dal Vangelo secondo Gv. 8, 31-42

In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. Gli risposero: “Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?”. 
Gesù rispose: “In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenza di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova posto in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro!”. 
Gli risposero: “Il nostro padre è Abramo”. 
Rispose Gesù: “Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo! Ora invece cercate di uccidere me, che vi ho detto la verità udita da Dio; questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro”. 
Gli risposero: “Noi non siamo nati da prostituzione, noi abbiamo un solo Padre, Dio!”. Disse loro Gesù: “Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato”.

IL COMMENTO di don Antonello Iapicca

Le parole di Gesù del Vangelo di oggi sono rivolte a ciascuno di noi, a “quelli che avevano creduto in Lui”. E sono parole dure che ci chiamano a conversione. Riguardano la nostra identità, la roccia da cui siamo tratti, nostro Padre. Nel dialogo di Gesù con i Giudei risuonano le parole del profeta Isaia: “guardate alla roccia da cui siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti. Guardate ad Abramo vostro padre, a Sara che vi ha partorito, poichè io chiamai lui solo, lo benedissi e lo moltiplicai” (Is. 51,1-2). Abramo, il padre della fede. Da essa i giudei sono stati tratti, ne sono un frammento sparso nelle generazioni; come una cava, la fede di Abramo li ha gestati e formati. Essa è il loro Dna, il tratto inconfondibile della loro identità. Esattamente come della nostra, olivastri innestati nell’olivo.

Ma qualcosa è accaduto, un virus ha colpito il Dna, una malattia genetica ha mutato l’identità. Al posto dell’amore l’omicidio. Invece delle opere di Abramo i peccati, le opere di un altro padre. Del peccato sono schiavi, perchè il loro padre è un tiranno assoluto, cancella la libertà illudendo di offrirla a buon mercato. La libertà che è amara schiavitù, quella che sperimentiamo ogni giorno, la libertà di uccidere Cristo, e con Lui la verità. Perchè il peccato è la menzogna e non amare è peccato. Tutto quello che è pensato e compiuto senza amore è peccato. Porta in sè il germe della menzogna ed è destinato a corrompersi. Peccato e morte sono inscindibilmente uniti, come annuncia il Libro della Sapienza (2,23):

Dio ha creato l’uomo per l’immortalità;
lo fece a immagine della propria natura.
Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo;
e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono.

Generare per la morte. Un padre e una madre nella carne concepiscono e generano un uomo per morire. Così è per i nostri pensieri e per le nostre azioni, quando sono figli della carne. Se non sono celesti, se non procedono dallo Spirito Santo che è amore, non sono autentiche, sanno di menzogna.

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità,
sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza,
e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne,
ma non avessi la carità, non sono nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato,
ma non avessi la carità, niente mi giova….”

(1 Cor. 13, 1 ss)

Una vita senza amore è apparenza del vero e menzogna reale. Nel peccato ci ha concepito nostra madre; siamo figli d’una menzogna, è la nostra esperienza. Affanni, preoccupazioni, tutto per nulla. Quello che è generato dal diavolo partorisce illusione e morte. Ne fanno l’esperienza coloro che gli appartengono, per parentela stretta. Una menzogna ha seminato la morte nel mondo, quella che covava nel cuore dei Giudei, quella che alberga nel nostro cuore. Uccidere Cristo, nel marito, nella moglie, in chiunque contesti la nostra vita e attenti al nostro essere, alla nostra dignità. La reazione dei Giudei alle parole di libertà di Gesù palesa il loro cuore. Come quando qualcuno ci annuncia la buona notizia della conversione, la parola di verità che ci dischiude il ritorno alla casa di nostro Padre come figli, liberi e gioiosi, e noi ci rattristiamo, gelosi di quanto abbiamo, e puntiamo i piedi. E spesso non basta, la superbia ferita schiuma ira e l’ira compie quel che non vorremmo: uccidere Cristo! Perchè il Vangelo di oggi si compie alla lettera ogniqualvolta il prossimo si accosta alla nostra vita. Non importa come, se per rimproverarci giustamente o per consigliarci, se per attaccarci o rifiutarci. Ogni persona che si affaccia alla nostra vita è una chiamata alla libertà, è l’incarnazione della Parola di Gesù da custodire e a cui essere fedeli per conoscere la Verità e sperimentare l’autentica libertà. Essa è solo quella dei figli di Abramo, dei figli di Dio. La fede anima i loro cuori, li apre alla speranza e li muove alla carità. I figli di Dio vivono sempre nella casa di loro Padre, sono liberi di amare senza condizione, hanno conosciuto la Verità e possono seguire l’Agnello ovunque egli vada, sono “davvero” discepoli di Gesù.

La sua Parola che è verità risuona nel loro spirito, e si compie in ogni incontro, in ogni relazione. I figli di Dio, in tutti vedono riflesso il volto di Cristo che li chiama ad amare, a perdere la propria vita, a rinnegare i propri schemi, le idee e i pensieri; a cambiare progetti e a gettare nella pattumiera decisioni prese e sul punto d’essere realizzate. I figli di Dio sono liberi come il Figlio, non temono nulla perchè nulla hanno da perdere; la Verità, che è Cristo, è viva in loro, con Lui sono passati all’altra riva, hanno conosciuto la dolcezza, la bellezza, la letizia del suo amore e sanno che nulla e nessuno da esso li potrà mai separare. Come Abramo hanno sperato contro ogni speranza, pur vedendo morta la propria carne per i propri peccati hanno conosciuto la misericordia che ridona la vita ai morti.

I figli di Abramo, come i figli di Dio, stringono tra le braccia Isacco, il figlio della promessa compiuta, la testimonianza della fedeltà di Dio, e la fede ha il suo memoriale indistruttibile. Le loro mani stringono Cristo risorto, lo amano perchè in Lui stringono la loro vita rigenerata, sono guariti dal virus malefico che li aveva deturpati, sono figli nel Figlio, e questo è tutto. Al punto che possono salire il Moria nella notte della fede, tremare e fissare negli occhi il cuore del loro cuore, quell’affetto, quella persona, quel desiderio, quel sogno, quel progetto, ed essere pronti a sacrificare tutto – a fare sacro, a separare e offrire a Dio – e scoprire di avere gli stessi occhi di Abramo che fissavano Isacco sull’erta del sacrificio, quelli di Dio fissi in quelli del Figlio sul crinale del Golgota. I figli di Abramo, come Isacco, come i figli di Dio, offrono la propria gola al Padre, entrano nell’assurdo estremo confidando che Dio sul monte provvede. Sempre. I figli di Dio mostrano la fede sulla terra.

Scriveva Franz Werfel: “per chi ha fede nessun miracolo è necessario, per chi non ha fede nessun miracolo è sufficiente.” Perchè il miracolo autentico è la fede, ed Isacco è il miracolo figlio dell’ascolto obbediente di suo padre, della fede che vine dalla predicazione. I figli ascoltano, lo Shemà è la loro stessa vita: “Ascolta Israele!”, ascolta e vivrai. Ascolta e sarai libero. Ascolta e vedrai la Verità vincere la morte, la Parola fatta carne discendere negli inferi della menzogna nei quali precipitiamo tante volte, e distruggere il suo potere e liberarci dai suoi lacci. Ascoltare la Sua Parola è l’unica salvezza. La Sua Parola è il seme che ci fa rinascere a vita nuova, il Vangelo annunciato è l’unica nostra speranza. Rimanere nella Sua Parola è l’unica garanzia d’immortalità. Ascoltare ed amare, perchè ogni nostro pensiero ed ogni nostra azione diventino fonti di vita, quella sperimentata da Abramo, l’eterna vita dei figli di Dio, la giustizia di misericordia che salva ogni generazione.

Non provocate la morte con gli errori della vostra vita,
non attiratevi la rovina con le opere delle vostre mani,
perché Dio non ha creato la morte
e non gode per la rovina dei viventi.
Egli infatti ha creato tutto per l’esistenza;
le creature del mondo sono sane,
in esse non c’è veleno di morte,
né gli inferi regnano sulla terra,
perché la giustizia è immortale.

(Sap. 1, 12-16)

Possiamo raccontare la storia. Quando l’ascolto custodisce la verità e la libertà

Quando il maestro spirituale Israel Ba’al Shem Tov, fondatore dello chassidismo, aveva un difficile compito davanti a sé, si recava in un certo luogo nei boschi, accendeva un fuoco e meditava in preghiera. E ciò che aveva deciso di fare realizzava.
Una generazione dopo, quando il suo discepolo dovette assolvere lo stesso compito, si recò nello stesso luogo nei boschi e disse: “Non sappiamo più accendere il fuoco, ma conosciamo ancora le preghiere.” E ciò che aveva deciso di fare si realizzò.
Un’altra generazione dopo, quando anche il discepolo del discepolo dovette assolvere lo stesso compito, si recò nello stesso luogo nei boschi e disse: “Non sappiamo più accendere il fuoco, non conosciamo più le preghiere, ma conosciamo ancora il luogo nei boschi dove è successo. Dev’essere sufficiente.” E fu sufficiente.
Ma un’altra generazione dopo, quando il discepolo del discepolo del discepolo si sedette nella sua poltrona dorata, nel suo castello, disse: “Non sappiamo più accendere il fuoco. Non conosciamo più le preghiere. Non conosciamo più il luogo nei boschi dove tutto ciò è successo. Ma possiamo ancora raccontare la storia.”

(da Racconti dei saggi yiddish, Milano, 2010)

San Paciano di Barcellona (? – circa 390), vescovo
Discorso sul battesimo, 6-7, PL 13, 1093-94

« Se il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero »

Fratelli, nel battesimo, abbiamo avuto una nuova nascita … « Se noi riponiamo la nostra speranza soltanto in questo mondo, siamo da compiangere più di tutti gli uomini » (1 Cor 15, 19). La nostra vita materiale, come voi medesimi potete osservare, ha la stessa durata di quella delle fiere, degli animali, degli uccelli e magari anche minore. Caratteristica dell’uomo invece è di ottenere quello che Cristo ha dato per mezzo del suo Spirito, la vita eterna, a patto però che non pecchiamo più… « La morte è il salario del peccato : ma dono di Dio è la vita eterna, in Gesù Cristo, nostro Signore » (Rm 6, 23).
Figlioli miei, prima di tutto, ricordate questo : una volta, le nazioni erano sottomesse alle potenze delle tenebre ; ora siamo stati liberati, grazie alla vittoria di Gesù Cristo nostro Signore. Egli ci ha riscattati… Ha liberato quelli che erano legati in ceppi e ha spezzato le loro catene, come Davide aveva profetizzato : « Il Signore solleva quelli che sono caduti, il Signore scioglie quelli che sono legati, il Signore illumina i ciechi » (Sal 145, 7). E ancora : « Hai spezzato le mie catene. A te offrirò un sacrificio di lode » (Sal 115, 16). Siamo stati dunque sciolti dalle nostre catene quando, mediante il sacramento del battesimo, ci siamo raccolti sotto lo stendardo di Cristo… Siamo stati liberati nel nome e col sangue di Cristo…
Perciò, carissimi, ricordiamoci che veniamo lavati una volta sola ; una volta sola veniamo liberati; e una volta sola entriamo nel Regno eterno. Una volta sola sono « beati quelli a cui sono rimesse le colpe e perdonato il peccato » (Sal 31, 1). Tenete ben stretto quello che avete ricevuto, conservatelo nella gioia, non vogliate più peccare. Conservatevi puri e immacolati per il giorno del Signore.