Il «di più» di chi crede in Gesù
di Gabriella Sartori
Tratto da Avvenire del 14 agosto 2010

No, non dimentichiamoli subito, anche se è agosto, i cristiani ‘giustiziati’ in Afghanistan  dai taleban.

Stavano dando aiuto generoso e gratuito a degli stranieri sconosciuti solo perché questi ultimi ne avevano – e ne hanno – estremo bisogno. Lo stavano facendo a rischio della propria vita, questi occidentali (dentisti, oculisti, infermieri…) nelle più sperdute contrade afghane. Erano volontari che avevano abbandonato tutto, casa, famiglia, sicurezza, carriera, per darsi agli altri ‘senza se e senza ma’. Veri cristiani, non controfigure. Come don Santoro, come monsignor Padovese, come l’incessante teoria di credenti in Cristo che vanno arricchendo – anche in questo secolo Ventunesimo – la storia gloriosa di chi ama il prossimo «come se stesso», fino al sacrificio. Facile a dirsi, eroico a farsi. E sono questi gli uomini e le donne di cui il mondo ha maggior bisogno. Essi sono stati (e molti di loro ancora sono) vivi e operanti «in mezzo» a noi, nel nostro «mondo», come sta scritto. E, come sta scritto, il mondo non li ha riconosciuti e non li riconosce.

A pochi giorni dal massacro, la notizia sta già rapidamente sparendo dalle cronache, riprecipitate subito nel pozzo nero delle solite chiacchiere estive, o peggio. Da noi come all’estero, compresi i Paesi d’origine degli assassinati (la cui stampa è sempre così inflessibile quando si tratta di denunciare i ‘cattivi’ cristiani, che pure non mancano).

Cose che accadono ai cristiani veri, quelle appena accadute in Afghanistan, si sa. È ‘normale’: è questo, in fondo, il retropensiero generale (non escluso quello di non pochi fratelli in Cristo) che sta alla base di quest’indifferenza così diffusa, così offensiva della verità, così dannosa proprio per chi più la pratica. Chiediamoci solo: se a restare vittime di questa barbarie fossero stati, ammesso che possano esistere, dei musulmani, le reazioni sarebbero state altrettanto contenute? Che ne avrebbero detto e scritto non solo al-Jazeera e media arabo­islamici assortiti, ma anche il circo politico­ideologico e mass mediatico del gran mondo politicamente corretto? Come minimo, staremmo ancora qui tutti a ragionare e tremare per le ‘imprevedibili’ ma universalmente considerate ‘comprensibili ‘ reazioni dei compagni di fede degli uccisi che risulterebbero inguaribilmente ‘offesi’.

Certo, stiamo parlando di un’ipotesi remota. È un’evenienza non prevista – né verificabile nella storia antica e presente – l’impegno di volontari musulmani che, senza voler nulla in cambio, offrono medicine, istruzione, cure, cibo e la loro stessa vita per degli stranieri, per persone di un’altra fede religiosa. Non a caso, dal mondo musulmano, anche da quello più aperto, ben poche voci (quasi nessuna) si sono alzate per deplorare questo e altri analoghi massacri, per esprimere solidarietà e partecipazione al dolore delle famiglie e dei Paesi colpiti. Non a caso, non esiste una ‘Caritas’ musulmana, che dà tutto a tutti senza chiedere il certificato di battesimo o altri documenti di identità comune.

Annoto questo, non per riaccendere inutilmente pericolose e sterili rivalità, ma solo per amore di verità. Solo per ricordare, a chi pervicacemente e stupidamente vuole dimenticarlo, l’enorme valore umano e culturale cresciuto grazie a quelle preziose «radici cristiane» che la parte più vuota dell’Occidente si affanna a voler cancellare dalla storia nostra e del mondo intero. Una pulsione follemente in perdita per tutti, senza distinzione.