di Benedetta Frigerio da www.tempi.it

Nuova capriola della Catholic Health Asociation che finisce con l’approvare la riforma sanitaria del presidente. Che mette a repentaglio l’obiezione di coscienza e la libertà religiosa 

suor carol-keehan1Ancora una volta la Catholic Health Association, la più grande organizzazione cattolica di ospedali in America, ha disobbedito alla Chiesa. Suor Carol Keehan, leader dell’organizzazione, nonostante i suoi stretti legami con il presidente, dopo un iniziale tentennamento, aveva ritenuto davvero troppo grave l’obbligo per scuole e ospedali religiosi, e datori di lavoro, di pagare ai propri dipendenti assicurazioni inclusive di contraccezione e aborto.
Ma, infine, ha ceduto, appoggiando la riforma voluta dal presidente. Davanti al muro di Obama, e al fatto che entro la fine di agosto tutti si dovranno adeguare alla legge, oppure chiudere i battenti date le multe ingenti che porterebbero al fallimento qualsiasi struttura, Keehan non ha retto. Ha preferito esserci, diventando come tutti gli altri enti ospedalieri e lasciando che la Ceo perda la propria identità cattolica.

NON E’ CAMBIATO NULLA. Questa era proprio la mossa in cui Obama sperava, dato che la maggioranza degli ospedali americani appartengono alla Chiesa e senza di loro difficilmente il sistema sanitario potrebbe reggere.
Suor Carol si è giustificata dicendo che la nuova legge parla di esenzione per i «datori di lavoro religiosi», e che se all’inizio questi erano solo coloro che guidavano strutture no profit, ora la definizione si è allargata. In realtà si tratta di un’escamotage linguistico che, come ha appena ricordato il cardinale Timothy Dolan, capo della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, «non cambia nulla rispetto a prima». Di mezzo ci va sempre la libertà religiosa dei datori di lavoro delle organizzazioni for-profit.

GLI EVANGELICI. Molta stampa cattolica liberal ha difeso Keehan, protestando contro le “ingerenze” dei vescovi. Paradossalmente, a prendere le difese della Chiesa cattolica sono stati gli evangelici protestanti che, insieme a molti ebrei e musulmani, hanno rifiutato il compromesso. Leith Anderson, presidente della Associazione nazionale degli evangelici, ha ribadito che «il governo non dovrebbe obbligare nessuno dei suoi cittadini a violare la propria coscienza». E che «tale compromesso non protegge troppi datori di lavoro».

“I NEMICI SONO DENTRO DI NOI”. Pare proprio aver ragione l’arcivescovo Charles Chaput che, come ricorda il portale americano Lifesitenews, il 25 aprile ha dichiarato con dolore che «i peggiori nemici della libertà religiosa non sono “là fuori”, tra i critici che odiano Cristo o il Vangelo o la Chiesa, o tutti e tre. I peggiori nemici sono qui, con noi, tutti noi, sacerdoti, religiosi e laici, quando viviamo la nostra fede con la tiepidezza, con compromessi a buon mercato, con paura, routine, e ipocrisia».