​«Il meglio deve ancora venire»: usa questa frase la dottoressa Paola Pellicanò per esprimere la certezza che avrà un seguito la preziosa eredità dei coniugi Billings, dopo la recente morte in Australia, a 95 anni, di Evelyn (John è scomparso nel 2007). Sessant’anni dopo che tutto iniziò, il Metodo di regolazione naturale della fertilità che porta il loro nome costituisce un patrimonio per milioni di coppie in tutto il mondo. Ma i semi piantati da questa coppia di «medici giramondo», in realtà, stanno ancora germinando e producendo frutti preziosi. Tutto partendo da una semplice constatazione, che la fede suggerì loro: Dio ha messo la soluzione del problema della regolazione della fertilità nel corpo stesso della donna, nei segnali che all’interno del ciclo indicano con precisione i periodi fertili. Un binomio straordinario di semplicità – perché il Metodo non è precluso a nessuno, istruiti e non – e di scientificità.
Paola Pellicanò è presidente del «Woomb Italia», l’Associazione nazionale per il metodo Billings e medico del Centro di regolazione naturale della fertilità dell’Università Cattolica di Roma.

Dottoressa, i coniugi Billings insegnarono il loro Metodo negli anni del femminismo e del boom della pillola anticoncezionale. Il loro fu un messaggio controcorrente. Come fu accolto?

In quegli anni gli studi medici erano orientati a trovare un meccanismo che manipolasse e bloccasse la fertilità della donna, particolarmente attraverso la pillola. Il Metodo Billings, con il suo obiettivo di rendere consapevole la donna della propria fertilità, era certamente controcorrente. Ma, a ben vedere, lo è ancora oggi, perché afferma la dignità della donna a partire non dal rifiuto ma dal recupero delle caratteristiche proprie della femminilità, del valore della corporeità e della maternità. Se da una parte, dunque, c’era una voluta ridicolarizzazione degli sforzi di ricerca dei Billings, dall’altra, però, John ed Evelyn si sono sempre detti colpiti dalla bontà delle persone alla quale insegnavano il loro Metodo e dal grande bisogno espresso dalle coppie di essere aiutate a capire la propria fertilità.

Il Metodo è stato validato da organizzazioni scientifiche e mediche, che ne garantiscono un tasso di efficacia del 97,8%, ma lo scetticismo ancora lo accompagna. Perché?
All’inizio c’è stata una grande contrapposizione da parte delle lobby della contraccezione. Oggi il tema è sotto silenzio, nonostante la grande diffusione e la disponibilità di persone competenti. Credo che sia perché non sempre questo lavoro è valorizzato. Da un lato l’ambiente medico non ha sufficiente fiducia sulla capacità delle donne di riconoscere la propria fertilità, se opportunamente istruite. Dall’altro gli ambienti educativi non comprendono l’importanza di questi percorsi.

Quali sono i frutti dell’impegno dei Billings, oggi, in Italia?
L’eredità è enorme. A oggi sono state formate oltre mille insegnanti, esistono scuole di formazione in ogni Regione, coordinati dal Centro di regolazione naturale della fertilità dell’Università Cattolica di Roma.

Oggi il problema principale sembra essere l’infertilità. Il Metodo può essere una risposta per le coppie che vivono questa condizione?
In effetti negli ultimi anni siamo passati dalla richiesta di accedere al Metodo per regolare la fertilità alla richiesta, al contrario, di agevolare una gravidanza. I Metodi naturali, in questo senso, forniscono un aiuto grandissimo. La conoscenza del periodo di massima fertilità rende libera la coppia nella ricerca della gravidanza. Rispetto alla fecondazione artificiale, che trascura la diagnosi e la terapia dell’infertilità, i Metodi naturali hanno anche un valore diagnostico, perché aiutano a capire se il ciclo ovulatorio funziona bene. In terzo luogo, c’è da sottolineare il valore preventivo facilitato dalla possibilità di diagnosi precoci e dalla promozione di stili di vita corretti. Infine, c’è una umanizzazione della sessualità perché il figlio è vissuto come frutto di amore reciproco, e non come prodotto.

Antonella Mariani da Avvenire