Dal Vangelo secondo Matteo 23,23-26. 

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell’anèto e del cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle.
Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto mentre all’interno sono pieni di rapina e d’intemperanza.
Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi netto! 

Il commento di don Antonello Iapicca

Dio non si è fatto carne e sangue per mettere delle toppe alla vita delle persone. Gesù non è salito sulla Croce per aggiustare qualcosa che non andava. Gesù è morto ed è risorto per fare nuove tutte le cose, perché l’uomo aveva il cuore marcio. Gli scribi e i farisei sono immagine di quanti non credono e non accettano che l’uomo abbia bisogno di essere rinnovato dall’ “interno”, “pieno di rapina e di intemperanza”. Essi credono che l’uomo possa, con le sue forze, vivere una vita purificata; che buone regole capaci di ordinare ogni aspetto della vita garantiscano pace e sicurezza. Sono i pelagiani di ogni epoca, orgogliosi e superbi, così subdoli da camuffarsi con abiti eleganti, religiosamente e politicamente corretti. Pagano le tasse, sino all’ultimo centesimo, e ne sono orgogliosi. Non hanno macchie sul vestito e non alzano la voce; dialogano con tutti accogliendo con tollerante democrazia i diritti delle minoranze mentre non tollerano discriminazioni e fondamentalismi. Non fumano, non bevono e non parcheggiano in seconda fila. Niente americanate di film e ancor meno sceneggiati televisivi; solo cinema d’essai, avanguardie letterarie, e biennali da divorare con gli occhi. Il calcio mai e poi mai, piuttosto jogging e yoga, e, visto che ci siamo, un po’ di meditazione zen. Fanno ginnastica e tendono a mangiare vegetariano, probabilmente vegano. Non tollerano bevande gasate, merendine e porcherie simili. Odiano la macchina e amano la bicicletta. Comprano tutto rigorosamente biologico ed equo-solidale, meglio se “chilometro zero”.

Insomma, “filtrano il moscerino, pagano la decima della menta, dell’anèto e del cumìno”, e così sono certi di ripulire il mondo della sporcizia che macchia e infesta la vita, altrimenti retta e proba, della cosiddetta “società civile”. E qui dentro ci siamo tutti: in famiglia e al lavoro, a scuola e con gli amici, è tutto un fiorire di regole e codicilli da rispettare, criteri assoluti a cui inchinarsi, totem familiari e culturali da adorare senza se e senza ma. Tutto per scappare il più veloce possibile dalla verità. Tutto perché, come Adamo ed Eva, abbiamo creduto alla menzogna che, disobbedendo, saremmo divenuti come Dio, capaci di conoscere il bene e il male e di stabilirne caratteristiche e confini. E siamo precipitati nelle fauci del male, nudi e senza discernimento, con tanto odio e rancore verso il prossimo, al quale imputiamo continuamente la colpa di ogni sventura. Guardiamoci intorno, e vedremo che è proprio così. Nella società come in famiglia, a scuola come al lavoro, si pretende orgogliosamente di stabilire cosa sia buono e giusto, e dettare poi leggi di conseguenza. Ma sono solo frutto della carne ferita e del cuore malato, “pieno di rapina e indulgenza verso se stessi“, secondo il testo originale. Ci accaniamo a voler far rispettare le regole che inventiamo, pretendendo per esse valore assoluto. Ma da dove nascono? Come le abbiamo concepite? Vengono da Dio o dal nostro cuore ipocrita e falso? Nascondono la nostra fragilità e l’incapacità di amare o sono pensate nel seno della misericordia, per aiutare e accompagnare il prossimo a Cristo?

Qualsiasi legge che non sia intrisa di “giustizia, misericordia e fedeltà” è un frutto bacato prodotto da un cuore malato. Non si arriva a dare legittimità a un abominio come le nozze gay, se il cuore di chi ha pensato e legiferato non è profondamente ingannato e malato. Se, come Adamo ed Eva, non ha perduto il Paradiso, l’intimità con Dio piena di umile obbedienza. E’ solo in essa che mente e cuore sanno discernere il bene e il male; discernere e non decidere che cosa sia bene e cosa sia male. Lontani dal Cielo, fuori dal Regno di Dio, esiste solo un principe menzognero e assassino; ogni pensiero e gesto, ogni legge e ogni forma culturale, portano la ferita inconfondibile delle sue unghie. Tutto è avvelenato. E siccome l’uomo è impotente di fronte al male, si infila nell’ipocrisia del vestito pulito indossato su un corpo immondo. Siccome i conati malvagi sono irresistibili, allora, ipocritamente  cioè falsamente e ideologicamente contro la verità e la natura delle cose – si legifera per dare legittimità all’ineluttabile: il divorzio, l’aborto, l’eutanasia e la liberalizzazione delle droghe nascono da qui, come anche le nozze tra omosessuali e l’adozione dei figli da parte delle coppie gay. Non sappiamo come debellare il male e allora, ingannati dal demonio, crediamo di esorcizzarlo legittimandone le conseguenze, nell’illusione di tenerlo sotto controllo.

Così si spiega il cortocircuito denunciato da Gesù: “filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!”. La società, con ciascuno di noi incluso, filtriamo con regole e codicilli l’insignificante per trangugiare il fondamentale: inaspriamo le leggi sul femminicidio e allarghiamo le maglie della legalizzazione dell’aborto. Ma sappiamo che il vero femminicidio è proprio quest’ultimo, che sfregia la donna nella sua natura più profonda, creata a immagine di Dio. E così succede a casa, quando ci impuntiamo su cose secondarie e lasciamo correre su quelle essenziali: non permettiamo a nostro figlio di bere Coca Cola e lasciamo che spalmi indiscriminatamente il suo tempo sui tasti e il video di uno smartphone. Siamo ipocriti perché non crediamo che il nostro cuore sia umanamente inguaribile, come quello di nostro marito, dei nostri figli, del vicino di casa, del capoufficio e del Presidente del Consiglio… Per questo diveniamo farisei e scribi ipocriti, giustizialisti e moralisti a senso unico, e mai quello che vada a “pulire l’interno”….

Siamo schiavi delle apparenze perché il contenuto ci dà la nausea!. Ci improfumiamo senza entrare nella doccia… Spalmiamo un po’ di pomata sulla ferita ma non andiamo dal medico capace di individuarne la causa e operare di conseguenza. Siamo lontani da Dio, abbiamo dimenticato il suo amore, l’unico capace di cambiare un cuore marcio in un cuore sano. Per questo Dio si è incarnato, per questo il Signore ha dato la sua vita, per questo esiste la Chiesa: per fare di tutti noi creature nuove, altro che manichini esposti in vetrina! Dio ci ama, e ama chi ci è accanto; non ci giudica, sa che il nostro cuore è falso, che “rubiamo” affetti e persone per saziare la nostra carne concupiscente; sa che siamo ipocriti, e non quello che appare all’esterno; Gesù ci ama e ci dice la verità, anche oggi.

Accogliamo allora la sua misericordia, per essere trasformati dal di dentro. Accogliamo Gesù oggi, che ci dona “giustizia, misericordia e fedeltà”, le caratteristiche del suo stesso cuore, quelle con cui ci ha amati senza condizioni. Accogliamolo oggi perché solo un cuore rinnovato e risuscitato, perdonato e sanato, saprà dare a tutto il suo giusto peso. Un cuore che ama è un cuore equilibrato, che non tralascia il particolare perché si fonda sull’essenziale. Chi vive in Cristo non “omette” nulla e “pratica” ogni parola della Legge, perché tutto nasce dal cuore dove è vivo Lui, senza legalismi, ma con amore e per amore.