come voci stonate, niente di più e niente di meno – ha affermato – . Come si può pensare che anche davanti a situazioni come quelle che abbiamo vissuto in questi giorni, non si possa arrivare a sostenere molto di più la pietà cristiana? Quella pietà che non dà la morte, ma quella pietà che fa vincere attraverso l’amore”.

“Ma noi non possiamo dimenticare la grande testimonianza che, nel silenzio, fuori dal chiasso, ma nel silenzio reale di chi ama, di chi si prende cura, hanno offerto le suore della clinica dove Eluana Englaro è stata per tanti anni ospitata, curata, amata”.

“Perché – si è domandato – non si deve pensare che questa è la testimonianza della Chiesa? E in una società democratica, in una società che sempre più vuole essere laica, perché impedire ai cattolici di far sentire la loro voce?”.

“Io rimango fortemente convinto che in una società dove dovesse essere emarginata la voce dei cattolici, si cadrebbe inevitabilmente nel baratro di non avere più un ideale, di non avere più una capacità di speranza”, ha aggiunto.

“Debbo anche dire che non si può accusare la Chiesa di ingerenza a corrente alterna: un giorno lo diciamo e il giorno dopo, siccome ci sono prospettive che sono più favorevoli ad un’altra parte politica, allora non c’è ingerenza”, ha osservato monsignor Fisichella.

“Vede, fin dagli inizi della Chiesa, quando San Pietro scriveva ai primi cristiani e diceva loro: ‘Siate sempre pronti a dare ragione della speranza che c’è in voi’, aggiungeva subito: ‘Questo sia fatto con mitezza, con retta coscienza e con rispetto’”.

“Sono tre condizioni che sono fondamentali nel nostro essere presenti nel mondo – ha concluso – . Noi siamo nella condizione di dover dare la nostra testimonianza di speranza e di amore, ma lo vogliamo fare non gridando: perché non è mai detto che chi grida di più abbia ragione”.