di Domenico Bonvenga

Un lettore sul sito Furcisiculo.net commentando il mio articolo “Gli orrori della Odenwaldeschule”, un liceo tedesco,  laico, della èlite sessantottina dove si sono verificati stupri di gruppo e sevizie sui minori, coinvolti anche docenti che teorizzavano l’abolizione dell’educazione e qualsiasi distinzione tra maestro e allievo.  Il lettore tra le righe vedeva una scusante nei confronti della Chiesa, e una certa soddisfazione che non solo i preti si avvalgono di tali pratiche.

Forse bisogna essere più chiari, nella Chiesa c’è sporcizia, “e proprio tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui”, l’aveva riconosciuto senza mezzi termini, poco prima di essere letto nel 2005, l’allora cardinale Ratzinger. Da papa lo ha ribadito nella Lettera pastorale ai cattolici d’Irlanda, nel suo viaggio a Malta. Benedetto XVI non ha minimizzato, anzi con inusuale durezza, ha scritto ai responsabili degli abusi: dovete rispondere davanti a Dio onnipotente, come pure davanti ai tribunali.

Detto questo, sarebbe opportuno però riportare la polemica sui giusti binari scrive Francesco Agnoli nel capitolo II dell’interessante libretto edito da Fede & Cultura di Verona, Indagine sulla pedofilia nella Chiesa. Innanzitutto bisogna evitare di utilizzare l’ennesimo fatto di cronaca per accusare sempre il solito imputato: la Chiesa. O mettere in dubbio il celibato ecclesiastico, dimostrando di non aver capito nulla.

La pedofilia è sempre esistita, ma sicuramente nell’ultimo periodo della storia c’è stato un innegabile aumento. In particolare negli ultimi anni. Basta vedere la cronaca dei giornali, i tribunali dei minori. Le violenze sui bambini piccoli, piccolissimi, cioè di pochi mesi, sono sempre più numerose e vengono compiute al 90% e oltre da genitori, zii, amici di famiglia. “La spiegazione di questo aumento, dimostrabile statistiche alla mano, sta certamente in una cultura sempre più decadente, in cui il sesso diventa una mania, una ossessione contiunua: viene trasmesso ogni ora del giorno in tv, sui giornali, entra nelle scuole dove a fanciulli di quarta elementare viene talora spiegato, brutalmente, l’atto sessuale nella sua ‘tecnicità’. Un grigio diluvio di pornografia inonda le nostre menti, tanto che anche i quotidiani ‘seri’ online, dal ‘Corriere’ a ‘Repubblica’, il posto per le foto porno non omettono mai di riservarlo…un lettore bavoso in più fa sempre comodo”.

Ora vogliamo credere che tutto questo non abbia i suoi effetti? Vogliamo sempre fingere che la pedofilia sia un problema di alcuni preti, e non della società nel suo insieme?

Il Corriere della Sera dell’11 marzo ricorda: “Cinquecento siti web pedofili con violenze sessuali su bambini dai 3 ai 12 anni sono stati segnalati oggi in meno di un’ora e 20 minuti alla Polizia postale dai volantari dell’associazione Meter onlus di don Di Noto: ‘E’ un orrore senza fine, un fenomeno inarrestabile – commenta il sacerdote – che coinvolge milioni di bambini e tutte le classi sociali’”.

Don Di Noto è un sacerdote, un eroe quasi solitario, la sua battaglia di ogni giorno è importante, ma sicuramente non riesce ad arginare la diffusione sempre maggiore di quel materiale pedopornografico che è sicuramente all’origine di molte azioni criminali, in quanto spinge all’emulazione, e influenza molte menti deboli. Esistono su internet foto di bambini violentati, su cui gli adulti compiono le più svariate efferatezze, immagini che fanno “cultura”. Eppure questo non interessa affatto ai nemici della pedofilia a senso unico – scrive Agnoli – non interessa, diciamo, la verità neppure a molti politici e giornalisti, quasi a nessuno. In pratica esiste e non da oggi una forte e ramificata lobby pedofila scrive Vincenzo Sansonetti su il mensile Il Timoneche da una parte è la prima a compiacersi per gli scandali che colpiscono la Chiesa, dall’altra agisce indisturbata perchè la pedofilia diventi pratica sessuale legittima, persino culturalmente fondata, in nome dei principi di libertà. Esiste un vero e proprio “movimento pedofilo”, le sue radici affondano nella “rivoluzione sessuale” del Sessantotto quando si cominciò a rivendicare il diritto degli adulti ad amare i i bambini.

Chi è che sa che il 23 giugno, da otto anni, si celebra la Giornata mondiale dell’orgoglio pedofilo, in cui ogni pedofilo accende una candela azzurra?

E’ un gesto simbolico per ricordare i loro colleghi incarcerati, “vittime delle discriminazioni, delle leggi ingiustamente restrittive” e per ribadire il loro “amore per i bambini”. Come mai nessuno si è veramente indignato quando in Olanda, è nato il partito pedofilo? Eppure la nascita del NVD (Amore del prossimo, libertà, diversità) avrebbe dovuto farci capire molte cose. Questo partito rivendica la diffusione in tv di pornografia (infantile e non) anche durante il giorno, la liceità del sesso con i bambini e con gli animali, come “semplici varianti” dei gusti sessuali. Del resto non è forse lo stesso messaggio veicolato, più o meno, da molti sostenitori, politicamente correttissimi, della teoria del gender? Non è quello che si sente dire sempre più spesso? Cioè che nessuno ha il diritto di affermare cosa sia l’amore vero, cosa sia la famiglia, cosa sia morale e cosa no? Non si dice sempre più spesso che nessuno ha il diritto di limitare la libera sessualità di chicchessia?

E’ il trionfo del relativismo più assoluto, spesso contro la “sessuofobia cattolica”. Prendiamo i radicali che si indignano per le malvagità dei preti, e che arrivano a manifestare “contro la pedofilia clericale e per sostenere l’istituzione di un’apposita commissione d’inchiesta sui numerosi casi di abuso, perpetrati da ecclesiastici su minori”, proprio loro che in un convegno pubblico (http//www.interlex.it/regole/convped.htm) giustificano chi ha relazioni sessuali con bambini in tenera età, si tratta di difendere il ‘buon diritto’ di ciascuno a non essere giudicato e condannato solo sulla base della riprovazione morale suscitata dalle proprie preferenze sessuali. Nello stesso convegno si afferma che c’e una sorta di persecuzione giudiziaria e di criminalizzazione pubblica nei confronti degli individui che hanno sentimenti giudicati anomali, deviati, perversi e patologici. Infine si afferma che in ogni caso in uno Stato di diritto essere pedofili, proclamarsi tali o anche sostenere la legittimità non può essere considerato reato; la pedofilia, come qualsiasi altra preferenza sessuale, diventa reato nel momento in cui danneggia altre persone.

Allora possiamo scindere la cultura della pedofilia dalle azioni pedofili? La pedofilia è uguale a “qualsiasi altra preferenza sessuale”? La “libera” diffusione  di materiale pedopornagrifico, di fotografie di bambini violentati in tutti i modi, è espressione di libertà, oppure è l’anticamera di concretissime azioni pedofile?