dal vangelo secondo Lc 21,5-11

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio e delle belle pietre e dei doni votivi che lo adornavano, Gesù disse: “Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta”.
Gli domandarono: “Maestro, quando accadrà questo e quale sarà il segno che ciò sta per compiersi?”.
Rispose: “Guardate di non lasciarvi ingannare. Molti verranno sotto il mio nome dicendo: ‘‘Sono io’’ e: ‘‘Il tempo è prossimo’’; non seguiteli. Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine”.
Poi disse loro: “Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo”.

IL COMMENTO di don Antonello Iapicca

Ci stiamo avviando ormai al tempo di Avvento ed il Vangelo oggi ci parla del discernimento. Ciò che distingue i cristiani è avere discernimento, ovvero uno sguardo celeste sul mondo. Saper leggere i segni dei tempi e non restare imbrigliati nei fatti della storia, sia quella che andrà a finire nei libri, sia quella che invece resterà per sempre racchiusa nel perimetro della nostra semplice e “apparentemente” marginale esistenza. Non lasciarsi inghiottire dal fluire spesso burrascoso degli eventi lasciando che la “vulgata” popolare, il “pensiero unico dominante”, ci imbavagli mente, occhi e cuore, imponendoci le “ovvie” e assolutamente “corrette” conclusioni e interpretazioni.

Vi è una chiave che “apre” all’intelligenza delle cose, ed è lo Spirito Santo. E’ lo Spirito che attesta a San Paolo che in ogni città lo attendono le catene, la sofferenza e infine il martirio. E’ lo stesso Spirito che illumina il Signore sul Suo cammino, che lo dirige e lo educa a poco a poco nella coscienza che c’è un “dover” andare a Gerusalemme, un “dover” essere riprovato, tradito e condannato. E’ lo Spirito che sigilla nel cuore e nella mente del Signore la certezza dell’importanza assoluta e decisiva della Croce che lo attende, della tomba già preparata. Ed è lo Spirito che attesta al cuore di Gesù e della Vergine Maria l’unicità della Risurrezione, che nessuno capirà sino a che non ne sarà coinvolto personalmente per mezzo dello stesso Spirito.

Vi è come una linea di “dovere” nella vita del Signore, come nella storia di ciascun uomo, di ciascun popolo. Ed essa corre diritta verso la Croce e la Risurrezione, perchè la storia reca in sé il seme del Mistero Pasquale del Signore. Satana non la pensa così, non ha il “pensiero” di Cristo, lo Spirito di Dio. Anche se a parlare e a sbraitare contro la Croce è Pietro: a lui Gesù griderà di retrocedere e di porsi alla sua sequela piuttosto di tentare di guidarne il cammino, perchè ogni pensiero contrario alla Croce è di satana. Ed è un criterio fondamentale in me, come dentro i grandi eventi del mondo. Questa è la chiave, l’unica, capace di svelare il mistero della storia. In Medio Oriente come in Italia, in Giappone come in Spagna, nel mio ufficio, nella mia famiglia, nel mio intimo: la Croce gloriosa del Signore.

Vi è una fine che non è il fine che aspetta ogni cosa, ed è la fine che dischiude la vita celeste. In ogni evento, in ogni persona è inscritto il Mistero Pasquale del Signore, perchè tutto è stato creato in Lui e per mezzo di Lui, e nulla sussiste se non in Lui. Rinunciare a Lui, allontanarsi dal Signore, è condannarsi alla totale cecità, a non vedere, non capire nulla della storia e delle persone. Con le conseguenze più drammatiche.

Le parole di Gesù oggi ci chiamano alla vigilanza. A non seguire nessuno che non sia Lui. Chiunque ci consiglia di scappare dalla croce, dalla storia concreta che ci è data, nasconde la presenza del demonio. Ci troviamo già nel combattimento decisivo. I segni sono davanti ai nostri occhi. Ma non è ancora la fine! Siamo figli della luce, sappiamo che il demonio è il principe di questo mondo, e i suoi figli sono in guerra con il Signore. Ogni certezza umana, comprese quelle religiose, sono destinate alla distruzione. Anche il Tempio, con ogni sua ricchezza. Per questo Gesù ci ha annunciato che il Padre cerca adoratori in Spirito e Verità. La Chiesa è molto più degli edifici, anche di quelli magnifici che esprimono la fede di una generazione. La bellezza di una cattedrale gotica, o di un’icona del XIV secolo è nulla in confronto ad un cristiano che offre la sua vita per il nemico. La bellezza che salverà il mondo brilla sul volto del Servo di Yahwè, incarnato nella sua Chiesa pellegrina nella storia.

La chiesa è la comunione tra i fratelli, l’amore celeste che li unisce. Fratelli che si perdonano, che ricominciano ogni giorno in virtù della risurrezione del Signore: è questo il Tempio non costruito da mani di uomo, il corpo vivo di Cristo nella storia. Ammirarlo apre alla salvezza. Le chiese e l’arte hanno sempre espresso questo contenuto d’amore. Quandonl’ammirazione si ferma alle pietre è vana. Se costruiamo templi perchè siano ammirati li vedremmo ridotti un cumulo di pietre. Il ministero presbiterale, il matrimoni, lo studio, il lavoro, vissute in Cristo sono ope d’arte che mostrano il voto di Dio. Edificati per noi stessi, per vanagloria, si corrompono. Perchè tutto ciò che non è edificato sulla Pietra scartata dai costruttori esprime il vuoto, per quanto esteticamente bello possa apparire. La sessualità ad esempio, se non esprime il contenuto di un amore fatto dono totale, è un tempio costruito per essere distrutto. Non resterà nulla di quell’amplessoche non sorge dall’amore autentico, sigillato dal sacramento, che fa dei due una carne sola. Laddove non vi è l’offerta di se stessi, nella mente e nel cuore prima ancora che nel corpo, nella conseguente apertura alla vita che Dio potrebbe donare, l’unione sessuale resta come un bel Tempio edificato per adorare se stessi. E non resterà nulla perchè Dio distruggerà chi distrugge il suo Tempio che Cristo vivo in ogni uomo.

Ma il Signore anche oggi passa nella nostra vita, Lui il vero Tempio già ricostruito che cerca ciascuno di noi, anche nella nostra cecità, per ridonarci la vista, e con essa la vita. La vita in Lui dentro la storia di ogni giorno. La certezza che, come diceva San Francesco, è “morendo che si resuscita a vita nuova”, con uno sguardo pieno di benedizione sul passato, di stupore sul presente, di speranza sul futuro. “Deve” morire il chicco per non restar solo, “devono” accadere tanti fatti “crocifissi” nella nostra vita, ma la speranza non delude, perchè il Suo amore è stato riversato nei nostri cuori.