Nell’inaugurare in Vaticano il Congresso sull’eugenetica

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 20 febbraio 2009 (ZENIT.org).- Nel perseguire il progresso scientifico l’uomo deve rifuggire dalla tentazione di volersi sostituire a Dio, ha detto questo venerdì l’Arcivescovo Rino Fisichella, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita.

Nell’inaugurare in Vaticano i lavori del Congresso internazionale su “Le nuove frontiere della genetica e il rischio dell’eugenetica”, promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita, il presule ha spiegato che “il rischio di una deriva della genetica non è solo un richiamo teorico che viene fatto; appartiene, purtroppo, a una mentalità che tende lentamente ma inesorabilmente a diffondersi”.

Infatti, sebbene “messa al bando nell’uso terminologico” l’eugenetica sembra sempre più ricomparire “nella pratica in tutta buona coscienza”.

“Come spesso succede – ha detto –, un sottile formalismo linguistico unito a una buona pubblicità sostenuta da grandi interessi economici fa perdere di vista i veri pericoli sottesi e tende a creare una mentalità non più in grado di riconoscere l’oggettivo male presente e formulare un giudizio etico corrispondente”.

L’eugenetica, ha rilevato mons. Fisichella, “non di rado si nasconde sotto la maschera del volto di chi vorrebbe migliorare fisicamente la specie umana”. Un fenomeno questo che rimanda a una concezione distorta dell’uomo ridotto al solo fatto biologico.

Certamente, ha spiegato l’Arcivescovo, la Chiesa difenderà sempre la scienza “nella sua legittima aspirazione a indagare l’immenso mistero del Creato” e a sviluppare tecnologie che consentano di vivere “sempre meglio in un ambiente a servizio dell’uomo e a misura dell’uomo”, tuttavia occorre ribadire che “non tutto ciò che è scientificamente e tecnicamente possibile è ugualmente lecito”.

“L’uomo è debitore della sua vita – ha detto il presule –. Egli è uscito dalle mani del Creatore e la sua realizzazione piena si potrà concretizzare solo nella condizione di percepire se stesso e costruire la propria esistenza personale e sociale senza mai volersi sostituire a Dio”.