Inaugura l’Anno Accademico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

ROMA, giovedì, 26 novembre 2009 (ZENIT.org).- “Il cristianesimo non può essere ridotto ad una verniciatura superficiale su una parete già completa e finita di suo”, ha affermato questo giovedì mattina monsignor Mariano Crociata, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), presiedendo l’Eucaristia per l’inaugurazione dell’Anno Accademico 2009-2010 della sede di Roma dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

“Il rilievo sociale dell’ambito medico e sanitario, che risalta ancora di più nel caso di questo Policlinico universitario e delle strutture ad esso afferenti, evoca prontamente la dimensione etica dell’attività che vi si svolge”, ha osservato, sottolineando che “non v’è dubbio che, molto più che per altri aspetti della vita sociale, la responsabilità etica risalta là dove è in gioco la persona umana gravata da malattie, provata dal dolore, o sospesa sotto la minaccia incombente della morte”.

“Senso dell’esperienza umana e impegno etico o sono cristiani nativamente e strutturalmente o non lo sono affatto”, ha aggiunto.

Secondo il presule, “lo spirituale è alla radice dell’umano, almeno quanto, anzi più del corporeo, dello psichico e dell’etico”.

In questo contesto, “l’Eucaristia diventa il modello e l’impronta di ogni giorno e di ogni progetto”, e “più che ogni altra forma di celebrazione e di preghiera, ci riporta alla radice spirituale dell’esistenza cristiana che assume ogni condizione di lavoro, di collaborazione e di servizio”.

“Lo fa con il sacramento della comunione al Corpo del Signore”, ha osservato, ricordando che “il valore che sorregge la vita è il rapporto con Dio”.

Perdere questo rapporto, ha proseguito, “è come finire di vivere, svuotare la vita e perderla”.

“In un tempo che vede oscillare molti tra il nichilismo rappresentato in forma estrema dal terrorismo autodistruttivo e un consumismo in forza del quale tutto si compra ma niente ha valore duraturo, noi credenti siamo chiamati a testimoniare in modo sobrio e radicale insieme il valore esaltante di una vita umanamente piena perché piena di Dio”.

La sfida per gli studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore è quindi quella di “fare della passione per Dio l’anima della passione per la scienza, per la cura di chi è malato, per il benessere pienamente umano di ogni persona”.

“Siamo richiamati a condurre la nostra esistenza senza lasciarci rinchiudere nel corto circuito dei nostri drammi, dei nostri problemi, perfino del nostro lavoro e delle nostre fatiche. Senza falsi provvidenzialismi e senza indulgenze di sorta al dolce far niente, e meno ancora però alla paura paralizzante e disperata, scopriamo il bisogno di uno sguardo verso l’orizzonte più vasto sulla cui vista ci colloca il nostro percorso di vita”.

Il presule ha quindi esortato a non permettere alle preoccupazioni o alle disperazioni, ma nemmeno ai cinismi, “di farci vivere a capo chino, proni, dando all’universo le meschine proporzioni del nostro cortile di casa se non addirittura del nostro pianerottolo”.

“Senza dismettere una appassionata dedizione a ciò che ci è chiesto dallo studio e dal lavoro, non smettiamo di tenere alzato lo sguardo, di scrutare l’orizzonte, per renderci conto che apparteniamo già ad un orizzonte di libertà che rimane la misura del nostro destino, non solo di quello futuro, ma già del nostro destino attuale”, ha chiesto.