Dal Vangelo secondo Marco 3,31-35

In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. 
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». 
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

IL COMMENTO di don Antonello Iapicca

Il Signore fa nuove tutte le cose. Egli siede sul trono della Gerusalemme celeste, è l’ l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine. E’ sceso dal Cielo per riscattare ogni uomo precipitato fuori dal Paradiso. Ha vinto la morte e ha riaperto il cammino al Padre, alla comunione perduta con Dio. E’ asceso al Cielo “conducendo prigionieri”, e ha “ricevuto uomini in tributo”, perchè così “anche i ribelli abiteranno presso il Signore Dio”. Il Vangelo di oggi è un’istantanea della Gerusalemme celeste descritta dall’Apocalisse: “Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. «Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il “Dio-con-loro”. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate». Gesù è la novità che attira il passato, lo trasfigura e lo rende un presente compiuto nel suo amore e dischiuso su un futuro che non avrà fine. Nell’episodio narrato nel Vangelo odierno la Madre di Gesù e i suoi fratelli, stando fuori, mandano a chiamare Gesù. Ma tra loro e Lui vi è come un diaframma, un muro che li separa: “Attorno a Lui era seduta una folla”. Attorno e seduta, e Lui al centro: il Maestro e i suoi discepoli, come Maria, ai piedi di Gesù, scegliendo l’unica parte buona che nessuno mai potrà strappare. I discepoli che ascoltano e per questo obbediscono e fanno la volontà di Dio sono madre e fratelli di Gesù. Gesù guarda quella folla che lo cinge come le mura della Gerusalemme di lassù, e ne attesta la familiarità nuova, il legame che supera carne e sangue, l’intimità che viene dal Cielo. I discepoli sono attorno a Lui come una corona cinge il diadema, stretti a quello splendore che ha rapito i loro cuori e le loro anime.

Gesù infatti, “venne fra la sua gente, ma i suoi non l’ hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità” (Gv. 1, 11 ss). Hanno visto Gesù nella sua gloria, la luce di una presenza unica nel dare senso, consistenza, pace e gioia alla loro vita; hanno intuito che in quell’Uomo, nelle sue parole Dio stesso era con loro; Gesù tergeva le loro lacrime nella sua misericordia, le cose di prima, quelle che sino ad allora li avevano fatto soffrire, che sembravano pesare come un macigno, erano passate, trasfigurate nella profezia d’amore che traspariva dalle sue parole. Niente lutto, nè affanno, nè lamento, perchè quel Maestro aveva deposto la speranza, il perdono, la vita laddove aveva regnato la morte. Per questo, come cuccioli in attesa di cibo, lo hanno ascoltato e ora erano lì, semplicemente seduti attorno a Lui. E’ la Chiesa, Ecclesia, assemblea convocata per ascoltare e accogliere. Gesù li fissa girando tutto intorno lo sguardo e ne svela l’identità nuova e sorprendente: per il fatto di essere lì attorno a Lui e ascoltare la sua Parola sono il nuovo Israele convocato intorno al Sinai. Sono madre e fratelli di Gesù, generati in Dio e fecondi della stessa natura, dello stesso amore. La fede viene infatti dall’ascolto: è come per la terra assetata, arida e sterile bagnata dall’acqua che feconda e infonde vita e conduce a portare frutto. Ascoltare è aprirsi alla vita, per dare la vita.
Gesù non chiede nulla, non esige, non detta regole. Gesù ama e annuncia il suo amore. Gesù attira a sé donando se stesso perchè possa essere accolto e donare la nuova natura incorruttibile. Essere attorno a Gesù ascoltando la sua parola, cibandosi del suo amore fatto carne in Lui: questo è fare la volontà di Dio. Nel Vangelo non appare null’altro, inutile fantasticare e immaginare. Quegli uomini fissati dallo sguardi di Gesù ascoltano e per questo fanno: accolgono come Maria la Parola capace di generare in Lui Colui che è il Principio e il compimento, l’unico capace di colmare la vita nel compimento della volontà del Padre. La Chiesa non è programmare e fare, la Chiesa è amore, perchè chi ascolta davvero accoglie, si dona, abbandona pesi e zavorre carnali, si lasca trasformare dalla novità dell’annuncio; chi ascolta ama e per questo compie la volontà di Dio. Come Gesù che ha compiuto la volontà del Padre nel Getsemani dove ha ascoltato, accolto e obbedito. La via crucis è stata poi il frutto benedetto di quell’ascolto drammatico fattosi obbedienza.

Ecco dunque la Chiesa, la Gerusalemme di lassù, libera e “risplendente della gloria di Dio” il Cielo disceso sulla terra: “La città è cinta da un grande e alto muro con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele…  Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello… Non vidi alcun tempio in essa perché il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio. La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello. Le nazioni cammineranno alla sua luce e i re della terra a lei porteranno la loro magnificenza. Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno, poiché non vi sarà più notte… Non entrerà in essa nulla d’impuro, né chi commette abominio o falsità, ma solo quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello.” (Ap. 21, 12 ss). La Gerusalemme che oggi accoglie noi, la Chiesa madre e maestra che ci consegna la Parola di Dio e i segni del suo amore. Nessun tempio costruito dagli sforzi umani. Nessun tentativo di richiamare il Signore perchè si pieghi alla nostra carne. E’ Lui che ci chiama, laddove ci troviamo,  fuori dalla sua cerchia, schiavi dei nostri idoli, accampando diritti di parentela secondo la carne, chiamando Gesù ed esigendo da Dio che lasci di essere Dio per assecondare i nostri capricci. Ancora una volta oggi è Gesù stesso che ci attira e accoglie nella sua famiglia, e ci chiama a percorrere il cammino che anche Maria ha dovuto fare: passare dalla conoscenza secondo la carne a quella nuova dello Spirito. Conoscere Cristo seguendo la lampada dell’Agnello che illumina le orme sui sentieri della storia: stretti a Lui nell’ascolto della sua Parola, cibandosi del suo amore, per vivere pienamente ogni istante donato, ogni relazione, ogni evento come agnelli che offrono la vita. Madre e fratelli di Gesù, partorendo al mondo il suo amore, le porte della vita sempre aperte perchè i poveri e i piccoli possano entrare a partecipare della stessa vita, ma ben serrate sul peccato e la menzogna. La vita sempre aperta su ogni uomo perchè la notte non esiste più per chi è seduto attorno alla Luce.