Messaggio del segretario della Congregazione per il Clero ai sacerdoti

CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 4 marzo 2010 (ZENIT.org).- Il sacerdozio è un dono di Dio, e quindi non si può esigere come un diritto, spiega il segretario della Congregazione per il Clero.

Nel cuore dell’Anno Sacerdotale, l’Arcivescovo Mauro Piacenza ha inviato ai sacerdoti del mondo un messaggio per riflettere sulla preghiera di consacrazione che il Vescovo ha pronunciato su di loro in occasione della loro ordinazione sacerdotale.

Guidato da questa preghiera, monsignor Piacenza mostra che il sacerdozio è “essenzialmente un dono” di Dio, e quindi comporta “una dignità che tutti, fedeli laici e clero, sono sempre chiamati a riconoscere”.

“Si tratta di una dignità che non viene dagli uomini, ma che è puro dono di grazia, al quale si è chiamati e che nessuno può rivendicare come diritto”, spiega.

“La dignità del presbiterato, donata dal ‘Padre Onnipotente’, deve trasparire nella vita dei sacerdoti: nella loro santità, nell’umanità accogliente e piena di umiltà e carità pastorale, nella luminosità della fedeltà al Vangelo e alla dottrina della Chiesa, nella sobrietà e solennità della celebrazione dei divini misteri, nell’abito ecclesiastico”.

“Tutto, nel Sacerdote, deve ricordare, ad egli stesso ed al mondo, che è stato fatto oggetto di un dono immeritato ed immeritabile, che lo rende presenza efficace dell’Assoluto nel mondo, per la salvezza degli uomini”.

Monsignor Piacenza sottolinea quindi che “lo Spirito di santità, del quale si implora sia rinnovata l’effusione, è garanzia per poter vivere ‘in santità’ la vocazione ricevuta e, nel contempo, condizione della possibilità stessa di ‘adempiere fedelmente il ministero'”.

Questa fedeltà, rileva, “è l’incontro splendido tra la libertà fedele di Dio e la libertà creata e ferita dell’uomo, il quale tuttavia, per la potenza dello Spirito, diviene capace sacramentalmente di ‘guidare tutti ad una integra condotta di vita’”.

“Lungi dal ridurre il ministero presbiterale a categorie moralistiche, tale esortazione indica la ‘pienezza’ della vita: una vita che sia realmente tale e che sia integralmente cristiana”.