La rivendicazione dei taleban è giunta dopo la notizia del ritrovamento di dieci corpi, in maggioranza di occidentali, nel nordest dell’Afghanistan. «Si erano persi – ha detto il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid – quando una nostra pattuglia li ha trovati hanno cercato di scappare e sono stati uccisi». «Erano dieci, di cui nove stranieri. Cinque degli stranieri erano uomini e c’erano quattro donne. L’ultimo era un afghano», ha aggiunto il portavoce. «Avevano bibbie in dari, carte, sistemi Gprs, facevano una mappa delle posizioni dei combattenti taleban», ha ancora precisato il portavoce.

L’organizzazione umanitaria cristiana International Assistance Mission (Iam) ha ammesso oggi che le persone trovate morte nella provincia nord-orientale afghana del Badakhshan «sono molto probabilmente nostri membri».

«È probabile – si dice in un comunicato datato da Kabul – che si tratti di un gruppo che partecipava a una operazione sul terreno di carattere oftalmologico», uno dei settori in cui dal 1966 opera la Iam, che è registrata come ong in Svizzera e Afghanistan.

Il gruppo, si dice ancora, «era stato in Nuristan (provincia orientale afghana al confine con il Pakistan) su invito delle comunità locali. Dopo aver completato il loro lavoro medico l’equipe stava rientrando a Kabul». «Se le notizie di cui disponiamo sulla loro morte fossero confermate – prosegue il testo – saremmo costretti a rilevare che si tratta di una uccisione insensata di persone che non hanno fatto altro che servire i poveri. Alcuni degli stranieri coinvolti hanno lavorato per decenni spalla a spalla con gli afghani».

Questa tragedia, conclude il comunicato, «ha un impatto negativo sulla nostra capacità di continuare a servire il popolo afghano come l’Iam fa» da 44 anni e «speriamo che l’episodio non fermi il nostro lavoro che di cui beneficiano ogni anno oltre 250mila afghani».

© Avvenire – 7 agosto 2010