di Susan Yoshihara e Austin Ruse
Tratto dal sito Svipop

Uno studio pubblicato il 12 aprile da The Lancet, la principale rivista medica britannica, dimostra come i tassi di mortalità materna sono stati notevolmente sovrastimati dalle agenzie ONU.

The Lancet riporta che le morti materne in tutto il mondo hanno raggiunto il numero di 342. 900 nel 2008, al posto delle 500. 000 e più stimate da Banca Mondiale, OMS e UNICEF.

Lo studio mostra che sia i numeri dell’OMS che quelli dell’UNICEF erano viziati da dati raccolti impropriamente oltre che da una modellizzazione statistica inaccurata. Ma The Lancet riporta anche che sono stati fatti molti passi avanti nel prevenire le morti tra le madri.

Quattro sono le principali ragioni del miglioramento: la diminuzione del tasso di fertilità in alcune nazioni, un reddito pro capite più alto, un tasso di educazione femminile più alto e una migliore disponibilità di cure mediche di base, incluse quelle ostetriche qualificate.

L’AIDS è la causa di morte per 60. 000 madri: in Africa sarebbero state sensibilmente minori se alle madri infette fossero stati forniti i farmaci antiretrovirali. Questa deduzione è in aperto contrasto con le attuali politiche dell’ONU e dell’amministraione Obama, che per ridurre le morti materne dirottano i finanziamenti dai programmi anti AIDS a quelli per la pianificazione familiare.

Lo studio mostra come il 50% di tutte le morti materne avviene in sei Paesi: India, Nigeria, Pakistan, Afghanistan, Etiopia e Repubblica Democratica del Congo. Ciò che ha sorpreso i ricercatori è stato che tre dei Paesi più ricchi del mondo hanno registrato un aumento delle morti materne: Stati Uniti, Canada e Norvegia, tra i Paesi con le legislazioni per l’aborto più liberali del mondo.

Nello studio non si parla di aborto. Al contrario, le Nazioni Unite promuovono una migliore salute materna diffondendo l’aborto “sicuro” e legale. Alla Conferenza “Women Deliver” di due anni fa a Londra, sponsorizzata dall’ONU, presentata come una conferenza sulla mortalità materna, la sostenitrice dell’aborto Frances Kissling aveva detto al Friday Fax che in realtà era una conferenza “pro-choice”.

Il Direttore di The Lancet, il Dott. Richard Horton, ha detto al New York Times di aver ricevuto pressioni da diverse lobby per ritardare la pubblicazione del rapporto alla fine dell’anno. I gruppi di pressione volevano far pubblicare la notizia solamente dopo la Commissione ONU su Popolazione e Sviluppo (CPD), la conferenza Women Deliver del prossimo giugno a Washington DC e l’Assemblea Generale ONU di settembre, tutte sulla mortalità materna.

I gruppi pro-life sostenevano da tempo che il dato sulle 500. 000 morti era probabilmente una stima troppo alta e dettata da assunzioni ideologiche. La Dott. ssa Donna Harrison, in un rapporto di C-FAM dello scorso anno, sosteneva che l’introduzione dell’aborto da parte dell’OMS in alcuni paesi per diminuire la moartalità materna era basata su dati inaffidabili, ora confermati dallo studio più ampio e dettagliato di The Lancet.

La Harrison, presidente dell’Accademia Americana di Ostetrici e Ginecologi Pro-Life (AAPLOG) ha detto, a proposito dello studio di The Lancet: “Questo studio utilizza i migliori metodi statistici attualmente disponibili e dimostra chiaramente che la legalizzazione mondiale dell’aborto non è necessaria per diminuire sensibilmente le cause di mortalità materna, in primo luogo quelle causate dall’aborto, spesso sottovalutate o registrate incorrettamente”.

Senza dubbio questo nuovo studio avrà un impatto diretto sulle negoziazioni di questa settimana alla CPD dell’ONU, la cui bozza di risoluzione include già dozzine di riferimenti alla “salute riproduttiva”, nome in codice per l’aborto.

(tradizione di Emanuele Rizzardi)