di Don Antonello Iapicca

Mt 26,14-25

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: “Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?”. E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.
Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: “Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?”. Ed egli rispose: “Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”. I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: “In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà”. Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: “Sono forse io, Signore?”. Ed egli rispose: “Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”. Giuda, il traditore, disse: “Rabbì, sono forse io?”. Gli rispose: “Tu l’hai detto”.

IL COMMENTO

Vi è un tempo per ogni cosa, ci ammonisce severa la sapienza del Qoelet. Un tempo favorevole per essere consegnato, compiere la missione, realizzare l’opera assegnata. Dare senso e pienezza alla vita. Il tradimento di Giuda segna l’arrivo del momento. E’ prossimo, e Gesù lo sa. E si offre, liberamente, perchè è il suo momento. Può sembrare che qualcuno lo tradisca, lo consegni, lo uccida. E’ l’aspetto visibile della vicenda. Nell’ombra, nascosta agli occhi della carne, scorre una trama che ha per protagonista Gesù stesso. E’ Lui che conduce gli eventi. Il suo amore lo porta ad attirare a sè, a far intingere nel proprio piatto la mano del prorpio assassino. E’ l’amore, sine glossa. Esso sboccia, maturo, nella pienezza del tempo, nel momento favorevole stabilito dal Padre. E diventa salvezza per ciascuno di noi. Ecco la vita di Gesù, la stessa preparata per noi che a Lui apparteniamo. Camminare nei giorni in attesa del momento favorevole per essere consegnato. Per consegnare noi stessi a chi ci è vicino, a chi reclama la nostra vita. Marito, moglie, figli, amici. Proprio quelli che intingono la loro mano nel nostro piatto, i nostri intimi, i nostri amati. Questo è il senso della nostra vita. Un momento favorevole nel quale offrire tutto noi stessi. Per amore. Come Gesù ha fatto per noi. In Lui trasformati, in Lui consegnati. E’ la vita vera e piena, è la bellezza e la gioia, è l’eterno amore in noi che ci fa Pasqua viva per ogni uomo. La nostra vita sgorga dalla profonda commozione di Gesù dinnanzi ad ogni radimento. Tradendo la propria vocazione, la propria umanità, si tradisce Cristo. Ogni istante buttato lontano da Lui significa tradirlo, E, ad ogni istante buttato o immerso nel peccato, vi è sempre la commozione di Gesù. Una vita commossa, ecco la vita di Gesù. Le sue lacrime inondano il mondo, e noi ne siamo le gocce sparse per amore.

Meditazione del giorno:

Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein] (1891-1942), carmelitana, martire, compatrona d’Europa
La preghiera della Chiesa, 19-20

« Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua ? »

Sappiamo dai racconti degli evangelisti che Cristo ha pregato come ogni ebreo credente e fedele alla Legge… Pronunciò le antiche orazioni di benedizione, che ancora oggi sono recitate, per il pane, il vino e i frutti della terra, come ne testimoniano i racconti dell’ultima Cena, tutta consacrata all’adempimento di uno dei obblighi religiosi più santi : il solenne pasto della Pasqua, il quale commemorava la liberazione dalla schiavitù d’Egitto. Forse in questo momento ci è data la visione più profonda della preghiera di Cristo, e come  una chiave che ci introduce nella preghiera di tutta la Chiesa…

La benedizione e la condivisione del pane e del vino facevano parte del rito del pasto pasquale. Ma l’una e l’altra ricevono qui un senso interamente nuovo. In questo momento nasce la vita della Chiesa. Certo, essa nasce in quanto comunità spirituale e visibile soltanto alla Pentecoste. Ma alla Cena, si compie l’innesto del tralcio sul ceppo, che rende possibile l’effusione dello Spirito. Le antiche orazioni di benedizione sono divenute nella bocca di Cristo, parole creatrici di vita. I frutti della terra sono divenuti la sua carne e il suo sangue, pieni della sua vita… La Pasqua dell’antica Alleanza è divenuta la Pasqua dell’Alleanza nuova.