Cinquecentocinque. Tante sono le vittime dei terroristi di Boko Haram, la setta islamica che vuole cancellare i cristiani dalla Nigeria

«Spero che il governo riesca a sgominare i terroristi e fermare questa guerra. Perché si tratta proprio di una guerra: non tra cristiani e musulmani però, come molti continuano a dire, ma tra chi vuole il bene e chi continua a diffondere il male». Rimane lucido l’arcivescovo di Jos Ignatius Kaigama all’indomani dell’ennesimo attacco da parte della setta islamica Boko Haram, che il giorno di Pasqua ha causato la morte di almeno 40 persone facendo esplodere un’autobomba in mezzo a un incrocio vicino a due chiese cristiane. L’attentato è stato sferrato a Kaduna, città centrosettentrionale della Nigeria. Il paese è diviso tra un nord a maggioranza musulmana e un sud prevalentemente cristiano. Nonostante gli estremisti di Boko Haram, che significa «l’educazione occidentale è peccato», continuino ad affermare che «la Sharia deve essere instaurata in tutto il paese» e che «il cristianesimo deve essere sradicato dal Nord della Nigeria», come affermato da Kaigama a Tempi, la motivazione settaria è solo una copertura, una facciata.

Infatti, le oltre 500 persone che dal Natale 2011 hanno perso la vita in attentati e sparatorie non sono solo cristiane. «Gli estremisti sono dei terroristi, dei nemici della Nigeria e di tutta l’umanità, non solo dei cristiani», continua l’arcivescovo parlando dei membri di Boko Haram. «Attaccano chiese, moschee, mercati e caserme in modo indiscriminato. Non è in atto una guerra tra religioni». Secondo una delle ipotesi più accreditate dagli stessi nigeriani, che seguono la pista del potere più che quella religiosa, i terroristi di Boko Haram sarebbero manovrati dall’esterno. Se la setta islamica venga usata da paesi stranieri, come Iran o gli shabaat di Somalia, o sia finanziata da politici locali, come il presidente musulmano Buhari – sconfitto alle ultime elezioni – è difficile da provare, ma di fatto gli attacchi destabilizzano la Nigeria e mettono in difficoltà il presidente cristiano originario del sud, Goodluck Jonathan. «La situazione è fuori controllo», ammette Kaigama. «Speriamo che le forze di sicurezza riescano a prevenire gli attacchi dei terroristi, ma attualmente sembra sempre più difficile».

Nessuna delle maggiori città del nord e del centro del paese è stata risparmiata dagli attentati di Boko Haram: dalla capitale Abuja, dove a Natale una bomba in una chiesa ha causato la morte di decine di persone, a Kano, dove il 16 gennaio almeno 185 persone sono morte in una serie di esplosioni contro caserme e uffici del governo e della polizia, da Jos, dove un gruppo di boy scout l’11 marzo è riuscito a impedire a costo della vita che un’autobomba esplodesse nella chiesa di Saint Finbarr, a Maiduguri e Kaduna, teatri dei più recenti attacchi fino all’ultimo di Pasqua.

Ma l’arcivescovo di Jos non ha perso la speranza: «Il piano dei terroristi è malvagio ma cristiani e musulmani stanno lavorando insieme. Io vedo tanta gente, anche islamici, di buona volontà che lavorano per la pace». Non solo. La violenza che ha colpito un paese estremamente ricco (di petrolio) e allo stesso tempo povero, dove il 60 per cento della popolazione vive con un dollaro e mezzo al giorno, può essere un’occasione per vivere «più a fondo la fede cristiana», come dichiarato dalla Cei nigeriana, che cita un discorso pronunciato dal vescovo di Kafanchan Joseph Bagobiri: «I fatti dell’ultimo anno, che hanno testimoniato continui attacchi contro nigeriani, rappresentano per i cristiani un vero test per dimostrare la loro fede e adesione risoluta al Vangelo e per prendere a modello Cristo che ha rifiutato ogni violenza». «Le virtù dei cristiani – conclude – sono spesso descritte da molti come atti di codardia. In realtà, amare i propri nemici, perdonare chi ci fa del male e pregare per chi ci perseguita sono più una dimostrazione di forza e speranza, che di debolezza, codardia e pazzia. Solo la via del Vangelo è senza dubbio quella che permette la pace».

di Leone Grotti  da Tempi