Dal Vangelo secondo Marco 12,13-17. 

Gli mandarono però alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nel discorso.
E venuti, quelli gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verità insegni la via di Dio. E’ lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?».
Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse: «Perché mi tentate? Portatemi un denaro perché io lo veda».
Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Di chi è questa immagine e l’iscrizione?». Gli risposero: «Di Cesare».
Gesù disse loro: «Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio». E rimasero ammirati di lui.

Il commento di don Antonello Iapicca

Le tasse. Il denaro. La questione è sempre la solita, e riguarda le nostre tasche. Basta ricordare quale sia il vero argomento decisivo nelle campagne elettorali, i titoli di testa de giornali e telegiornali, giorno dopo giorno. E se invece leggessimo il Vangelo di oggi senza paura, lasciando che intercetti davvero la nostra vita, e magari anche che la sconvolga e che ci umili nella verità? Il portafogli ha sostituito il cuore, è opinione comune, accettata anche da psicologi e maître à penser d’ogni colore. Ma Gesù sposta la questione: Ipocriti! Si, l’ipocrisia delle analisi sociologiche che ci descrivono come materialisti, appiattiti solo su valori mondani, incapaci di vera felicità. E giù consigli e felicità prêt-à-porter, spiritualità fai da te, immagini ecosolidali per una vita sana e realizzata. Più tempo per il corpo e per gli altri, svaghi e libertà, nuove religioni accanto a nuovi contenuti per quelle tradizionali. I soldi non sono tutto, che diamine lo abbiamo capito tutti…. Eppure la domanda sottesa al buonismo imperante, al politicamente ed eticamente corretto, riassunta nel Vangelo in quella che sorge dalla bocca di farisei ed erodiani – “dobbiamo dare o no il contributo a Cesare” – ha il sapore rancido dell’ipocrisia. Il rapporto con il denaro è l’immagine più fedele del rapporto che abbiamo con Dio nostro creatore. E non è un caso che proprio in questo tempo sia sferrato un attacco frontale e cruento all’idea stessa di creazione, e, conseguentemente, a quella di un Creatore, o di un Padre. Il nocciolo della questione non è il denaro, ma il Padre. Se abbiamo un rapporto malato con il denaro è perché ne abbiamo uno pessimo con nostro Padre. Il denaro è un feticcio che ci rappresenta il potere, la solidità, la forza, il prestigio, l’autorità. Il denaro significa autonomia, certezze, libertà. Il denaro è un simulacro dell’affetto e, spesso, dell’amore. Con i danè lo possiamo comprare, per via diretta o indiretta, e fa quasi lo stesso. Non sapere che farne, agognarlo per poi esorcizzarlo quando non ci basta, quando fallisce nei suoi presunti poteri, e diventarne i più acerrimi denigratori, attraccati al carro di ideologie sinistre o di soavi nuove ere arcobalenate, illudersi di vomitare quello che invece è ben ancorato nelle nostre viscere, manifesta l’intermittenza che soffre il nostro sviluppo. Un rapporto incerto e malato con il denaro ci scopre bambini capricciosi, adulti inespressi. Ne abbiamo la rappresentazione negli eventi della politica, dove proprio chi sembra integerrimo e finalmente anti-casta, si avvita e implode proprio sui soldi, scoprendosene attaccato esattamente come gli altri. E così è per il nostro cuore, sempre pronto a giudicare gli altri per non accettare di essere uguale se non peggio.

Il vangelo di oggi smaschera la nostra profonda ipocrisia, che non è semplicemente un accento moralmente negativo. Ipocrita è colui che vive una doppiezza di fondo, che appare quel che non è, che cammina mascherato nella vita. Esattamente come i farisei che credevano di avere Abramo e Dio per Padre, mentre le loro opere ne denunciavano la completa ignoranza. Siamo, come loro, orfani che non conoscono il Padre, nell’illusione di essere figli, e adulti per giunta. Viviamo contro natura – e tutte le conquiste civili sbandierate da questa generazione ne sono l’inconfondibile prova, tutte contro la natura, così come Dio l’ha creata… – portiamo in noi inscritta l’immagine celeste del Padre e viviamo come se non esistesse. “Non lo conosciamo” e siamo telecomandati dal mondo, dalla carne e dal demonio sulle strade di quanto più anti-umano vi sia. Anche quando sembra tutto così spiritualmente rassicurante, si tratta solo del tentativo estremo e fallimentare di ricondurre sui binari naturali questa umanità impazzita. Viviamo il capovolgimento mortale della verità, per cui un disturbo, in sé neutro moralmente, come l’omosessualità, può garrire e reclamare orgogliosamente cittadinanza e diritti al suo libero compimento, infischiandosene di bambini condannati a vivere nella menzogna che ferisce e annichilisce. E tutto per legittimare la distruzione dell’uomo, opera inconfondibile del menzognero, dell’omicida, del demonio. La Chiesa infatti, nella sua sapienza, non ha mai disprezzato il denaro, ma ne ha denunciato senza posa gli usi malsani, le relazioni che la sapiente e occulta regia del demonio ha saputo indurre nell’uomo. Tanto è vero che la Chiesa si è spinta a chiamare il denaro “sterco di satana”, perchè la verità è che non solo il denaro ha preso dimora nel cuore dell’uomo, di ciascuno di noi, ma ne è divenuto il suo feroce maneggiatore. Un nuovo padre ha usurpato il posto del Padre: il demonio. Di lui siamo figli, dirà infatti il Signore. Orfani del vero Padre, siamo caduti tra le braccia di quello falso, il nostro vero nemico. Quella moneta tra le mani di Gesù è il segno di tutti noi schiavi della menzogna. Figli del demonio ci appelliamo a Cesare per uccidere Dio. Esattamente come è avvenuto durante il processo a Gesù. Ma non finisce qui. Quella moneta immagine di Cristo che siamo tutti noi, ma recante paradossalmente l’immagine di Cesare per l’inganno di satana, è stata davvero consegnata a Cesare: Cristo che giace nascosto nell’anima dell’uomo, sotto le macerie del mondo e del suo potere, è stato inchiodato alla Croce. Nel suo sangue è stata così cancellata l’immagine falsa del mondo e di satana che in ciascuno di noi si era sovrapposta a quella originaria. Il suo sangue ha lavato il fango e il peccato e ha ridato lucentezza a quello che in noi sembrava perduto, e ci ha ricreati come figli dell’unico e vero Padre. Si, in Cristo possiamo vivere come figli; è Lui che disseppellisce in noi l’immagine che ci ha chiamati alla vita. Crocifissi con Lui possiamo oggi dare a Dio quello che gli appartiene, la nostra vita. Tutta. Altro che denaro, tasse, altro che chiacchiere e talk-shows inconcludenti, che scherzano con la vita della gente per qualche punto di share in più. Siamo figli dello stesso Padre di Cristo, possiamo compiere le sue stesse opere, anzi di più grandi. Possiamo usare del denaro con libertà, senza viverci incollati. Siamo liberi dalla schiavitù dei soldi, radice di ogni male. Non più orfani diventiamo adulti, capaci di entrare negli eventi con il potere della Croce di Cristo e della sua vittoria, non abbiamo bisogno di comprare nulla dagli altri, la nostra economia si fonda sul dono totale di noi stessi: con i conti in rosso di una vita “perduta” per amore quaggiù, ma con un attivo infinito lassù, il guadagno di una vita che non muore. Figli nel figlio tutto di noi è dato a Dio, secondo Verità e natura, e ogni istante della nostra esistenza diviene un segno della bellezza nella quale ogni uomo è stato creato, la bellezza che salverà il mondo.