Nell’audizione al Comune di Milano, Melazzini ha parlato di sé. «Chi desidera vivere con un sondino e bloccato sulla carrozzina? Nessuno. Ma poi la posizione cambia» 

melazzini-sla-iosonoqui-jpeg-crop_display«Prima di “inciampare” la scelta sarebbe stata inevitabile. Chi desidera vivere con un sondino e bloccato sulla carrozzina? Nessuno». Ma poi «la posizione cambia e da medico oncologo ho visto che nessun paziente ha mai deciso di percorrere un percorso diverso da quello che gli veniva prospettato». Mario Melazzini sa di cosa parla quando affronta il problema del testamento biologico. Assessore regionale, malato di Sla, presidente di Aisla (l’Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica), Melazzini ha parlato ieri in commissione al Comune di Milano di testamento biologico, spiegando che «il registro sul biotestamento non è un documento utile e indispensabile. Come medico dico che abbiamo già tutti gli strumenti necessari e anche un codice deontologico. E come paziente, non vorrei che con questo prenda piede nella nostra società la corrente di pensiero che vivere in determinate condizioni non possa essere conciliabile con un percorso di vita altrettanto degno».

DIGNITA’ E QUALITA’. A Milano ancora una volta si è parlato di biotestamento. Strano. Si discute più di questo che di tagli al bilancio, di Area C, di spending review: come se la maggioranza – paralizzata – puntasse tutto sull’affrontare questi temi bioetici piuttosto che risolvere le grane che – quelle sì – sono urgenti per rilanciare la nostra economia.
In ogni caso, per la quinta volta in meno di un mese, si è tornati a parlare del living will e ieri è stato il turno delle audizioni di Melazzini e di altri esperti come Luciano Eusebi, ordinario di Diritto penale all’Università Cattolica di Milano, contrario al biotestamento («il registro non aggiunge nulla ma finisce solo per cambiare il rapporto medico paziente. Il rischio è che il malato sia fonte di pressioni psicologiche e decida di farsi da parte»), Patrizia Borsellino, ordinario di Filosofia del diritto all’Università degli Studi-Bicocca, e Aldo Biemmi dell’Associazione Aldo Perini onlus. Gli ultimi due hanno spiegato di essere favorevoli al registro perché «i malati ce lo chiedono».
Uno, appunto, ce lo avevano di fianco, e testimoniava tutto il contrario. «Il concetto di dignità e qualità della vita – ha detto Melazzini – cambia giorno dopo giorno e si adatta alle condizioni in cui si trova».