Nel documentario di Pierre Barnérias medici e parenti delle vittime raccontano la realtà della “buona morte”. Che permette veri e propri «omicidi camuffati»
di Leone Grotti da www.tempi.it 

eutanasia-beglio-documentario2La mamma di Marcel Ceuleneur (nella foto con la nipote) non era in fase terminale, anzi, non era neanche malata, salvo gli acciacchi dell’età avanzata, e non soffriva di dolori insopportabili. Eppure «le hanno fatto l’eutanasia, anche se la sua situazione non soddisfaceva i criteri stabiliti dalla legge». Quello della madre di Marcel è solo uno dei tanti casi di eutanasia in Belgio, in costante crescita negli anni e legale dal 2002: se “appena” 235 persone vi hanno fatto ricorso nel 2003, nel 2011 sono diventate già 1.133.

LAVAGGIO DEL CERVELLO. Dopo le tante testimonianze raccolte da rapporti indipendenti sull’abuso dell’eutanasia nel paese, dove solo il 20 per cento dei casi viene dichiarato, è uscito da poco un documentario intitolato “Eutanasia, fino a dove?” (si può vedere qui, in francese) che raccoglie storie e testimonianze, come quella di Manuel, che documentano l’abuso della legge. Manuel è un sindacalista che non aveva mai avuto niente da ridire sulla “buona morte”, fino a quando non ci è passata sua mamma. «Io ero contrario all’eutanasia di mia mamma – racconta nel documentario realizzato dal giornalista Pierre Barnérias – il suo medico di fiducia era contrario, così come tutta la mia famiglia. Lei non aveva mai parlato di eutanasia, per giunta, se non dopo aver conosciuto un medico che le ha fatto il lavaggio del cervello e l’ha uccisa senza che ci fossero le precondizioni stabilite dalla legge. La verità è che dicono che vale solo in certi casi, ma poi succede tutt’altro».

CONTROLLORI NON CONTROLLANO. Secondo la legge solo un malato in fase terminale e senza speranze cliniche, attraverso ripetute domande scritte, dopo la valutazione di un secondo medico e di una équipe di infermieri può ottenere l’eutanasia. Ma secondo quanto dichiarato nel documentario dalla presidente della Commissione di controllo che deve assicurarsi che la legge non venga abusata, «noi riceviamo direttamente le dichiarazioni dei medici, che spesso sono compilate in modo incompleto. Purtroppo, non abbiamo la possibilità di valutare il numero reale di casi di eutanasia praticati nel paese». La Commissione, infatti, valuta i rapporti inviati dai medici e non è in grado di fare controlli indipendenti.

eutanasia-beglio-fino-a-doveALTRO CHE AUTODETERMINAZIONE. Etienne Montero, docente alla facoltà di Diritto di Namur, capitale della Vallonia, conferma che «non si può controllare l’eutanasia, l’ha ammesso la stessa Commissione di controllo. È chiaro che un medico che va contro la legge non si denuncia da solo: o non riporta alla Commissione il caso di eutanasia o riempie male i moduli o li falsifica. Secondo uno studio recente, solamente in un caso di eutanasia su due è stato raccolto il consenso scritto dei pazienti. Questo è illegale. L’ideologia alla base di questa legge è il rispetto dell’autonomia e dell’autodeterminazione, ma è evidente che viene contraddetto ogni giorno nei fatti».

«SAREMMO TUTTI ASSASSINI». Lo sanno bene gli stessi medici che praticano l’eutanasia. Il dottor Marc Cosyns, intervistato nel documentario, afferma: «La legge sull’eutanasia belga è molto simile a quella olandese. Ma non è così rigida, si può interpretare molto da caso a caso. Il problema più grande del Belgio è che ci sono dei pazienti dementi o malati mentali che non possono più esprimere il loro consenso. Per loro oggi è impossibile applicare l’eutanasia rispettando la legge e quando lo si fa, non si dichiara niente al governo. È chiaro che questa cosa è un po’ illegale, infatti bisogna cambiare il sistema perché attualmente potremmo essere tutti definiti dalla legge assassini. Noi invece facciamo solo quello che i pazienti ci chiedono».

IL RACCONTO DELL’INFERMIERA. Claire-Marie Le Huu, infermiera belga conferma in video la leggerezza con cui viene somministrata la “buona morte”: «Ho assistito a tanti casi di eutanasia somministrata in modo illegale. In uno dei primi, un anestesista una volta mi ha chiesto di aiutarlo con una persona che aveva chiesto di morire. Io mi sono rifiutata perché quell’uomo non soffriva assolutamente in maniera insopportabile e non c’erano i requisiti previsti dalla legge. L’ho detto ai miei capi, ma dalle loro risposte evasive ho capito che era una pratica consolidata. Quell’uomo alla fine è morto e come lui tanti altri. Spesso non c’è nessuna richiesta scritta: si chiede alle persone tre volte se vogliono l’eutanasia invece che le cure palliative, e la loro risposta orale è considerata sufficiente».

EUTANASIA PER L’EREDITÀ. Uno degli argomenti usato spesso contro l’eutanasia in Belgio è che può portare a veri e propri omicidi legalizzati, convincendo persone anziane e sole che la morte è la scelta migliore, facendole sentire un peso per la società e la famiglia. Una storia simile raccolta nel documentario viene racconta da Catherine (foto sopra), signora anziana che preferisce mantenere l’anonimato totale: «Dopo la morte di suo marito, mia sorella è rimasta sola. Era anziana, i suoi due figli medici la controllavano spesso e quando si sono accorti che un uomo andava sempre in casa sua per farle i lavori di casa, hanno avuto paura che lei dilapidasse tutti i risparmi che aveva. Per questo l’hanno convinta a fare l’eutanasia. Avevano tutti i moduli in ordine, tranne il fatto che mia sorella non era malata. Io poi non sono neanche stata informata della sua scelta. La verità è che i figli hanno deciso per lei e l’hanno fatto per avere la sua eredità. Una legge che permette queste cose è una mostruosità totale».

GIUDICI IMPOTENTI. Se la signora non si è rivolta ai tribunali, Marcel (foto a fianco) ha provato a chiedere giustizia per sua mamma. «Primo ho scritto a due ministri della Giustizia, che mi hanno ignorato, poi ho chiesto alla commissione di controllo di indagare ma non hanno fatto nulla». Per questo si è rivolto ai tribunali, ma dopo quattro anni di procedure i giudici hanno rigettato la sua richiesta: la madre aveva espresso il suo consenso al “trattamento”. «È tutta una farsa – commenta sconsolato Marcel – i giudici non si metteranno mai contro un sistema consolidato. Per cambiare la situazione basterebbe che la Commissione di controllo facesse il suo lavoro: controllare l’eutanasia. Ma non lo fanno».

«LIBERTÀ DI MORIRE?». Pierre Barnérias, che si è avvalso dell’aiuto di due giornalisti per realizzare il documentario, ha lavorato per 23 anni per diversi televisioni francesi come France 2, France 3, TV5 Monde, TF1 e molte altre. Dopo aver realizzato il documentario l’ha proposto a tutte le televisioni belghe e francesi ma nessuna ha voluto mandarlo in onda. Per questo ha deciso di pubblicarlo lo stesso su internet: «Sono rimasto perplesso dal rifiuto delle televisioni di mandare in onda la mia inchiesta – afferma in un’intervista – Ci ho messo due anni, dal 2011 al 2013, e ho raccolto testimonianze incredibili, di veri e propri omicidi mascherati. Il mio obiettivo non era quello di bloccare la legge, ma solo di far riflettere sulla libertà di morire e sul potere incontrastato di cui godono i medici».