di Don Antonello Iapicca

Mt 6,1-6.16-18

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli. Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà ».

IL COMMENTO

Silenzio. E’ Quaresima. Chiudere la porta e cercare nostro Padre. Scendere le scale del cuore e scoprire di vivere come orfani, chiasso all’esterno, in cose e impegni e parole, tutto per essere notati; anche quando ci nascondiamo scappando dagli altri, in fondo è perchè la vita, la nostra, dipende da loro, dagli altri. E oggi inizia la Quaresima. Per gli affamati di vita e di amore. E’ una buona notizia. C’è speranza. C’è la conversione, la Teshuvà direbbe un pio israelita, il ritorno. La conversione è il figlio prodigo, la fitta che gli percuote il petto, la percezione chiara d’aver buttato la vita e di essere ormai un relitto in secca, la solitudine, il nulla nel cuore e il freddo del vuoto, nessun viso, nessuna parola. Tutto perduto, dietro a se stesso. E, per una misteriosa Grazia, quella che scocca al termine della discesa, rientra in se stesso, da dove era uscito ingannato da seducenti sirene di fumo. Rientra, si trova da solo, intuisce, comprende quel che ha smarrito. Suo Padre. “Mi alzerò e tornerò da mio Padre”. La Quaresima è chiudere la porta del cuore, rientrare li da dove siamo usciti perduti tra i tentacoli del lavoro, degli impegni, delle cose, degli affetti, di noi spalmati sul cuore, ruvido e secco, degli “altri”. Rientrare nel cuore e scoprire, senza paura, la solitudine. Il digiuno, l’elelemosina, la preghiera, sono innanzi tutto SEGNI d’una realtà che il mondo e il demonio ci occultano: la solitudine profonda della dimenticanza di Dio. Sono il SEGNO di una assenza. Non c’è il Padre. E non c’è lo Sposo. Siamo soli. Soli e infelici. Soli e affamati d’amore. Soli anche se pieni di un tanto vuoto e inafferrabile. Siamo soli anche se strepitiamo e ci facciamo notare. Inizia la Quaresima e ci prende lì dove siamo. Come il figlio prodigo, siamo proni tra le nostre sporche e disordinate giornate, cercando invano una ghianda, un affetto, un sorriso, una parola, un qualcosa di vero che dia verità e valore alla nostra vita. Mercoledì delle ceneri, è tempo di chiudere la porta, cercare nel segreto lo sguardo di Chi abbiamo dimenticato. Torniamo a casa, torniamo a nostro Padre. E’ Lui che abbiamo perduto, la Sua ricompensa che è il Suo abbraccio di misericordia, il Suo amore che non si esaurisce. Quaresima è ritorno. A casa. Papà è alla finestra e freme nell’attesa di correrci intorno. Ma il cammino è cosa nostra, senza di esso non c’è amore vero. Il Figlio lo ha aperto per noi, risalendo dagli inferi prima di noi. Le Sue orme ci conducono in questa Quaresima, dalla morte alla vita, sino alla notte delle notti, la notte dei figli nel Figlio.
Buona Quaresima dunque, buon ritorno a casa.

San Leone Magno ( ?-circa 461), papa e dottore della Chiesa
Quarta Omelia sulla Quaresima, n° 1 et 2

« Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza » (2 Cor 6, 2)

« Ecco ora il giorno della salvezza ! » Certo, non c’è tempo che non sia pieno dei doni divini. In ogni tempo, la grazia di Dio ci apre l’accesso alla sua misericordia. Tuttavia, ecco ora il momento in cui occorre che tutti i cuori siano stimolati con un ardore più grande, nel progresso spirituale, con maggiore fiducia. Infatti il ritorno del giorno in cui siamo stati riscattati ci invita ad ogni opera spirituale. Così celebreremo, il corpo e l’anima purificati, il mistero che prevale su tutti gli altri : il sacramento della Pasqua del Signore.

Tali misteri esigerebbero uno sforzo spirituale continuo, in modo tale che rimanessimo sempre, sotto lo sguardo di Dio, così come dovremmo essere trovati nella festa di Pasqua. Ma questa virtù si trova soltanto in pochi uomini ; per noi, in mezzo alle attività di questa vita, a causa della debolezza della carne, lo zelo si infiacchisce… Per rendere la purezza alle nostre anime, il Signore ha preparato il rimedio di un allenamento di quaranta giorni, nei quali le colpe commesse durante gli altri tempi possano essere riscattate dalle opere buone, e consumate dai santi digiuni. Prendiamoci cura, quindi, di obbedire al comandamento dell’Apostolo : « Purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello Spirito » (2 Cor 7, 1).

Tuttavia, il nostro modo di vivere si accordi con la nostra astinenza. L’essenziale del digiuno non è la sola astensione dal cibo ; non c’è nessun profitto nel sottrare il cibo al corpo se il cuore non si distoglie dall’ingiustizia, se la lingua non si astiene dalla calunnia… Questo è il tempo della mitezza, della pazienza, della pace… Ora, che l’anima forte si abitui a perdonare le ingiustizie, a non contare gli affronti, a dimenticare le ingiurie… Tuttavia, che il contegno dello spirito non sia triste ; che sia santo. Che non si senta il mormorio dei gemiti ; che ci sia una vera gioia.

San Massimo di Torino ( ? – circa 420), vescovo
Discorsi, 28, PL 57, 587s

Quaranta giorni per condurci verso il battesimo nella morte e nella risurrezione di Cristo

« Al tempo della misericordia ti ho ascoltato, nel giorno della salvezza ti ho aiutato » (Is 49,8). L’apostolo Paolo prosegue con queste parole : « Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza ». A mia volta, vi prendo a testimoni, ecco ora i giorni della redenzione, ecco, in un certo senso, il momento della cura spirituale; possiamo curare tutte le macchie dei nostri vizi, tutte le ferite dei nostri peccati, se preghiamo costantemente il medico delle nostre anime, se… non trascuriamo nessuna delle sue prescrizioni…

Il medico è il nostro Signore Gesù, il quale ha detto: “Sono io che do la morte e faccio vivere” (Dt 32,39). Il Signore prima dà la morte, poi ridà la vita. Mediante il battesimo, distrugge in noi adulteri, omicidi, crimini e furti; poi ci fa rivivere, quali uomini nuovi, nell’immortalità eterna. Moriamo ai nostri peccati, ovviamente mediante il battesimo, riprendiamo vita nello Spirito di vita… Consegnamo noi stessi al nostro medico con pazienza per recuperare la salute. Quanto avrà scoperto in noi di indegno, di macchiato per il peccato, di consumato dalle ulcere, egli lo taglierà, lo poterà, lo toglierà per lasciare sussistere in noi, una volta eliminate tutte le ferite del demonio, soltanto quello che appartiene a Dio.

Ecco la prima delle sue prescrizioni: consacrare quaranta giorni al digiuno, alla preghiera, alle veglie. Il digiuno guarisce la fiacchezza, la preghiera nutre l’anima religiosa, le veglie respingono i tranelli del diavolo. Dopo questo tempo consacrato a tutte queste osservanze, l’anima, purificata e spossata da tante pratiche, giunge al battesimo. Ricupera le forze immergendosi nelle acque dello Spirito: quanto era stato bruciato dalle fiamme delle malattie rinasce dalla rugiada della grazia del cielo… Attraverso una nuova nascita, rinasceremo diversi.