Roma – (Adnkronos) – Lo scrittore: il caso Boffo potrebbe rivelarsi ”un boomerang politico”. Non è in atto un regolamento di con­ti tra cardinali ma una strategia di lungo respiro di Papa Ratzinger

Roma, 6 set. – (Adnkronos) – Le dimissioni di Dino Boffo da direttore di ‘Avvenire’ e il caso che si è creato attorno a questa vicenda po­trebbero rivelarsi ”un boomerang politico”.

Lo sostiene Vittorio Messori in un articolo sul ‘Corriere della Sera’ di oggi, nel quale fa alcune osservazioni che delineano un quadro più generale. ”Una Cei che aveva un parterre moderato, non osti­le all’attuale governo, parla ora (come Boffo nella sua lettera) di ”un oscuro blocco di po­tere laicista” che, dall’interno della maggio­ranza, aggredirebbe la Chiesa – fa notare – La rivelazione, cosi’ brutale, dei possibili ”peccatucci” del di­rettore èstata presentata come un’operazio­ne anticristiana.

E il prossimo responsabile del quotidiano sarà obbligato a una politica meno conciliante con questo governo di quella del suo sfortunato predecessore, noto per la sua moderazione, se non addirittura per un penchant per il centro-destra.

”Quanto ai molti discorsi, innescati dal ca­so Boffo, su dissidi e antagonismi tra Segre­tario di Stato e Presidente della Cei: al di là della diversità di temperamenti e di prospet­tive (peraltro assai meno accentuata di quanto spesso si affermi), il problema va ben oltre le persone – prosegue Messori – Già molti anni fa, in ‘Rapporto sulla fede’, Joseph Ratzinger affer­mava che le più che 100 Conferenze Episco­pali del mondo non hanno base teologica, non fanno parte della struttura divina della Chiesa. Questa, osservava, non è una Federa­zione di Chiese nazionali, dove si converga solo sui grandi principi del Credo.

Il potere dei ”piccoli vaticani” sparsi nei cinque con­tinenti, uno per ciascuna nazione, va ridi­mensionato. Pietro è uno solo. E sta a Ro­ma. Divenuto papa, l’allora cardinal prefetto del Sant’Uffizio ha cominciato a provvedere.

Sta qui il motivo del cortese ma fermo avver­timento di Bertone, il suo ”primo mini­stro”, a Bagnasco, rappresentante della ”Chiesa nazionale italiana”. ”Rispetto e fidu­cia, si intende, ma le grandi linee di gover­no vengono avocate a sè dal Vertice della Chiesa. Non è in atto un regolamento di con­ti tra cardinali (malgrado le attuali difficolta’ dell’arcivescovo di Genova per il caso del­l’uomo-media ereditato da Ruini), è in atto semmai una strategia di lungo respiro di Be­nedetto XVI per contrastare un per lui inac­cettabile ‘federalismo clericale”’, conclude Messori.