Violenta campagna di persecuzione contro la Chiesa sotterranea, mentre va in scena la successione a Hu Jintao e a Wen Jiabao

GIACOMO GALEAZZI da Vatican Insider

Colpire i cristiani per «educare» l’intera popolazione cinese. Nella Mongolia Interna è in atto una violenta campagna di persecuzione contro la Chiesa sotterranea, mentre va in scena la successione a Hu Jintao e a Wen Jiabao, con il passaggio di testimone a Xi Jinping e a Li Keqiang. A causa di ciò, il regime arresta dissidenti, soffoca rivolte, distrugge le resistenze in Tibet e Xinjiang.

E a farne le spese sono anche i cattolici (e i protestanti) della Mongolia Interna. «Per una serie di arresti contro sacerdoti, i 30mila fedeli non hanno possibilità di andare a messa, il seminario è stato chiuso e gli studenti sono stati costretti ad andare a casa», riferisce AsiaNews che parla di «sacerdoti obbligati dalla polizia a partecipare a concelebrazioni con il vescovo ufficiale».

L’offensiva contro la Chiesa è parte della campagna per la sicurezza prima dell’Assemblea nazionale del popolo (in programma il 5 marzo) e per bloccare ogni possibile rivolta sociale. All’Assemblea nazionale verrà decisa lasuccessione a Hu Jintao e a Wen Jiabao, rispettivamente presidente e premier in carica. Per quasi un ventennio la comunità ha potuto crescere grazie a una certo «lasciar correre» delle autorità che non ponevano ostacoli purché i fedeli si incontrassero con discrezione in case private o piccoli edifici, puntualizza l’agenzia del Pontificio istituto missioni estere (Pime). Lo scorso 30 gennaio, sei sacerdoti sono stati arrestati durante un raduno. Fra essi, il rettore del seminario clandestino, padre Giuseppe Ban Zhanxiong, il cui seminario è stato chiuso il 14 febbraio.

Tutti gli studenti sono stati costretti a ritornare a casa. Il 31 gennaio è stato arrestato anche l’amministratore diocesano, padre Gao Jiangping, insieme a un altro sacerdote. La trentina di sacerdoti rimasti liberi sono andati tutti in clandestinità totale per non farsi arrestare.

Dal 19 febbraio i fedeli non sono riusciti a partecipare ad alcuna celebrazione perché i sacerdoti evitano di uscire allo scoperto, data la grande presenza di forze dell’ordine. Intanto, quattro dei sacerdoti arrestati il 30 gennaio, sono stati liberati, ma essi sono costretti ogni giorno a presentarsi alla polizia e sono sottomessi a sessioni di indottrinamento sulla politica religiosa del governo, molto simili e un lavaggio del cervello. «Sono stati anche costretti a concelebrare in una messa alla presenza del vescovo ufficiale di Hohhot, monsignor Meng, e ad altri due sacerdoti della comunità ufficiale», riferisce AsiaNews: «I due sacerdoti sono stati trascinati a concelebrare contro la loro volontà, rimanendo presenti fisicamente, ma senza pronunciare alcuna preghiera e senza muovere neanche un dito».

La comunità sotterranea e la diocesi di Suiyuan per il governo cinese non esiste: per ordine delle autorità politiche, il suo territorio ecclesiastico è stato assorbito dalla diocesi di Hohhot negli anni Ottanta. La comunità ufficiale è composta da circa 2mila fedeli e dall’aprile 2010 ha un vescovo, monsignor Paolo Meng Qinglu, riconosciuto dal governo e dalla Santa Sede.

Alla sua ordinazione, monsignor Meng aveva sperato in una riconciliazione con la comunità sotterranea. Ma in seguito ha partecipato all’ordinazione illecita a Chengde ed è stato nominato vice-presidente dell’Associazione patriottica nazionale Finora non è chiaro se per tutti questi gesti egli abbia chiesto perdono e si sia riconciliato con la Santa Sede. Intanto, in poche settimane diversi preti sono stati arrestati; altri hanno dovuto nascondersi per non essere catturati; le decine di comunità sparse nel territorio non hanno la possibilità di partecipare ai sacramenti; molti sacerdoti sono costretti a subire sessioni di lavaggio del cervello sulla politica religiosa; il seminario è stato chiuso. L’agenzia del Pontificio istituto missioni estere attribuisce l’inasprimento alla situazione politica generale al tentativo di garantire ogni sicurezza possibile prima dell’importante appuntamento dell’Assemblea nazionale del popolo, in programma per il 5 marzo.

«Ma vi sono anche conflitti interni alle comunità, legati all’ambiguità del vescovo ufficiale, monsignor Paolo Meng Qinglu, approvato dalla Santa Sede, ma con la carica di vice-presidente dell’Associazione Patriottica nazionale, un organismo “incompatibile con la dottrina cattolica”», evidenzia AsiaNews. La comunità cattolica sotterranea della diocesi di Suiyuan (Mongolia interna) è forte di circa 30mila fedeli; ha al suo attivo 35 sacerdoti e 90 suore. Data l’ambiguità della sua posizione, molti sacerdoti sotterranei preferiscono non unirsi alla comunità ufficiale e domandano chiarimenti al Vaticano che, da una parte, afferma che l’Associazione patriottica è “incompatibile” con la dottrina cattolica (perché vuole costruire una Chiesa indipendente da Roma); dall’altra, la Santa Sede accetta il compromesso che un vescovo legato al papa partecipi, anche con funzioni di alta responsabilità, allo stesso organismo.

Meng sta diventando sempre più «politico» e segue passo passo le indicazioni dell’Associazione patriottica. E il governo punta all’eliminazione della comunità sotterranea per controllare di più la situazione. L’esigenza di maggior controllo deriva da due fatti. «A livello provinciale, lo scorso anno in Mongolia Interna sono scoppiate alcune rivolte di pastori contro la politica mineraria del governo, che inquina e distrugge le terre e i pascoli», spiega AsiaNews. A livello nazionale, vi è l’esigenza di controllo totale per l’imminente raduno dell’Assemblea nazionale del popolo.