Il dibatito sul riscaldamento globale ha diviso il mondo scientifico tra una maggioranza preoccupata e una minoranza scettica. Anche il dibattito politico è spesso risultato infiammato, ma sono necessarie energie alternative per affrancarci dai ricatti energetici dei dittatori arabi e slavi
Andrea Sartori (Insegnante)

Il dibattito sul cosiddetto global warming sui mutamenti climatici ha diviso sia la comunità scientifica che quella politica internazionale. Ma, se nella comunità scientifica coloro che dissentono sembrano essere una minoranza, ben più ampio è il dibattito in seno alla comunità politica internazionale.

IL GLOBAL WARMING E I MUTAMENTI CLIMATICI

Il cosiddetto riscaldamento globale o “global warming” è l’innalzamento della temperaturamedia degli oceani e dell’atmosfera, su scala mondiale. Nella sua accezione più comune, si parla di riscaldamento globale applicato ad una tendenza all’aumento delle temperature misurato durante gli ultimi decenni del XX secolo. Spesso tale termine è utilizzato erroneamente in relazione ai mutamenti climatici. La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici distingue tra i mutamenti climatici, prodotti dall’uomo, e la variabilità climatica, di origine naturale.

VARIABILITA’ CLIMATICA

La temperatura media della Terra  può dipendere dall’azione del Sole. Tuttavia ciò non è considerato un fattore fondamentale in quanto il Sole, essendo una stella di tipo G in fase di sequenza principale, sprigiona un flusso di energia piuttosto stabile. Più importanti sono le variazioni del campo magnetico solare correlate col vento solare. Importanti, per la variabilità climatica, sono le  variazioni orbitali terrestri o anche l’eventuale impatto di corpi celesti, l’ultimo dei quali avvenne 65 milioni di anni fa. Tali eventi possono liberare immense quantità di anidride carbonica. Altri fattori, di tipo interno, sono quelli portati dalla deriva dei continenti o dalle correnti oceaniche

MUTAMENTI CLIMATICI ANTROPOGENICI

Si definiscono “antropogenici” quei mutamenti climatici provocati dall’Uomo, il quale ha cominciato ad influire sul clima da relativamente poco tempo. Si è cominciato con la deforestazion di ampie aree per convertirle in pascoli, per arrivare alla grande svolta dopo la rivoluzione industriale, che ha raggiunto i suoi picchi nel XX secolo. A questo punto le emissioni di gas serra, in particolar modo di anidride carbonica.

In particolar modo sono i combustibili fossili, cioè quelli derivanti da petrolio, carbone e gas naturale (ovvero la triade che ebbe un incremento di utilizzo propro a partire dalla rivoluzione industriale) quelli che provocano maggiori mutamenti sul clima. Al contrario, paiono poco alteranti le cosiddette energie rinnovabili, quali l’energia idrica, eolica, geotermica da sfruttamento di affioramenti energetici naturali, geotermica superficiale a sonde e soprattutto la solare. Per quanto riguarda la cosiddetta termovalorizzazione dei rifiuti l’Unione europea considera rinnovabile solo parte organica dei rifiuti, mentre l’Italia, in violazione alle norme europee, tende a considerare rinnovabile tutta l’energia prodotta dall’incenerimento dei rifiuti.

IL DIBATTITO SCIENTIFICO SUL GLOBAL WARMING: PRO E CONTRO

Secondo il quarto rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite, a quale hanno partecipato più di 2.500 scienziati di 130 Paesi, la temperatura superficiale globale della Terra sarebbe aumentata, durante l’ultimo secolo fino al 2005, di 0,74 + 0,18 gradi Celsius, e che ” la maggior parte dell’incremento osservato delle temperature medie globali a partire dalla metà del XX secolo è molto probabilmente da attribuire all’incremento osservato dele concentrazioni di gas serra antropogenici”. Le proiezioni del modello climatico riasunte dall’ IPCC indicano che la temperatura media superficiale si dovrebbe innalzare di circa 1,1 – 6,4 gradi Celsius durante il XXI secolo. La posizione più nota riguardo il riscaldamento globale è quella dell’ex vicepresidente degli Stati Uniti sotto l’amministrazione Clinton Al Gore, che sfidò e perse per un soffio, in maniera quasi simbolica, il confronto per la Casa Bianca nel 2000 contro George W. Bush, la cui presidenza fu discussa anche per il suo diniego di firmare i protocolli di Kyoto. Al Gore è stato investito dallo scandalo “Climategate”, ovvero “la rivelazione di una tempesta di e-mail nelle quali noti accademici britannici hanno ammesso di aver sistematicamente falsificato i dati sul surriscaldamento del clima” per avvalorare le tesi espresse nel film – documentario di Gore An Inconvenient Truth premiato nel 2007 con due premo Oscar, tra i quali quello come miglior documentario. Al Gore difende il suo film affermando che “quei dati non cambiano nulla. La verità è che oggi c’è ancora chi crede che lo sbarco sulla Luna sia stato inventato al cinema”, con la differenza che “chi non crede allo sbarco sulla Luna non ha dietro i soldi degli inquinatori”. E proprio alla vigilia di Copenaghen è stato diffuso un dato che sembrerebbe confermare la teoria di Gore sulla ritirata dei ghiacciai: tra cento anni lo scioglimento dei ghiacci antartici potrebbe provocare la scomparsa delle Maldive.

Ma sull’allarme “riscaldamento globale” vi è anche una minoranza du scienziati scettici, come ad esempio il premio Nobel  Kary Mullis, ma anche ex membri dei comitati dell’ IPCC, come Hajo Smit o Philip Lloyd. Vi è anche un “pentito” delle teorie del riscaldamento globale, come il matematico e fisico teorico Freeman Dyson, il quale negli anni ’70 sosteneva la necessità di sequestrare carbonio e piantare alberi in aree enormi mentre  oggi sostiene che  “l’allarmismo sul riscaldamento globale è fortmente esagerato”. Il professor Richard  Lindzen, che insegna Meteorologia al Massachusetts Institute of Tchnology di Boston sostiene che il taglio dell’anidride carbonica è un assurdo, facendo tale esempio: “Supponiamo che io lasci una scatola sul pavimento, che mia moglie vi inciampi e rovini su mio figlio che ha in mano un contenitore di uova  che cadono e si rompono. Il nostro approccio attuale alle emissioni sarebbe simile a decidere che il modo migliore per evitare di rompere le uova sia di mettere fuorilegge chi lascia una scatola sul pavimento. Con la differenza che nel caso dell’anidride carbonica e la catastrofe climatica la catena è più lunga e mrno plausibile che nell’esempio”.

L’ASPETTO POLITICO: IL TAGLIO DELLE EMISSIONI POTREBBE EVITARE I RICATTI DEI DITTATORI

Se dal punto di vista scientifico è utile solo proporre le varie opinioni senza dare una valutazione (non avendo basi scientifiche sufficienti per farlo), dobbiamo ammettere che l’investire sull’energia rinnovabile alla lunga conviene, e per varie ragioni.

Innanzitutto proprio la loro rinnovabilità: il ptrolio, il carbone, il gas non si rinnovano: gli idrocarburi derivano sì da materiale organico, ma ci vogliono millenni perché esso si formi. Invece l’energia rinnovabile potrebbe essere teoricamente infinita.

Poi c’ è il punto di vista politico. Vediamo come le energie siano in mano perlopiù a dittatori sanguinari e approfittatori. Putin ricatta l’Europa col gas, Gheddafi col petrolio. Ma anche Chavez, re Abdullah e persino Ahmadinejad detengono grandi quantità di energia, con le quali sono in grado di ricattare il mondo.

Noi italiani lo vediamo con i continui inchini e gli umilianti, per un italiano, salamelecchi di Berlusconi a Gheddafi il quale, forte della sua energia, non risparmia umiliazioni e continua a far sfoggio di insopportabile arroganza, sapendo che nessuno verrà a fargli le pulci per il suo mancato rispetto dei diritti umani. Stesso discorso vale per Putin.

Abbiamo assistito recentemente, sempre in nome del dio gas, all’umiliante performance di Berlusconi, teoricamente anticomunista, dinanzi all’ultimo dittatore di stampo apertamente sovietico (e non sovietico nei modi ma nazionalista e ortodosso almeno nella forma, come l’ex agente del Kgb Putin) d’Europa, il bielorusso Aleksandr Lukashenko. Fatto che ci ha ulteriormente allontanato le simpatie d’Europa. Ma anche gli Stati Uniti stessi hanno alleanze scomode, come quella con l’ultima monarchia assoluta del mondo, l’Arabia Saudita wahabita.

Barack Obama fece, in campagna elettorale, un’affermazione molto condivisibile: va tagliato il cordone ombelicale energetico col Medio Oriente. L’Italia, a causa di un qualcosa chiamato Eni, sta stringendo patti con le più oscene dittature del mondo, per motivi energetici: basti scorrere l’elenco dei leaders con i quali Berlusconi sta stringendo rapporti: Putin, Gheddafi, gli emiri del Golfo Persico, Lukashenko: all’appello mancano solo Chavez e Ahmadinejad.

Già negli anni ’80 Raul Gardini cercò di produrre bioetanolo dai cereali e dalla barbabietola da zucchero: la cosa sembrava poco economica, tuttavia funzionava. Oggi in Brasile tre milioni di veicoli vanno ad alcol, e spendono la metà. E l’industria del carburante alternativo è una di quelle che sta facendo crescere il Brasile. Ma noi abbiamo palle al piede che ci ancorano al passato e ai dittatori.