Daniele Ciacci di Tempi.it

Presto negli asili lituani saranno adottati due testi in cui si raccontano le avventure di maschi e femmine che si scambiano i ruoli. Il progetto è finanziato dall’Unione Europea e ha scatenato accese polemiche.

 Nella piccola repubblica baltica della Lituania si accendono i toni tra le parti politiche e il casus belli è presto servito. Il giorno in cui Friedrich diventò Frida e ll giorno in cui Rikke diventò Rasmus, due best-seller danesi – firmati da Luisa Windfeldt e Katrine Clanton – già impiegati per spiegare ai bambini dell’asilo la parità dei sessi attraverso mirabolanti metamorfosi kafkiane, saranno presto tradotti in lituano e utilizzati nelle scuole materne locali. L’obiettivo: comprendere meglio la “flessibilità sessuale”.

COME SE FOSSI DELL’ALTRO SESSO. Il Consiglio dei Ministri nordico, un forum di cooperazione tra i paesi del nord-Europa che vanta tre le sue fila il consigliere lituano Vida Gintautaite, ha deciso di importare in terra baltica un progetto già in atto dal 2007 in Danimarca e in Islanda. I bambini, mediante la pubblicazione dei sopracitati testi, programmata per la prima settimana di ottobre, saranno invitati a vivere come “se fossero dell’altro sesso”: i bambini, con il vestitino rosa, giocheranno con i bambolotti, mentre alle bambine, con il grembiule azzurro, verrà dato un bel pallone da calcio.

STEREOTIPI DI GENERE. Un libretto metodologico accompagnerà le pubblicazioni, rivelando gli obiettivi palesi di un intervento che scompagina l’opinione pubblica. Bisogna, secondo il manuale d’uso, che i bimbi imparino a sbarazzarsi degli «stereotipi di genere», poiché le categorie uomo-donna «sono solamente convenzioni sociali», per cui «sarebbe necessario coltivare con i compagni relazioni “neutre”». Pertanto, è giusto che le bambine si vestano da Spider-Man e i bambini da Pippi Calzelunghe. Tra le voci che infiammano il dibattito, quella di Gintautas Vaitoska è la più politicamente corretta. Il presidente dell’Associazione Genitori lituana, di professione psicoterapeuta, afferma che: «Il progetto è basato su un’ideologia innocente: uno non nasce con un sesso predefinito, ma decide liberamente quale essere». Tuttavia, è pronto a stemperare la radicalità dell’affermazione ammettendo che «sarebbe meglio non impiegarlo in età prescolare, poiché l’identità sessuale dei bambini è ancora abbastanza debole».

OPINIONI IN LIBERTA’. La psicologa Daisy Zeloniene, invece, ritiene che l’obiettivo del progetto – insegnare la parità sessuale – sia corretto, ma non a quest’età. «Significa scherzare con il fuoco – dichiara la psicologa – perché non si sa che impatto la lettura avrà sui nostri figli». E aggiunge: «I lituani dovrebbero valutare criticamente i modelli educativi che gli vengono propinati, perché non tutto ciò che è occidentale è moderno e all’avanguardia». Di segno contrario è l’opinione di Marija Ausrine Pavlioniene, parlamentare socialdemocratica: «Tutti viviamo nel mondo degli stereotipi di genere, limitandoci a due alternative e senza parlare dei transgender. L’Unione europea è un mondo globalizzato al quale è giusto adeguarsi».

I NOSTRI FIGLI NON SARANNO CAVIE. Il progetto è finanziato dall’Unione Europea e approvato dal Consiglio dei Ministri nordico, seguendo lo sforzo internazionale che mira a legittimare il diritto di libertà sessuale. In particolare, per la Lituania sono state stanziate 35 mila litas, pari a poco più di 10 mila euro. A spingere l’Unione Europea verso questa direzione è stato il successo di Egalia, un asilo di Stoccolma dove sono stati aboliti i pronomi “lei” e “lui” a favore di uno neutro. I bambini quindi possono decidere di selezionare un terzo genere, un’opzione intermedia tra l’uomo e la donna. Il tredici settembre, una discussione in Parlamento su questo progetto ha generato le più disparate critiche da parte di psicologi e di politici avversi all’insegnamento della “flessibilità sessuale”. «Se vogliamo crescere uomini capaci di capire le donne e donne capaci di capire gli uomini, non sarà cero insegnandogli a cambiarsi la biancheria intima a vicenda – ha dichiarato uno psicologo –. I nostri figli non diventeranno le cavie della parità dei generi». Il Consiglio dei ministri nordico è però propositivo: «Si ridurranno le violenze domestiche e aumenteranno le opportunità di carriera per le donne». Non è la prima volta che in Europa la pubblicazione di un opuscolo crei disaccordi nella gestione dell’educazione infantile. Cinque anni fa in Germania si avviò un progetto raccapricciante. Ai giovani genitori fu inviato un libretto, I bambini, l’amore e giocare al dottore, dove si invitavano le famiglie a riaccendere la sessualità dei figli massaggiandone i genitali. Poco tempo dopo la pubblicazione, la distribuzione degli opuscoli fu bloccata.